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Acqua dell’Elba punta sull’estero

Il brand cresciuto attraverso i turisti è presente in Europa e negli Usa

di Silvia Pieraccini

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Dalle bottiglie di profumo alle fragranze d’ambiente

Il brand cresciuto attraverso i turisti è presente in Europa e negli Usa


2' di lettura

Da architetto a produttore di profumi, il cambio di passo non è banale. Se poi si abita su un’isola a quasi un’ora dalla terraferma (l’Elba), paradiso dei turisti ma non della manifattura, l’impresa può rivelarsi davvero ardita. È per questo che il caso di Acqua dell’Elba, marchio fondato 20 anni fa dall’architetto Fabio Murzi con la sorella Chiara e l’amico Marco Turoni con l’idea di racchiudere in un flacone il profumo del mare, è oggi un unicum per origine e sviluppo, anche futuro.

Partito dal retail proprio all’Elba, il marchio è arrivato ad avere 19 negozi (in parte stagionali) in un’isola di poco più di 30mila abitanti che d’estate si moltiplicano a dismisura (458mila arrivi nel 2019 con 2,8 milioni di pernottamenti ufficiali), per poi approdare, sempre con negozi diretti, a Firenze, Venezia, Roma, Siena e Lucca e alla distribuzione in 500 profumerie italiane. «All’inizio non avevamo molti soldi da investire per farci conoscere – spiega il presidente Murzi – e allora abbiamo detto: apriamo negozi all’Elba, isola da cui passano ogni estate migliaia di persone che possono apprezzare il nostro marchio». La strategia ha funzionato. Nel 2019 Acqua dell’Elba, che dai profumi ha allargato la gamma alle fragranze per ambiente, prodotti corpo e accessori, ha fatturato 11,3 milioni (+12%) con un margine operativo lordo del 14,5%. Il 7% è stato realizzato sui mercati esteri, che ora saranno il focus dello sviluppo, nonostante il rallentamento indotto dalla pandemia (che quest’anno porterà una flessione dei ricavi intorno al 15-20%). «In Europa abbiamo deciso di andare direttamente, senza distributori – spiega Murzi – mentre fuori dall’Europa abbiamo fatto accordi di distribuzione in Giappone e Messico e abbiamo appena aperto una filiale commerciale negli Stati Uniti. Valutiamo pure lo sbarco in Cina, anche se per registrare i prodotti servono investimenti sostanziosi».

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Proprio per raccogliere capitali a servizio dello sviluppo, Acqua dell’Elba ha delineato il percorso: «Pensiamo alla quotazione sul mercato Aim di Borsa italiana – afferma Murzi - oppure alla cessione di una quota di minoranza a un fondo d’investimento che potrebbe portare non solo capitali ma anche competenze manageriali. L’obiettivo è consolidare l’attrattività del brand». Un brand che è fortemente legato al territorio, tanto da promuoversi come coordinatore di un progetto sulla sostenibilità dell’isola d’Elba che guarda al 2035.

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