musica in libreria

Achille Lauro racconta la sua vita rock’n roll

di Francesca Milano

Sanremo, accusa di plagio per "Rolls Royce" di Achille Lauro


3' di lettura

Adesso che lo avete giudicato senza sapere nulla di lui, potete finalmente conoscerlo. Scoprire chi è davvero il ragazzo con il volto tatuato che ha diviso il pubblico di Sanremo cantando “Rolls Royce”. Genio, drogato, artista, sopravvalutato, trapper, rocker. Su Achille Lauro, durante (e dopo) il Festival della canzone italiana s’è detto di tutto, spesso senza sapere un bel niente di lui e della sua storia. Forse - prevedendo che sarebbe andata così - è per questo che il cantante ha scelto di raccontarsi nel libro «Sono io Amleto», edito da Rizzoli.

Attraverso ricordi, versi, canzoni, disegni e (probabilmente) qualche elemento di fiction, Lauro De Marinis - romano, classe 1990 - proietta i lettori nel suo mondo, nella sua famiglia, nella sua testa: «La mia famiglia era scioccante - scrive -. Non capivo come l’intelligenza potesse generare violenza, perché il bene non riuscire ad avere la meglio sul male». Alla fine delle scuole medie va a vivere da solo con suo fratello Federico, più grande di cinque anni. «Me ne andai di casa senza cuore», racconta. Lui era appena un adolescente, suo fratello poco più. «Non avevamo mai nemmeno cucinato mezzo piatto di pasta». Diventano - assieme a un gruppo di amici - quelli che poi chiamerà i «ragazzi madre»: si badano a vicenda, si crescono.

C’è la droga, e c’è la musica. Lauro si iscrive al liceo classico, lo frequenta solo per tre mesi. «Crescevo così come una pianta, come un cane randagio». Arriva il primo motorino rubato («un Rally dorato, orrendo»), il primo chilo di erba da vendere («a nessuno di noi interessava inizialmente drogarsi, volevamo solo i soldi che potevamo fare con la droga»), poi la prima rapina in un market speedy pizza. Quando lo arrestano, dice al suo amico Sandro: «Vabbè tutti i più grandi sono stati in galera: Caravaggio, Dostoevskij...».

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Paradossalmente, sarà proprio il suo animo letterario a salvarlo. Scrive da sempre, da quando è un bambino, da quando ha scoperto che «con le parole, con i versi, i sogni, il dormiveglia avevo messo il mare, il cielo o qualche dio tra me e loro (i suoi genitori, ndr)».

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«Per riuscire nella vita ci si deve fissare su una, due cose al massimo». E lui sceglie di fissarsi sulla musica. Ha già scritto decine di canzoni quando trova finalmente la sua strada: «”Teatro e cinema” segna il mio ingresso nel mondo dell’arte - scrive -. È per me un momento di espressione artistica che fino ad allora non avevo raggiunto. Mi ero staccato dal rap che non ho mai sentito davvero come roba mia».

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Uno, nessuno, centomila Achille Lauro: nel romanzo autobiografico ci sono tutte le sue contraddizioni. «Sono dieci personalità in un’unica persona», ammette infatti. «Ogni ora cambio umore. Ogni dieci minuti ho un’idea. Voglio diventare ricco». Poche righe prima, però, si legge: «Non sono i soldi in sé che mi interessano. Io mi compro quelle quattro cazzate, tre vestiti eleganti per gli incontri eleganti ma potrei stare tutto il giorno in studio a fare musica; fare musica, viaggiare, e basta».

Il vil denaro, nella musica, ha sostituito l’amore. Non è un caso, allora, che Mahmood, il vincitore del Festival, abbia portato a Sanremo un brano chiamato “Soldi”. Dall’armatore napoletano Achille Lauro, Lauro De Marinis non ha preso solo il nome d’arte ma anche lo spirito imprenditoriale. Quello che emerge è soprattutto una grande forza di volontà («la volontà porta dove il denaro non può») e un’ambizione positiva, quasi una voglia di riscatto. Ma dove vuole arrivare Achille Lauro? «Voglio fare i milioni per mettere tutti a posto e poi partire. (...) Una barca di soldi per poter far stare tutti tranquilli. (...) Ma tra due anni mollo tutto e mi metto in viaggio. Vorrei viaggiare in giro per il mondo senza una meta precisa». In attesa di vederlo salpare, “segnatevi ’sto nome”.

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