Interventi

Acqua e competitività del Paese, la sfida dei prossimi anni

di Simeone Di Cagno Abbrescia

3' di lettura

Verrà il tempo in cui la differenza di valore tra un chilo di coltan e un metro cubo d'acqua tenderà a ridursi? È un paradosso. Eppure si tratta di due risorse scarse e strategiche. Se il coltan è indispensabile per produzioni ad alta tecnologia è altrettanto vero che l'acqua, il più indispensabile a apparentemente banale degli elementi, in tutti i suoi impieghi, civili, agricoli, industriali, è ormai un prodotto ad alta tecnologia. Questo ne rende ancor più selettivo e diseguale l'accesso.
Il quadro globale della disponibilità di risorse idriche permane critico con ricadute sociali ed economiche gravissime. Dalle condizioni sanitarie, rese ancora più critiche dalla pandemia, fino a vere e proprie Water Wars. Non scopriamo oggi che la costruzione di una diga sul fiume Ravi può acuire la tensione già altissima tra India e Pakistan e in analoghe circostanze accade tra Turchia e Iran ma la mappa dei conflitti idrici è molto vasta.
Demografia, inurbamento e cambiamenti climatici generano crisi dagli esiti imprevedibili ma, al tempo stesso, sono il difficile terreno sul quale giocare una partita geopolitica dal cui esito dipende il futuro del pianeta.
Naturalmente la valutazione critica dello scenario mondiale non elude un problema tutto italiano.
Persiste un divario regionale tra Centro Nord e alcune aree del Mezzogiorno, soprattutto insulare. Seguono tassi di dispersione, parziale obsolescenza delle reti, problemi di governance, irrazionalità dei consumi, investimenti limitati, antiche criticità idrogeologiche e insorgenti vulnerabilità climatiche.
Di contro, non siamo all'anno zero. L'Italia ha saputo difendere gran parte della qualità delle proprie fonti sotterranee; permane nel gruppo di testa dei paesi europei per ricerca tecnologica e capacità di innovazione e ha saputo sostenere la produttività del comparto agricolo. Se, solo per fare un esempio, le provincie di Bari e Taranto producono (CRANEC-2019) più uva da tavola di tutta la Spagna e la Puglia è al secondo posto in Europa, dopo l'Andalusia, per valore della produzione di verdura e ortaggi freschi, una qualche ragione (anche irrigua) ci deve pur essere.
Resta che il ciclo idrico integrato di captazione, potabilizzazione, adduzione, distribuzione, fognatura, depurazione e riuso in un quadro di rigorosa sostenibilità, richiede un rilancio degli investimenti. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) al punto M2C4.4 pone gli obiettivi della sicurezza dell'approvvigionamento e della sostenibilità delle risorse idriche lungo l'intero ciclo. 75 progetti di manutenzione straordinaria, di potenziamento e completamento di infrastrutture di derivazione, stoccaggio e fornitura primaria su tutto il territorio nazionale con particolare riferimento alle criticità meridionali.
Fondamentale la riduzione delle perdite. Questo non significa soltanto tappare i buchi nella rete ma sistemi digitalizzati di monitoraggio e controllo dei nodi principali e secondari su portate, pressioni e qualità dell'acqua. Facile comprendere quanto questo sia rilevante per gli usi non solo civili ma anche irrigui e industriali.
Per questi ultimi due casi sono fondamentali gli investimenti nei sistemi fognari e di depurazione per l'impiego delle acque reflue. In ultimo ma non per ultimo il PNRR implica la semplificazione normativa e il rafforzamento della governance per la realizzazione degli investimenti con misure di sostegno perché vengano effettuati nei tempi previsti.
Vaste programme verrebbe da dire, perché il divario Nord-Sud si biforca verso Molise, Campania, Calabria e Sicilia dove quasi 1000 comuni gestiscono il servizio in economia. Un quadro così frammentato ha impedito o quanto meno, reso ardua ogni razionale industrializzazione del settore. Già qualche polemica affiora sul “quanto” il PNRR attribuisce al settore idrico, seguita da infauste previsioni su un suo concentramento nel Nord, nelle aree di maggiore efficienza amministrativa e progettuale.
Se non fosse un termine abusato userei la parola sfida. Ma è questo che il PNRR lancia al Mezzogiorno e non solo nell'ambito delle risorse idriche. Il PNRR, come il Piano Nazionale per gli interventi nel settore idrico (Legge 205/2017), impone efficienza, efficacia e rapidità. In altre parole: infrangere tutti i luoghi comuni, sull'Italia e soprattutto sul Mezzogiorno.
L'Unione Europea ha fissato il Giorno della Verità al 31 Agosto 2026.
Difficile ma non impossibile. Ricordo che l'Autostrada del Sole (755 chilometri con 400 ponti e 38 gallerie) è stata realizzata in soli otto anni.
La sostenibilità e la sicurezza dell'intero ciclo idrico è indiscutibile finalità civile, nel più ampio senso del termine. Altrettanto indiscutibile ma meno evidente è quanto tutto questo entri nella catena del valore e non solo negli ambiti più facilmente immaginabili quali l'agricoltura o la siderurgia. L'insieme delle risorse del PNRR, dei Fondi Europei, degli investimenti pubblici e privati in sinergia con un efficiente ridisegno della pubblica amministrazione decideranno della qualità della vita italiana e della competitività del paese.

Simeone di Cagno Abbrescia, Presidente Acquedotto Pugliese Spa

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