competitività

Acque minerali, corsa continua: giro d’affari a 2,8 miliardi

di Francesco Prisco


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(Bloomberg)

2' di lettura

Un 2017 dalla partenza esplosiva per il comparto delle acque minerali: nei primi sei mesi dell’anno il settore ha registrato un incremento dell’8,7% dei volumi prodotti rispetto al dato del 2016. Cresce la domanda interna, avanza l’export e di conseguenza avanza anche il giro d’affari.

È il quadro che emerge dai dati forniti da Mineracqua, associazione di categoria che riunisce i produttori della filiera – se ne contano 137 – per un dato complessivo di occupati che, sommando anche l’indotto, arriva alle 40mila unità.

Il 2016 è già stato un anno positivo: 14 miliardi di litri prodotti, per un incremento dell’1,1% sull’anno precedente. Il giro d’affari delle aziende di settore si è attestato sui 2,8 miliardi, dato stavolta in crescita dell’1,8% sul 2015. Avanzano i consumi interni (+1,2%) che raggiungono quota 12,6 miliardi di litri e anche l’export (+0,7%) a quota 1,350 miliardi di litri per una bilancia commerciale positiva da circa 400 milioni. «Se il 2016 è stato buono, – commenta il vicepresidente di Mineracqua Ettore Fortuna – il 2017, almeno per quello che si è potuto vedere fino a questo momento, appare ancora più promettente. In volumi cresciamo dell’8,7% e nel dato non consideriamo ancora i mesi di luglio e agosto, nei quali il consumo di acque è più alto. Le ragioni del successo del nostro modello – prosegue Fortuna – sono essenzialmente tre: il prodotto piace, è salutare e ha un prezzo migliore rispetto a quello degli altri Paesi europei. Per capirci: un litro da noi costa 0,21 euro a fronte degli 0,35 euro medi del prezzo che si registra all’estero. Ma è la performance dell’export che ci appare particolarmente interessante». Le esportazioni delle acque minerali rappresentano al momento circa il 10% della produzione nazionale in volume ma oltre il 17% a valore.

L’accelerazione vera e propria delle vendite oltre confine si è avuta nel 2015, annualità che ha fatto registrare un incremento del 10,7% sulle esportazioni in litri rispetto all’anno precedente. La Francia resta ancora il più grande esportatore di acqua minerale nel mondo per un controvalore di circa 600 milioni, ma l’Italia è saldamente al secondo posto e, «stando all’attuale trend di crescita – continua il vicepresidente di Mineracqua - potrebbe presto sorpassare la nazione leader di mercato». La nostra industria di imbottigliamento e commercializzazione esporta l’acqua minerale in oltre 100 Paesi in tutto il mondo. I primi otto mercati (Usa, Francia, Germania, Svizzera, Canada, Australia, Uk e Giappone) assorbono i tre quarti del totale dell’export. Tra le peculiarità del settore, il fatto che sia aperto a molti player: i primi otto gruppi sono Sanpellegrino, San Benedetto, Sant’Anna, Norda, Lete, Rocchetta-Uliveto, Ferrarelle e Spumador. Riuniti insieme esprimono il 71,5% dei valori di mercato. «C’è insomma spazio – sottolinea Fortuna – anche per le realtà a forte radicamento territoriale». Il successo del sistema Italia viene da lontano: il settore, qui da noi, risulta in crescita dal 1980, quando il mercato interno assorbiva 47 litri pro capite. Oggi quel dato è salito a quota 211 litri. Il consumo, in 36 anni, si è più che quadruplicato.

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