L’ADESIONE AL PROGETTO DI XI JINPING

Accordo Italia-Cina sulla Via della Seta, Geraci: solo un’intesa cornice

di Carmine Fotina


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(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

«Sinceramente sono un po’ sorpreso. Non capisco che cosa ci sia di così controverso». Michele Geraci, sottosegretario in quota Lega del ministero dello Sviluppo economico, cerca di raffreddare i timori provenienti da ambienti diplomatici Usa sul possibile accordo con la Cina per la Belt&Road Initiative. «Non siamo ancora a un punto definitivo e confermo quanto ho detto proprio in un’intervista al vostro giornale lo scorso 21 febbraio. Dichiarazioni che ho ripetuto anche ieri al Financial Times: lavoriamo tutti i giorni agli ultimi dettagli».

La firma, a meno di imprevisti, dovrebbe comunque arrivare nell’ultima settimana di marzo in occasione della visita in Italia del presidente cinese Xi Jinping. «Sarà, se non ci sono contrattempi, un accordo cornice: solo l’indicazione di alcuni settori strategici in cui favorire investimenti congiunti e accelerare l’acquisizione di commesse da parte delle imprese italiane. Si lavora su infrastrutture, trasporti e autostrade, commercio, industria, green economy. Ma resterà ai privati la scelta di partecipare o meno, se lo faranno avranno garanzie in termini di protezione da eventuali dispute e problematiche regolamentari».

Le cautele del ministero degli Esteri? «Come le dicevo è un protocollo cornice, non si creerebbe nulla di irreparabile». Quanto alla posizione degli Stati Uniti, aggiunge Geraci, «mi chiedo da dove nasca tanta preoccupazione. Proteggeremo il nostro know how grazie alla normativa che già abbiamo in Italia sul “golden power”, tra le più restrittive in Europa. E rispondiamo solo alla richiesta delle nostre aziende di creare per loro maggiori spazi nei mercati più promettenti, come la Cina. Ad ogni modo agli Stati Uniti, come da normali interlocuzioni che abbiamo con i nostri principali partner diplomatici, abbiamo fornito tutte le rassicurazioni del caso».

L’Italia sarebbe il primo Paese del G7 a firmare il protocollo d’intesa sulla Nuova Via della Seta. «E questo che vuol dire? Lo hanno fatto Polonia, Ungheria, Portogallo, Grecia e non li considero paesi di serie B all’interno dell’Europa. Chi pensa il contrario non ha una vera visione europeista. E poi anche il club del G7 forse è un concetto un po’ desueto, non rappresenta più le vere potenze economiche mondiali visto che non include Cina e India».

Sulle preoccupazioni di chi teme che possano essere “svendute” le nostre infrastrutture, ad esempio i nostri porti del Nord, Geraci ha un’idea un po’ diversa: «Noi non vendiamo, al massimo diamo concessioni per creare investimenti greenfield, che partono cioè da zero. Non si può svendere una cosa che non c’era prima».

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