post lockdown

Acque minerali, lo sviluppo si gioca su Pet ed ecodesign

Il settore vale 2,8 miliardi per 40mila occupati e ha sofferto la chiusura di bar e ristoranti, ma ora ha già avviato il rilancio puntando tutto sulla sostenibilità

di Alessio Romeo

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Il settore vale 2,8 miliardi per 40mila occupati e ha sofferto la chiusura di bar e ristoranti, ma ora ha già avviato il rilancio puntando tutto sulla sostenibilità


4' di lettura

Messo a dura prova dalla pandemia che ha praticamente azzerato le vendite sul canale horeca (hotel, ristoranti e catering), il settore delle acque minerali registra a settembre una sostanziale tenuta nella grande distribuzione, favorita anche dal caldo anomalo, ma sul futuro pesa l'incognita dell'attuazione della Plastic Tax che rischia di avere un pesante impatto sui conti aziendali e sull'occupazione.

Sono 130 le aziende della filiera con circa 300 brand e 40mila occupati (tra diretti e indiretti) in un settore fiore all'occhiello del made in Italy, capace di crescere del 30% negli ultimi 10 anni, con una forte propensione all'export e impegnato in importanti investimenti sulla sostenibilità.

I trend di mercato

Nel 2019 il fatturato al consumo è cresciuto del 3,7% a quota 2,8 miliardi, con un saldo commerciale derivante dall'export di 560 milioni. L'Italia è un paese deficitario di materie prime ma ricco di “oro blu” e di grande qualità, ed è tra i primi produttori europei insieme a Francia e Germania, con una produzione di 15 miliardi di litri annui di acqua minerale naturale – che si differenzia dalla “ordinaria” acqua potabile per essere batteriologicamente pura e imbottigliata alla fonte, oltre a essere soggetta a una disciplina specifica che deriva da una direttiva europea – e una fascia di consumi trasversale: la bevono 9 italiani su 10 (90,3%) secondo una ricerca Censis e 8 su 10 (79,7%) ne consumano più di mezzo litro al giorno; le acque lisce rappresentano il 69% del mercato, quelle frizzanti il 17% e le effervescenti naturali il 14%.

Nel 2020, spiega il vicepresidente di Mineracqua, l'associazione nazionale di settore, Ettore Fortuna, ha retto pur tra alti e bassi il canale Gdo mentre quello dell'horeca è letteralmente crollato. «Tra gennaio e agosto – sottolinea Fortuna – le vendite nella grande distribuzione sono rimaste sostanzialmente stabili, pur con grandi oscillazioni dovute all'effetto scorte a marzo con un aumento del 6%, seguito da un calo analogo ad aprile. Il dato inoltre non tiene conto del buon andamento delle vendite registrato nelle prime settimane di settembre e dovuto alle alte temperature che hanno spinto i consumi. Ma ci aspettiamo di chiudere l'anno in sostanziale pareggio».

Se quello retail vale il 70% del fatturato a preoccupare però è sempre l'horeca, che vale il 20% (il 10% è rappresentato da vendite al dettaglio e dal porta a porta) ma è il segmento a redditività più elevata in un settore a basso valore aggiunto. «Alla riapertura dopo il lockdown – aggiunge Fortuna – eravamo a -90% rispetto allo scorso anno, anche i distributori automatici sono in crisi per motivi legati anche alle campagne contro la plastica monouso».

La “rivincita” della plastica

La novità, in un contesto economico difficile per tutti i settori produttivi, è rappresentata per il comparto dalla “rivincita”, o meglio dal riconoscimento del ruolo della plastica, in particolare del Pet (Polietilene tereftalato) con cui viene confezionato l'80% dell'acqua minerale commercializzata (il mercato del vetro vale il 18% circa e il restante 2% è rappresentato dai “boccioni” da ufficio e dal brick). Il Pet è di per se un materiale 100% riciclabile; non a caso, la direttiva europea Sup non ha messo al bando le bottiglie in Pet. Con la riapertura delle scuole inoltre le bottiglie da mezzo litro hanno fatto la loro ricomparsa nelle mense: essendo scuole e università sistemi chiusi, è possibile pensarli come altrettante piattaforme in cui massimizzare la raccolta finalizzata al riciclo degli imballaggi, 100% riciclabili, coniugando così sicurezza dal punto di vista sanitario e crescita economica per il settore.

Da anni l'industria delle acque minerali investe sulla sostenibilità, gli stabilimenti utilizzano energia rinnovabile, ed è impegnata a elaborare nuovi modelli di “ecodesign” per rispondere alle esigenze del mercato e alle nuove normative. Attraverso la riduzione del peso delle bottiglie realizzato negli ultimi dieci anni, le aziende del settore immettono oggi sul mercato la stessa quantità complessiva di Pet che immettevano dieci anni fa, ma a fronte di un aumento delle vendite del 30 per cento.

Il “Light Weitghting”, l'alleggerimento del peso, è un processo complesso che si sviluppa nelle diverse fasi della filiera e che riguarda tutti gli imballaggi utilizzati per il confezionamento e la distribuzione. «L'Italia è il paese con le bottiglie e i tappi più leggeri in Europa, ovviamente a parità di sicurezza – dice ancora Fortuna –. Spesso non si tiene conto nelle campagne contro la plastica che vetro e alluminio sono meno sostenibili perché sono energivori e pesanti, e comportano emissioni di Co2 4 volte superiori alla plastica. Un camion di preforme per la realizzazione di bottiglie di plastica toglie dalle strade 35 camion che trasportano bottiglie di vetro».

L'incognita Plastic Tax

In questo scenario è inevitabile che la principale incognita per l'immediato futuro sia l'attuazione della “Plastic Tax”, che rischia di penalizzare pesantemente un comparto con margini particolarmente ridotti e già impegnato in investimenti per la riduzione dell'impatto ambientale della produzione.

Secondo Fortuna: «Per incentivare il riciclo, non bisognerebbe tassare il Pet, che resta comunque una risorsa e non un rifiuto. C'è poi un problema di educazione e comportamenti non corretti da parte di chi abbandona la plastica, non smaltendola correttamente. Ma non si può demonizzare una risorsa come la plastica. Stiamo vedendo – continua Fortuna – durante la fase della pandemia che sempre più spesso vengono abbandonate nell'ambiente mascherine e guanti in plastica: per questo comportamento non corretto da parte di qualcuno, dovremmo forse rinunciare a questi importanti presidi sanitari? L'Italia oggi è al primo posto in Europa per riciclo della plastica con una media del 50 per cento. La pandemia – conclude – ha dimostrato la sicurezza e sostenibilità del Pet. L'immissione al consumo di plastica vergine va contenuta, e noi questo sforzo lo abbiamo fatto, ma ci faremo sentire per spiegare che le plastiche non sono tutte uguali e il Pet, utilizzato e smaltito correttamente, può essere un esempio di economia circolare».

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