SI CHIAMERà REPUBBLICA DELLA MACEDONIA DEL NORD

Accordo con la Grecia: la Macedonia cambia nome


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Il premier macedone Zoran Zaev annuncia l’accordo sul nuovo nome del suo Paese (Reuters)

2' di lettura

Grecia e Macedonia hanno annunciato il raggiungimento di uno storico accordo per risolvere l'annosa disputa riguardante il nome della repubblica dell'ex Jugoslavia, che da decenni rende tese le relazioni tra i due Paesi: uno sviluppo che consentirà al governo di Skopje di accelerare sul percorso d'ingresso nell'Unione europea e nella Nato.

In base al compromesso raggiunto, lo Stato con capitale Skopje si chiamerà «Repubblica della Macedonia del Nord».
Il primo ministro greco, Alexis Tsipras, ha annunciato al presidente Prokopis Pavlopoulos il raggiungimento di un «buona intesa che copre tutte le precondizioni fissate dalla parte greca» e che sarà sottoposta alla ratifica del Parlamento di Atene solo dopo che la controparte avrà soddisfatto tutte le condizioni previste. Tsipras dovrà vedersela con l'opposizione del suo principale partner di colazione (“Greci indipendenti”), il cui leader e ministro della Difesa, Panos Kammenos, ha ribadito di non esser disposto ad approvare alcun accordo con il Paese vicino, che contempli il nome «Macedonia».

Tsipras aveva parlato ieri al telefono con il premier Zoran Zaev per definire i dettagli di un accordo che era da tempo nell'aria, tanto da aver causato proteste di piazza, specialmente a Salonicco e ad Atene.
Entrambi i governi sono interessati a cogliere una possibilità di schiarita che difficilmente in altre circostanze (ossia con eventuali esecutivi “di destra”) potrebbe materializzarsi. Le due parti hanno inoltre il comune obiettivo di accelerare i tempi, in vista del prossimo summit europeo di questo mese (che discuterà anche dell'uscita di Atene dal bailout internazionale) e di un vertice Nato a luglio. Zaev spera che già al prossimo vertice europeo sia delineata una data per l'inizio delle trattative con Bruxelles sull'adesione, già raccomandate nell'aprile scorso dalla Commissione. Anche lui avrà bisogno di una delicata approvazione parlamentare: ha accusato il suo predecessore, il nazionalista Nikola Gruevski, di aver soffiato sul fuoco del contrasto con i vicini.

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