previdenza

Germania, accordo nella Grande Coalizione per aumentare le pensioni minime

L’aiuto per i trattamenti economici troppo bassi costerà allo Stato 1,5 miliardi di euro. Ne beneficeranno quasi un milione e mezzo di pensionati, per la grande maggioranza (80%) donne


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(AFP)

2' di lettura

La Grande Coalizione al governo in Germania ha raggiunto un accordo sull’aumento delle pensioni troppo basse disinnescando la mina che ne stava mettendo a rischio la tenuta. Socialdemocratici e cristiano democratici hanno deciso di spendere 1,5 miliardi di euro di un bilancio pubblico che è in surplus per andare in soccorso economico di chi, avendo svolto lavori poco pagati, ha una pensione troppo bassa per il costo della vita.

Oltre un milione di beneficiari
Si calcola che del provvedimento beneficeranno tra 1,2 e 1,5 milioni di pensionati, l’80 per cento donne. L’intesa tra i partiti della coalizione del governo Merkel è arrivata domenica 10 novembre, dopo oltre cinque ore di discussione, e prevede che l’aumento diventi operativo dal gennaio 2021. Quanto alle condizioni, la linea adottata è di compromesso: in primo luogo sono necessari almeno 35 anni di contribuzione. Inoltre chi chiede l’integrazione della pensione non deve avere altri redditi o investimenti e dovrà quindi sottoporsi a un controllo che l’Spd ha definito solo «tecnico» e non approfondito.

Le condizioni
I socialdemocratici si erano opposti all’introduzione di misure restrittive del beneficio e avrebbero voluto che lo stesso fosse incondizionato. Di fronte alle resistenze degli alleati di governo, alla fine hanno però accettato lo screening sui mezzi economici a disposizione del richiedente. «Non ci vorrà una descrizione dettagliata della situazione personale» ha sottolineato l’Spd, definendo il provvedimento «un passo storico». Secondo Annegret Kramp-Karrenbauer, segretario della Cdu, si tratta di «un ottimo risultato». Il leader della Csu bavarese, Markus Söder, ha dichiarato che dopo l’accordo «non c’è più alcuna ragione di mettere in discussione la continuazione della Grande Coalizione».

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