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Acqua: Italia in ritardo sulle infrastrutture

di Nino Amadore


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(Agf)

3' di lettura

L’emergenza siccità è alle porte ma il nostro Paese non è adeguatamente peparato ad affrontare il problema. Sono troppi i ritardi accumulati in questi anni e troppo timido è l’approccio a utilizzare le nuove tecnologie e i nuovi strumenti finanziari che permetterebbero di trovare le risorse per fare quegli interventi strutturali che servono. Sono questi alcuni temi all’ordine del giorno del Watec Italy, la mostra convegno dedicata alla gestione e alla salvaguardia della risorsa idrica che si tiene a Palermo da domani al 23 giugno a cura di Kenes Exhibitions con la collaborazione di Regione Sicilia e Università di Palermo.

Parecchi i problemi sul tappeto, aggravati quest’anno dall’emergenza siccità: solo in Sicilia - è stato detto durante la conferenza stampa di presentazione dell'evento - le riserve idriche sono calate del 15% negli ultimi dodici mesi facendo mancare negli invasi dell’isola oltre 75 milioni di metri cubi di acqua. Ma «le criticità – osserva Prema Zilberman, direttore generale di Kenes Exhibitions – possono trasformarsi in preziose opportunità in vari ambiti, dall'irrigazione all'industria, visti gli ampi margini di miglioramento del sistema acqua italiano. Watec Italy 2017 è un'occasione importante per le aziende di tutto il mondo. Partendo dai dati e sfruttando la nostra esperienza nell'organizzazione di conferenze di alto livello su scala globale, cercheremo di stimolare un dialogo fra grandi imprese del settore idrico e pubblica amministrazione, attivando collaborazioni con esperti, ricercatori e scienziati per finalizzare progetti innovativi sull'acqua». Oltre ai convegni, sono previsti anche incontri tra imprese: sono 120 i B2B già programmati in questi giorni.

Si parlerà, per esempio, di dissalazione. In Italia le acque salate rese potabili sono 13,6 milioni di metri cubi su un totale di 9,1 miliardi di metri cubi prelevati dalle varie sorgenti, ovvero lo 0,1%: si tratta di un valore minimo, se si pensa che l’Italia è in gran parte circondata dal mare. Attualmente la dissalazione avviene solo in due distretti idrografici: in Sicilia (12,6 milioni di metri cubi, pari al 92,5% del totale nazionale) e nell'area dell’Appennino settentrionale (tra Toscana e Liguria per il restante 7,5%). Lo sviluppo di questo settore, dicono gli esperti, potrebbe tornare utile soprattutto nell’industria: incrociando i dati della produzione di acqua con quelli della domanda, ci si accorge della forte richiesta di oro blu da impiegare nel settore industriale in diverse regioni. Come il Veneto, l’Emilia Romagna e la Campania, territori che sboccano sul mare e che hanno tutte le condizioni favorevoli per sviluppare la produzione di acqua dissalata, alleggerendo la pressione sulle fonti tradizionali.

Altro tema è quello degli investimenti: quelli per la riqualificazione della rete idrica italiana si attestano su un valore medio nazionale di circa 32 euro per abitante l’anno: siamo in pratica ancora ben lontani dall’obiettivo di 80 euro pro capite fissato dall’Autorità per l’Energia elettrica, il gas e il servizio idrico per allineare l’Italia ai livelli europei. Eppure bisogna fare in fretta. Il 60% delle infrastrutture idriche è stato messo in posa oltre 30 anni fa (percentuale che cresce al 70% nei grandi centri urbani) e il 25% di queste supera i 50 anni (il 40% nei grandi centri urbani). Al Centro e al Sud le perdite idriche nella rete si aggirano intorno al 45%, a fronte del 26% rilevato al Nord.

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