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Accordo fatto su nuovi aiuti da 900 miliardi all’economia americana

Nel pacchetto sussidi per i disoccupati, assegni di sostegno al reddito, fondi a scuole, ospedali e aziende. Superato uno scontro sui programmi Fed.

di Marco Valsania

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Nel pacchetto sussidi per i disoccupati, assegni di sostegno al reddito, fondi a scuole, ospedali e aziende. Superato uno scontro sui programmi Fed.


4' di lettura

Accordo fatto negli Stati Uniti su nuovi aiuti economici per arginare la crisi da pandemia. Democratici e repubblicani al Congresso hanno raggiunto un compromesso che ha sbloccato un pacchetto da circa 900 miliardi di dollari, fondi che andranno a finanziare sussidi di disoccupazione, assegni di sostegno al reddito degli americani da 600 dollari ciascuno, finanziamenti per piccole aziende e per scuole, ospedali e distribuzione dei vaccini contro il coronavirus.

Un ultimo ostacolo era sorto davanti alla richiesta repubblicana di vietare futuri programmi straordinari di prestiti all'economia reale e alle municipalità da parte della Federal Reserve. Ma è stato superato in extremis con un linguaggio che circoscrive la messa al bando a soli nuovi piani speciali della Banca centrale che siano identici a quelli varati nell'anno passato. L'approvazione parlamentare del pacchetto è programmata per lunedì 21 dicembre.

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“Abbiamo finalmente raggiunto un accordo bipartisan”, ha annunciato il leader repubblicano del Senato Mitch McConnell dall'aula promettendo la finalizzazione di ogni dettaglio.


Un voto agganciato alla legge finanziaria annuale

Il progetto da 900 miliardi viene votato assieme alla legge finanziaria da 1.400 miliardi che stanzia le risorse per l'intero governo nell'anno fiscale 2021, fino al prossimo settembre. La finanziaria è composta in dettaglio di dodici legislazioni. Finora l'amministrazione americana aveva operato in assenza di una nuova finanziaria, grazie a ripetuti stanziamenti temporanei scattati dallo scorso settembre in avanti per evitare rischi di parziali shutdown.

L'ultimo prolungamento, di 24 ore, è scattato domenica sera per consentire il voto di lunedì. Il Congresso varerà quindi in tutto fondi per oltre 2.300 miliardi, sommano i 1.400 legati alla finanziaria e i 900 del pacchetto anti-crisi.

Riparte il PPP

Tra le misure contenute nei nuovi aiuti, c’è un rilancio del Paycheck Protection Program, che elargisce fondi affinchè le aziende mantengano i livelli di impiego. Tra i provvedimenti più urgenti e di maggior impatto immediato ci sono inoltre nuovi sussidi settimanali federali di disoccupazione da 300 dollari, che si aggiungono a quelli statali. Due programmi di sussidi sono in particolare in scadenza a fine anno e senza il rinnovo sarebbero svaniti: uno è destinato a lavoratori che non avrebbero diritto al tradizionale sostegno a livello statale, ad esempio freelancers e dipendenti della gig-economy; il secondo viene utilizzato quando i tradizionali benefit statali esauriscono. Cruciali sono anche soccorsi per gli affitti e i buoni pasto, davanti al crescente dramma di sfratti e insicurezza alimentare.

No agli aiuti agli stati e all'immunità alle imprese

Uno dei compromessi decisivi per assicurare il passaggio del progetto ha riguardato un veto incrociato, su aiuti ai bilanci statali e su garanzie di immunità alle aziende da denunce legate al Covid-19. I democratici chiedevano a gran voce i primi. I repubblicani le seconde. Alla fine sono state stralciate entrambe le misure per evitare continue impasse.

Lo strano scontro sulla Fed

Lo scontro più insolito è tuttavia avvenuto su un altro aspetto, il ruolo della Fed. Alcuni repubblicani più conservatori hanno insistito per inserire un divieto alla possibilità di continui programmi speciali anti-crisi della Banca centrale in accordo con il Tesoro, considerandoli eccessivi. I democratici hanno risposto sottolineando come nell'ultimo anno questi interventi della Fed siano stati essenziali all'economia e alla stabilità dei mercati e che lo rimarranno in futuro. Hanno criticato le obiezioni repubblicane come un tentativo di legare le mani alla Fed e di sabotare l'arsenale che può essere utilizzato agli inizi della presidenza Biden.

Alla fine un compromesso, offerto dai leader democratici, è stato accettato dai conservatori. Vieterà, come accennato, solo ulteriori programmi straordinari gestiti dalla Banca centrale che siano di fatto copia carbone di quelli attuati in passato.

Pacchetto inadeguato

Resta invece aperta un’altra incognita davanti ai nuovi aiuti. Il piano da 900 miliardi, nel suo insieme, appare molto inferiore a quello che volevano i democratici, 2.200 miliardi, e anche a quanto ritenuto consigliabile da molti economisti. I nuovi sussidi di disoccupazione scadranno nuovamente entro tre mesi, nonostante rimanga difficile immaginare recuperi ravvicinati del mercato del lavoro.

L'assenza di aiuti agli stati minaccia oltretutto di tradursi in ulteriori drastici tagli ai servizi e agli impieghi: le località americane sono tenute per legge a pareggiare i loro bilanci e da marzo a oggi i passivi scavati nelle loro casse pubbliche dal coronavirus sono già costati 1,3 milioni di posti di lavoro. Prossime ondate di tagli appaiono inevitabili in assenza di risorse.

Un prossimo piano Biden?

Il Presidente eletto Joe Biden, secondo numerosi osservatori, dovrà così mettere a fuoco un ulteriore e più ampio piano di soccorsi all'economia una volta entrato in carica, dopo il 20 gennaio. La prospettiva di futuri, forti stanziamenti varata dal Congresso sarà tutta da verificare. Molto dipenderà da chi controllerà il Senato: due seggi della Georgia andranno al ballottaggio il 5 gennaio e se i repubblicani ne vinceranno almeno uno rimarranno in maggioranza alla Camera Alta.

Non basta. Il pacchetto appena concordato arriva comunque con mesi di ritardo, dopo che negoziati erano cominciati in estate dato che alcuni grandi capitoli degli aiuti, originalmente stanziati a primavera, erano ormai esauriti. Da allora decine di migliaia di piccoli business sono falliti e disoccupazione di lungo periodo e povertà sono aumentate rapidamente.

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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