l’inchiesta

Accordi fittizi e contratti falsi: così funzionava il sistema Bio-on

di Ivan Cimmarusti e Ilaria Vesentini

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3' di lettura

Un piano industriale 2017-2020 da 140 milioni di euro, basato su presunti accordi fittizi. Il contratto di Multi-licenza da 55 milioni con una multinazionale in realtà inesistente è l’esempio plastico di come Bio-on spa abbia manipolato il mercato, rilanciando falsi accordi commerciali in cui si millantava di costruire impianti tra Europa e Asia per produrre 100mila tonnellate all’anno di bio plastica PHAs. Di fatto, però, non esisteva alcun contratto. Ma l’operazione aveva permesso ai soci-amministratori Marco Astorri e Guido Cicognani, di intascare oltre 36 milioni di euro.

Informazioni che per la Procura di Bologna avrebbero inquinato il mercato, tanto che nel giorno dell’annuncio, il 22 dicembre 2016, il titolo registrava un +23,58%, con un volume di azioni scambiate pari a 127mila 150. Era l’effetto positivo di un presunto «sistema» ideato dai vertici della quotata. Uno fra tutti Astorri, patron della società, sotto procedimento assieme al braccio destro Cicognani e al presidente del collegio sindacale Gianfranco Capodaglio.

Stando alle indagini del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Bologna, rispondono di false comunicazioni sociali e manipolazione del mercato. Ma è nei carteggi societari la chiave di lettura di questa presunta truffa, che ha trovato forza nei comunicati stampa con cui Astorri rilanciava piani industriali privi di basi. Dal fittizio contratto di Multi-licenza con una «prestigiosa» multinazionale, annunciava il manager, non c’è traccia. Di fatto, però, aveva consentito dalla società di raccogliere risorse finanziarie per circa 41,5 milioni di euro, senza contare i 36 milioni incamerati, a titolo personale, da Astorri e Cicognani. Un’iniziativa che aveva avuto anche un altro effetto: far passare in sordina il bilancio del 2016, chiuso al di sotto delle aspettative. Ma non solo, perché sull’onda degli annunci gloriosi di Astorri la società aveva visto aumentare il proprio patrimonio netto per complessivi 27 milioni 711mila 573 euro, come emerge dal comunicato della stessa Bio On del 16 maggio 2017, con un flottante pari al 36,99% del capitale sociale. Gli investigatori hanno analizzato quest’ultimo aspetto, scoprendo che nell’ultimo giorno del periodo di esercizio, i soci di maggioranza avevano ceduto 800mila warrant facendo arrivare il flottante al 36,99%. Diversamente, infatti, sarebbe stato pari al 34,19%, al di sotto della soglia minima di accesso allo Star.

Il meccanismo per gonfiare i bilanci messo in atto da Astorri e soci consisteva anche nell’iscrivere in toto i ricavi legati a cessione di licenze e diritti di sfruttamento di tecnologie a società indicate a controllo congiunto (joint venture), ma nei fatti realtà controllate: importi che andavano iscritti come trasferimenti infragruppo e si sarebbero azzerati. Questo non significa che le newco create da Bio-on nei diversi segmenti di attività fossero solo di facciata. È il caso di Sebiplast, jv del 2015 con la Sadam (gruppo Seci-Maccaferri). «L’accordo iniziale con Bio-on per la produzione di acido levulinico da scarti di barbabietole è stato accantonato perché non realizzabile e sostituito poi dal progetto per la produzione di bioplastica da glicerolo (il PHA) attraverso la riconversione del nostro ex zuccherificio Eridania di San Quirico Trecasali (Parma). Si prevede di arrivare a regime a 10mila tonnellate l'anno di biopolimeri. L’iter fino allo scorso luglio stava andando avanti, anche recentemente ci sono state riunioni con Arpa, conferenze dei servizi e dibattito pubblico al fine di ottenere le autorizzazioni», fanno sapere da Seci.

Conti manipolati ma collaborazione attiva anche quella con GimaTT (gruppo Ima), entrata con il 20% lo scorso anno nella newco creata da Bio-on AMT Lab Srl, per applicazioni delle bioplastiche al settore del tabacco. «È stato un investimento di 2,2 milioni di euro – ricorda il presidente di Gima TT, Sergio Marzo – non così rilevante rispetto al nostro business (183 milioni i ricavi 2018 di GimaTT, ndr) e coerente con il rischio che un'impresa deve correre per presidiare nuove nicchie di mercato. Dopo 8-9 mesi di inattività con AMT Lab abbiamo iniziato a organizzare incontri con i nostri clienti (nomi come Philip Morris, ndr) per testare le possibilità di utilizzare i biopolimeri nei prodotti di nuova generazione. A luglio, dopo le denunce di Quintessential, tutto si è fermato».

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