Accordo Ue

Accordo Ue, le multinazionali dovranno pubblicare le imposte pagate Paese per Paese

Il testo dovrà essere approvato in ultima battuta da una maggioranza qualificata dei Ventisette. Dopo essersi a lungo opposta al provvedimento, l’Austria ha cambiato posizione, sbloccando un’intesa sofferta

di Beda Romano

Il fisco riuscirà a contenere lo strapotere delle multinazionali?

2' di lettura

A ridosso di una serie di riunioni del G7 e del G20 che potrebbero gettare le basi per una aliquota minima nella tassazione delle imprese a livello internazionale, il 1° giugno Parlamento e Consiglio hanno trovato un difficile accordo sulla pubblicazione - Paese per Paese - delle imposte pagate dalle società multinazionali. Nel contempo, sempre ieri l’Unione europea ha inaugurato la figura del procuratore europeo, chiamato a lottare contro le frodi ai danni della raccolta dell’imposta sul valore aggiunto (Iva).

Obiettivo più trasparenza

L’intesa tra Parlamento e Consiglio, che dovrà essere approvata da entrambe le istituzioni, prevede che le imprese con un giro d’affari superiore ai 750 milioni di euro debbano pubblicare annualmente l’ammontare di imposte pagate Paese per Paese. L’obiettivo è di imporre trasparenza ed evitare che le aziende spostino i profitti per cercare la giurisdizione più conveniente. Secondo un articolo del 2020 di Serena Fatica e Wildmer Gregori, pubblicato dalla rivista Economic Modelling, in media il 21% dei profitti delle banche europee è spostato da un Paese all’altro.

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La proposta di direttiva era stata presentata dalla Commissione Juncker. Ufficialmente non è materia fiscale perché pur di evitare di essere costretti a una difficilissima unanimità dei Paesi, necessaria in tema di tassazione, Bruxelles aveva proposto una base legale diversa, legata al mercato interno. Il testo quindi dovrà essere approvato in ultima battuta da una maggioranza qualificata dei Ventisette. Dopo essersi opposta al provvedimento per lungo tempo, l’Austria ha cambiato posizione, sbloccando un accordo sofferto.

Atteso un aumento del gettito

«Con questo accordo - ha commentato a caldo l’eurodeputata socialista austriaca Evelyn Regner - dimostriamo il ruolo pionieristico dell’Unione nella trasparenza fiscale e aziendale. È solo l’inizio». Durante il negoziato, la stessa parlamentare aveva accusato alcuni governi contrari al progetto di comportarsi «da lobbisti delle grandi imprese». In un momento di debito elevato, il tentativo è doppio: imporre il pagamento delle imposte e aumentare il gettito fiscale in un contesto nel quale le multinazionali riescono troppo spesso a eludere la tassazione.

Primi passi della nuova Procura Europea

Nel frattempo, sempre ieri in Lussemburgo è stata inaugurata la nuova procura europea. Il procuratore capo, la giurista rumena Laura Kövesi, ha salutato «un momento storico» per l’Unione europea. Ha ricordato che la nuova istituzione ha visto la luce «dopo due decenni di discussioni». Tra le altre cose, il nuovo ente sorveglierà il modo in cui verranno usati i soldi del nuovo Fondo per la Ripresa, da 750 miliardi di euro, e lotterà contro l’evasione dell’Iva.

La procura europea è un esempio di cooperazione rafforzata nella lotta alla frode e all’elusione fiscale. Raggruppa 22 paesi su 27, tra cui anche l’Italia; assenti rimarchevoli sono alcuni paesi scandinavi così come la Polonia e l’Ungheria, due paesi nel quale lo stato di diritto in questi anni è stato messo in dubbio. Sempre ieri il commissario alla giustizia, il belga Didier Reynders, ha fatto notare che il nuovo ente europeo ha richiesto da parte dei paesi membri «un trasferimento di sovranità e di potere sovrani al livello comunitario».

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