Interventi

Acquisto centralizzato dei farmaci sul modello dei vaccini

di Vincenzo Salvatore

3' di lettura

E se estendessimo a tutti i farmaci le procedure di acquisto centralizzato utilizzate per i vaccini?
L'approvvigionamento dei vaccini durante la pandemia è stato estremamente agevolato ed accelerato dalla stipulazione di contratti di acquisto anticipato (advanced purchase agreement) da parte della Commissione europea, in nome e per conto di tutti gli Stati membri. Ciò ha consentito, da un lato, di concorrere alle spese di ricerca e sviluppo sostenute dalle aziende che li stavano sperimentando, anticipando la Commissione parte del prezzo pattuito a corrispettivo dell'acquisto di beni futuri (non essendo i vaccini ancora disponibili sul mercato) e, dall'altro, di assicurarsi la fornitura di un numero di dosi di vaccino sufficienti a soddisfare il fabbisogno della popolazione sulla base delle stime contenute nei piani vaccinali elaborati dagli Stati membri, prima ancora che i vaccini fossero valutati dall'Agenzia.
La possibilità di avvalersi di un'unica amministrazione aggiudicatrice a livello europeo ha consentito non solo di assicurare l'applicazione di termini e condizioni contrattuali uniformi ma altresì di garantire una ripartizione equa delle forniture agli Stati destinatari e, soprattutto, di concordare con le aziende produttrici un prezzo unitario, commisurato anche alle centinaia di milioni di dosi opzionate. Ciò ha permesso di mitigare (ma, come sappiamo, non di escludere) il rischio di ritardi nelle forniture. Quanto avvenuto in occasione della pandemia rappresenta tuttavia un'eccezione rispetto alla regola. Come è noto la negoziazione di prezzi e criteri di rimborsabilità dei farmaci è infatti materia tuttora riservata alla competenza degli Stati membri, riluttanti a tollerare limitazioni di sovranità su aspetti che consentono loro di determinare l'impatto della spesa sanitaria sulla spesa pubblica e, più in generale, di governare i meccanismi (di contenimento) della spesa farmaceutica.
Introdurre una procedura centralizzata a livello europeo di acquisto dei farmaci – così come si è fatto per i vaccini – avrebbe tuttavia effetti assolutamente benefici sia ai fini del contenimento della spesa farmaceutica sia ai fini di una maggiore trasparenza nella negoziazione dei prezzi dei farmaci. Un meccanismo centralizzato di acquisto presenterebbe l'ulteriore pregio di assicurare una maggiore trasparenza sul prezzo dei medicinali, superando i vincoli di confidenzialità che sovente caratterizzano le procedure nazionali e la negoziazione tra enti regolatori e aziende farmaceutiche. Ancora, verrebbe a perdere rilevanza il c.d. prezzo di riferimento, oggi utilizzato dalle agenzie nazionali come base del negoziato sui prezzi concordati con le aziende farmaceutiche e fonte di frequenti disparità sui prezzi applicati al medesimo farmaco nei diversi Stati membri.
Ma è questa la direzione in cui si sta muovendo l'Unione europea? La risposta è affermativa: la comunicazione sulla strategia farmaceutica presentata dalla Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni il 25 novembre 2020 (COM (2020) 761 final) individua fra gli obiettivi da perseguire la promozione di un maggior numero di appalti pubblici europei congiunti, nonché l'incentivazione di procedure d'appalto innovative che includano criteri quali il “Made in Europe”, la consegna tempestiva, la produzione biologica, la sicurezza e la continuità dell'approvvigionamento.
Il tutto nel solco dell’iniziativa “Big Buyers” (“grandi acquirenti”), promossa nel quadro della strategia per le PMI e dei partenariati per l'innovazione, che prevedono la collaborazione pubblico-privata per lo sviluppo, la fabbricazione e l'acquisto di medicinali. In tal senso le motivazioni che accompagnano la proposta di risoluzione del Parlamento europeo sulla strategia farmaceutica, recentemente sottoposta all'esame delle commissioni parlamentari congiunte ITRE (industria, ricerca ed energia) ed ENVI (ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare).
E' evidente come la riforma auspicata determinerebbe non solo l'ottimizzazione dei tempi di negoziato ma altresì un significativo beneficio economico derivante dal migliore potere d'acquisto legato al volume dei farmaci messi a gara. Si supererebbe poi il criticato meccanismo dei prezzi di riferimento, oggi suscettibile di condizionare il negoziato del prezzo dei farmaci e sovente fonte di disparità di trattamento nell'interlocuzione con le autorità nazionali competenti nei singoli Stati membri. Agli Stati rimarrebbe solo la definizione dei criteri di rimborsabilità ai fini di determinare gli oneri a carico della spesa pubblica. Si profila tuttavia un mutamento radicale nella ripartizione di competenze tra Stati membri e Unione europea, idoneo a rendere il sistema di approvvigionamento e di contrattazione del prezzo dei farmaci più trasparente, sollecito ed efficace.
Vincenzo Salvatore, leader del Focus Team Healthcare and Life Sciences di BonelliErede

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