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Accordo italo-cinese per spingere il vino oltre la Grande muraglia

di Giorgio dell'Orefice


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(Marka)

3' di lettura

Accordo di esclusiva per la promozione e la vendita di vino italiano in Cina stretto dall’italiana Business Strategies (che cura l’internazionalizzazione di circa 500 aziende vinicole italiane) con Sheshan 59. Sheshan 59 è un importante importatore cinese che negli ultimi anni ha lavorato esclusivamente con i produttori francesi. Un rapporto però centrato in particolare sui volumi e di buon rapporto qualità prezzo tanto che nell’ultimo anno Sheshan 59 ha introdotto in Cina circa 7 milioni di bottiglie francesi.

«Ma ora – spiegano a Business Strategies - considerato il crescente interesse della domanda cinese, Sheshan 59 intende aprirsi al prodotto made in Italy e raggiungere nel medio termine gli stessi volumi che movimenta con i cugini transalpini». Sheshan 59 lavora attualmente – anche con la sua WinetoChina - in tutta la Repubblica cinese con oltre 500 importatori e distributori selezionati in tutto il Paese.
L’accordo con Business Strategies riguarda il matching tra la domanda cinese e l’offerta rappresentata dalla società di consulenza fiorentina, per tipologia, prezzo e quantità. Oltre a ciò, le 2 società si occuperanno assieme della comunicazione e della promozione dei brand italiani in Cina, attraverso azioni di branding, social media e b2c.

Il progetto prevede che le singole cantine si associno a un «club» il cui portafoglio prodotti viene proposto a importatori e distributori in Cina, che già lavorano con Sheshan. Il quartier generale di Sheshan 59 – diretta da Audrey Shen e premiata più volte negli ultimi anni come “best wine seller” dai media cinesi – è situato nel distretto di Songjiang (Shanghai). Sheshan in cinese significa «Monte She», ed è proprio all’interno di questa montagna la sede della società. Si tratta di un’enorme cantina scavata all’interno di quello che in passato era un rifugio strategico per Mao Tze tung e l’establishment cinese in caso di guerra nucleare. Ora il Monte She è invece una gigantesca cantina di 10mila metri quadri e anche un caveau di lusso per i ricchi enoappassionati cinesi, con 66 celle riservate. Ma la vera specificità di questa mega cantina è che, grazie a un accordo col Governo cinese - sia una “free trade zone”.

Il prodotto, infatti non è soggetto a dazi in entrata ma solo in uscita, ovvero quando la merce (venduta) è destinata al mercato; ma soprattutto questa caratteristica consente di tagliare i tempi di consegna del vino al consumatore finale che infatti avviene in una settimana invece dei tre mesi che sono in media necessari in Cina per far giungere il prodotto sul mercato.

La titolare di Sheshan, Audrey Shen, nonostante il canale dell’ecommerce sia in ascesa in Cina (la quota di mercato è passata in 5 anni dal 2 al 19% del totale) è critica riguardo alle vendite on line: «A meno che non si tratti di brand universalmente riconosciuti come Gucci o Prada – ha spigato a Vinitaly – e difficilmente ciò si riscontra nel settore del vino, si rischia di svilire il marchio sul fronte del valore. Allo stesso tempo la vendita non mediata da canali tradizionali come gli importatori e i retailer espone la domanda a rischi legati a falsificazioni e alla qualità reale del prodotto».
«Sheshan 59 – ha detto la Ceo di Business Strategies, Silvana Ballotta – si è avvicinato a noi dopo aver partecipato a un nostro road show nelle città di secondo livello della Cina, con una buona rappresentanza di produttori italiani al confronto con circa 120 importatori e distributori locali. L’entusiasmo con cui la domanda cinese ha accolto il nostro made in Italy è stato tale che ha convinto Audrey Shen che fosse arrivato il momento di intraprendere la strada verso un’offerta seria e finalmente importante del nostro prodotto in Cina».

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