ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùNella riforma civile

Accordi sulle liti: spazio agli avvocati anche su coppie di fatto e lavoro

Nuove chance di attività per gli avvocati con l’ampliamento della negoziazione assistita per chiudere le controversie. Sì al gratuito patrocinio. In futuro in campo i consulenti del lavoro

di Valentina Maglione e Bianca Lucia Mazzei

3' di lettura

La negoziazione assistita allarga il raggio e crea nuovi spazi di attività per gli avvocati ma anche per i consulenti del lavoro. La riforma del processo civile, già approvata dal Senato e ora all’esame della commissione Giustizia della Camera, permette di usare questo strumento anche per risolvere le controversie relative ai figli delle coppie di fatto e in tema di lavoro. In quest’ultimo caso potrà coinvolgere, oltre ai legali, anche i consulenti del lavoro. E la procedura si aprirà ai meno abbienti, che potranno accedere al gratuito patrocinio.

Nata sette anni fa, la negoziazione assistita permette oggi di chiudere con un accordo stragiudiziale le liti che vertono su diritti disponibili, le separazioni e i divorzi. La riforma (il sì definitivo arriverà nelle prossime settimane), ha tra i suoi capisaldi il potenziamento delle procedure di Adr (alternative dispute resolution). È un disegno di legge delega: le norme verranno attuate da decreti legislativi da varare entro un anno, con l’eccezione dell’estensione alle crisi delle coppie di fatto, che si applicherà direttamente ai procedimenti avviati dal 180esimo giorno dopo l’entrata in vigore della legge.

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Famiglie di fatto

Quello delle crisi familiari è l’ambito in cui la negoziazione assistita ha dato finora migliore prova di sé: secondo i dati del Consiglio nazionale forense (Cnf), nel 2021 oltre l’86% delle intese riguardano separazioni e divorzi. In futuro questo strumento potrà essere utilizzato anche dai genitori non sposati che si lasciano per regolare il mantenimento e l’affidamento dei figli minori, il mantenimento di quelli maggiorenni non economicamente autosufficienti e la modifica delle condizioni stabilite. Non solo: potrà essere usato per accordarsi sull’assegno di mantenimento chiesto ai genitori dal figlio maggiorenne non autosufficiente e sugli alimenti.

«La negoziazione deve diventare la via maestra nella risoluzione dei conflitti familiari. L’esclusione delle liti relative ai figli di coppie di fatto non aveva senso», afferma Daniela Giraudo, consigliera nazionale Cnf. La riforma «colma una lacuna - conferma Cinzia Calabrese, presidente dell’associazione degli avvocati di famiglia Aiaf - con un intervento che i legali chiedevano da tempo, perché era ingiusto escludere le coppie non sposate e i loro figli dalla negoziazione: uno strumento valido che permette di trovare la soluzione “su misura” per quella famiglia in tempi rapidi».

La riforma prevede altre due novità che incentivano la negoziazione: cancella il via libera del giudice quando gli accordi di divorzio prevedono un’una tantum anziché l’assegno mensile e permette di includere trasferimenti immobiliari, anche se solo con effetti obbligatori: per perfezionarli sarà necessario l’intervento del notaio. Per Giraudo, «sarebbe stato meglio eliminare il passaggio dal notaio, almeno per la casa familiare».

Lavoro

La riforma allarga la negoziazione anche alle controversie di lavoro, ma senza renderla condizione di procedibilità in giudizio. Le parti dovranno essere rappresentate dai loro avvocati e, se lo ritengono, anche dai consulenti del lavoro. «È una misura strategica che chiedevamo da tempo - dice Tatiana Biagioni, presidente degli avvocati giuslavoristi italiani (Agi) -. Oltre a ridurre il contenzioso consente a datori e lavoratori di negoziare accordi transattivi in tempi ridotti, evitando così di inasprire i conflitti».

La norma, spiega la presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro Marina Calderone, «riconosce la centralità della figura del consulente del lavoro rispetto alle dinamiche lavoristiche e nasce dalla vocazione deflattiva del contenzioso della nostra professione».

Le altre novità

La riforma punta poi a semplificare la procedura di negoziazione assistita: salvo diverse intese tra le parti, verrà usato un modello di convenzione messo a punto dal Cnf.

Incentiverà l’uso della procedura anche l’estensione del patrocinio a spese dello Stato: una misura «molto importante: elimina un discrimine odioso che non permetteva l’accesso ai meno abbienti», dice Giraudo.

Ma per il presidente dell’Unione delle Camere civili, Antonio de Notaristefani, «si sarebbe potuto fare di più: la riforma non porta in dote alla negoziazione gli incentivi fiscali previsti per la mediazione; né permette alle parti di scegliere su quale procedura di Adr puntare».

I numeri

6.976
Gli accordi del 2021
Sono le intese raggiunte nel 2021 grazie alla procedura di negoziazione in cui le parti, assistite dai rispettivi avvocati, risolvono una controversia. Il maggior numero a Roma (1224), seguita da Milano (711) e Firenze (397)

86,4%
Le intese familiari

La stragrande maggioranza degli accordi riguarda le controversie in materia di separazioni e di divorzio, con e senza figli. Solo il 13,6% delle intese chiude invece liti relative ai pagamenti

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