Lotta alla pandemia

Accordo pubblico-privati per il nuovo hub vaccinale di Genova

Parte dalla Liguria il primo progetto a livello nazionale che mette in sinergia la sanità privata con quella regionale per la lotta al Covid

di Raoul de Forcade

I punti chiave

  • Asl insieme ai privati
  • Primo hub della Liguria
  • Vaccini di due tipi

2' di lettura

«È il primo progetto a livello nazionale che fonde sanità pubblica e privata e ne sono particolarmente orgoglioso». Con queste parole il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, presenta il nuovo hub per le vaccinazioni che è in corso di allestimento (come si vede dalla foto) nel padiglione Jean Nouvel della ex Fiera di Genova e sarà aperto da lunedì 29 marzo.

Uno spazio al quale contribuiscono, in larga misura, con il proprio personale, le aziende sanitarie private del capoluogo ligure, sotto l'egida della sezione sanità di Confindustria Genova, guidata da Francesco Berti Riboli, e di altre tre associazioni: Confcommercio salute, sanità e cura, Lega cooperative e Confartigianato salute.

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Quello che si sta realizzando (a tappe forzate) a Genova, prosegue Toti, «diventerà il principale hub della Liguria e sarà tra i più grandi d’Italia. Partirà con circa 1.500 vaccini al giorno per poi crescere, non appena avremo una disponibilità di vaccini sufficiente».

Impiegati entrambi i vaccini

«Cominceremo – afferma il governatore ligure - con le vaccinazioni della fascia 70-79 con percorso cold (vaccino Astrazeneca) e con i soggetti “estremamente vulnerabili” con percorso freeze (vaccino Pfizer). Abbiamo già vaccinato quasi il 70% degli over 80 che si sono prenotati per la vaccinazione».

Ma l’obiettivo, dice Toti, è accelerare: «Per questo - afferma - ci dotiamo di hub in grado di reggere grandi numeri e ne apriremo anche in altre città della Liguria. Lo spazio c’è, così come le capacità cliniche e sanitarie, la logistica e l'organizzazione».

Il protocollo d’intesa

L’accordo stretto con le associazioni prevede che le strutture private che hanno sottoscritto il protocollo d’intesa si impegnino «a mettere a disposizione il personale medico, infermieristico, amministrativo e organizzativo per la somministrazione dei vaccini Covid-19 che saranno messi a disposizione dal Servizio sanitario regionale, nonché ad effettuare sul sistema informativo la registrazione dei pazienti vaccinati».

La remunerazione dell’attività prestata dalle strutture private, si legge nel protocollo, «è stabilita forfettariamente in 17,50 euro onnicomprensivi per ciclo vaccinale (cioè le due inoculazione di Pfizer, ndr), a cui vanno aggiunti 7 euro relativi al completamento dell'attività logistica, organizzativa e amministrativa”. Il totale fa 24,50 euro.

«Il presidente Toti - spiega Berti Riboli - ha chiesto ai privati di intervenire nel contrasto all’epidemia. Qualcuno, come Ascom Confcommercio Genova aveva già iniziato, allestendo uno spazio in cui si fanno 120 vaccini al giorno. E così abbiamo pensato che, invece di fare interventi frammentati, potevamo lavorare insieme in un hub, a fianco alla Asl3».

Incarichi divisi

I privati hanno avuto l’incarico di somministrare il vaccino Pfizer, mentre gli addetti della sanità pubblica inoculeranno Astrazeneca. «Nei primi tre giorni della prossima settimana (29,30 e 31 marzo, ndr) - chiarisce Berti Riboli - il personale pubblico dovrebbe somministrare mille vaccini con 10 postazioni, i privati 500 con 5 postazioni. Da aprile il pubblico dovrebbe aumentare le vaccinazioni del 10-15% e i privati quasi raddoppiare, salendo a 9 postazioni e raggiungendo 800-900 vaccinazioni. In modo da arrivare, insieme, a 2mila».

L’obiettivo, dice Berti Riboli, «è lavorare 10 ore al giorno, vaccinando anche sabato e domenica. Alla partenza, con 5 postazioni, il personale privato impiegato sarà di circa 20 addetti, tra accoglienza, personale medico e infermieristico. Quando arriveremo a 9 postazioni lavoreranno circa 35 persone».

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