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Accuse di molestie al ministro Green, May costretta a intervenire

di Redazione Online

Theresa May con a sinistra l’accusato Damien Green

2' di lettura

Londra - Damien Green, numero due del governo May, è accusato di molestie. Il giorno dopo, l’ufficio della premier britannica commenta così: «È stata formulata un’accusa contro il Primo segretario di Stato che lui fermamente nega», si legge nella dichiarazione. «Il primo ministro ha riportato la vicenda al capo di Gabinetto che accerterà i fatti e risponderà il prima possibile».

Dunque May è costretta a rispondere di uno scandalo che certo non è il primo nella storia della politica britannica. Senza bisogno di tornare all’affare Profumo del 1963, Westminster è piena di scandali grandi e piccoli che in questa fase della vita del Regno però si declinano per forza così: un governo già indebolito dalle elezioni e i negoziati Brexit resisterà a questo dossier?

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Il dossier anonimo che circola a Westminster e accusa Damian Green, 61 anni, non è l’unico. Oggi sul Times lo accusa anche una attivista Tory, Kate Maltby. Rivelazioni che peraltro Green smentisce come “completamente false”, facendo sapere alla Bbc di voler dare querela.

Maltby, accademica e autrice 31enne, accusa Green d'averla palpeggiata in un pub nel 2015, posando insistentemente la mano sul suo ginocchio, e d'averle mandato sms “suggestivi” nel 2016. Sul Times di oggi Maltby racconta
prima dell'incontro nel pub e poi dell'imbarazzante messaggio che avrebbe ricevuto dall'esponente di governo l'anno successivo, dopo essere comparsa sullo stesso Times in una foto in corsetto. Un sms nel quale Green, sposato e con due figli, le proponeva di rivedersi dopo tanto tempo e aggiungeva: “Avendoti
ammirata in corsetto sul mio tabloid preferito, mi sento obbligato a chiederti se sei libera per un drink in qualunque momento?”. Maltby spiega quindi di essersi sentita “imbarazzata e professionalmente compromessa”. Green da parte sua nega con forza il primo episodio, mentre conferma l'sms, minimizzandolo però nei termini di un messaggio “in spirito di amicizia”: fra “due amici che si accordano normalmente per rivedersi, e niente più”.

Il nome di Green però è associato al noto sito di scambisti Ashley Madison, nel dossier sui presunti molestatori o responsabili di «comportamenti impropri» a Westminster. Rivelava ieri il Mail online, pubblicando una immagine della lista con numerosi omissis, che secondo indiscrezioni comparse sui social media riguarderebbe altri ministri di primissimo piano, sia uomini sia donne.

Il Mail, oltre a quello di Green, lasciava trapelare altri quattro nomi di conservatori fra le numerose righe nere tipiche degli omissis. Si tratta dei già noti Mark Garnier, sottosegretario al Commercio internazionale e il deputato Stephen Crabb, entrambi accusati di molestie nei giorni scorsi, e altri due membri della Camera dei Comuni, Justin Tomlinson e Steve Double, accusati entrambi di relazioni inappropriate con ricercatrici.

E sempre ieri il Telegraph online, della stessa “lista nera”, pubblica altri cinque nomi, sempre di Tories, fra cui quello della ministra degli Interni, Amber Rudd, a cui non vengono attribuite molestie ma una relazione inizialmente clandestina con un collega, e quello dell'ex presidente del partito conservatore, Grant Shapps, per una relazione extraconiugale.

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