Sostegno alle Pmi

Accordo tra Intesa Sanpaolo e Smi per il rilancio della filiera della moda

Nel 2020 il sistema ha perso il 25% del fatturato rispetto ai 100 miliardi pre Covid. Tra i punti della partnership liquidità, consulenza e aiuti per la transizione ecologica

di Giulia Crivelli

Componente tessile. La parte manifatturiera a monte della filiera è strategica per la tenuta dell’intero sistema, ma è anche la più fragile

3' di lettura

Il 2022 avrebbe potuto essere l’anno del ritorno ai livelli pre pandemia per il tessile-moda-accessorio (Tma) italiano, un settore che nel 2019 aveva sfiorato i cento miliardi di fatturato, ma che nel 2020 ha perso oltre il 25% del giro d’affari (con punte ben più alte in alcune parti della filiera). Le incognite però sono sempre di più: all’aumento dei costi delle materie prime – in parte fisiologico in una fase di ripresa globale – si sono aggiunti i rincari dell’energia (fino al 400%), della logistica globale e locale e, nelle ultime settimane, la variante Omicron, che sta riportando l’orologio indietro di due anni (si veda anche l’articolo in pagina sulle cancellazioni di eventi e fiere di settore).

In questo scenario si inserisce l’accordo annunciato ieri tra Intesa Sanpaolo e Sistema moda Italia (Smi), la componente più rilevante, in termini di fatturato e addetti, del Tma e di Confindustria Moda, la federazione di tutte le associazioni del sistema del tessile-abbigliamento italiano. Obiettivo dell’accordo è il supporto alle imprese associate a Smi e all’intera filiera: come ha ricordato di recente Sergio Tamborini, presidente di Sistema moda Italia (si vedano Il Sole 24 Ore del 30 dicembre e del 5 gennaio), il Tma italiano e in particolare la parte a monte della filiera, quella più manifatturiera e rappresentata da Smi, è fatta soprattutto di Pmi e microimprese, che sono più lontane delle imprese del valle dal tornare a livelli pre pandemia. In molti casi rischiano addirittura la sopravvivenza.

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Perdere pezzi di filiera significherebbe dire addio a posti di lavoro, know how e all’integrità di una catema del valore che nel medio e alto di gamma solo l’Italia possiede e controlla. Al centro dell’accordo con Intesa Sanpaolo ci sono liquidità finanziaria, accelerazione degli investimenti per la transizione 4.0, crescita sostenibile ed economia circolare. La finalità principale è rendere accessibili anche alla platea delle imprese di questo settore gli strumenti finanziari e di consulenza di Motore Italia, il programma strategico di Intesa Sanpaolo attivato nel 2021 per consentire alle piccole e medie imprese di rilanciarsi attraverso progetti di sviluppo e nuovo credito e conseguire gli obiettivi del Pnrr.

Gli strumenti offerti dalla più grande banca italiana sono molto concreti e tecnici: primo tra tutti è la possibilità di rifinanziare le linee di credito a medio e lungo termine in essere allungando la durata del piano di ammortamento fino a 15 anni, facendo leva sull’attuale quadro normativo, che consente l’utilizzo all’80% delle garanzie del Fondo Centrale, attraverso linee di credito aggiuntive rispetto a quelle preesistenti.

Il supporto di Intesa Sanpaolo alle filiere, patrimonio del sistema economico, industriale ma anche culturale del nostro Paese, dura da molto tempo: «Attraverso il Programma Sviluppo Filiere in questi anni abbiamo coinvolto circa 100 filiere della moda con 2mila fornitori e un fatturato complessivo di oltre 10 miliardi», spiega Stefano Barrese, responsabile Banca dei territori di Intesa Sanpaolo, ricordando che la collaborazione con Smi «si colloca nell’ambito della più ampia cornice relativa al percorso congiunto tra Intesa Sanpaolo e Confindustria, annunciato in autunno, che mette a disposizione delle imprese 150 miliardi in tre anni per promuovere lo sviluppo del sistema produttivo in coerenza con il Pnrr».

Tornando ai numeri, tra le possibilità previste dall’accordo c’è l’accesso al plafond Circular Economy da 6 miliardi, che Intesa Sanpaolo ha predisposto per progetti trasformativi delle Pmi ispirati ai principi dell’economia circolare. In piena sinergia con Smi, che in dicembre ha annunciato la creazione di una rete nazionale di Recycling Hub per rifiuti e scarti tessili, la cui raccolta differenziata diventerà obbligatoria a livello europeo nel 2025. Sergio Tamborini conferma lo spirito dell’accordo: «Il nostro settore sta ancora recuperando quanto perduto in termini di fatturato nel 2020 e negli ultimi mesi si sono aggiunte ulteriori difficoltà. Il percorso con Intesa Sanpaolo può fornire alle aziende la liquidità e gli strumenti finanziari necessari per continuare ad avere fiducia nel futuro e a investire con fiducia, come il Tma ha sempre fatto».

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