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Acquisto di crediti deteriorati delle imprese e usura: il business della criminalità organizzata nel post lockdown

Il secondo report dell'Organismo permanente di monitoraggio ed analisi sui rischi di infiltrazione nel tessuto sociale ed economico, istituito presso la direzione centrale della Polizia Criminale evidenzia che la porta d'ingresso più pericolosa nell’economia da parte della criminalità organizzata è costituita dai mercati finanziari

di An.Ga.

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Il secondo report dell'Organismo permanente di monitoraggio ed analisi sui rischi di infiltrazione nel tessuto sociale ed economico, istituito presso la direzione centrale della Polizia Criminale evidenzia che la porta d'ingresso più pericolosa nell’economia da parte della criminalità organizzata è costituita dai mercati finanziari


3' di lettura

Dal turismo e ristorazione ai servizi, dal settore sanitario a quello dei rifiuti, dai giochi e scommesse alla gestione di impianti sportivi e palestre, alla distribuzione e commercio di generi alimentari, all’autotrasporto, all’industria manifatturiera, a quella dell’energia, immobiliare, al commercio e noleggio di autoveicoli, fino alla grande finanza. È l’ampio ventaglio di settori produttivi e commerciali verso cui è rivolta l'attenzione della criminalità organizzata nel post-lockdown descritto dal secondo report dell'Organismo permanente di monitoraggio ed analisi sui rischi di infiltrazione nel tessuto sociale ed economico, istituito presso la direzione centrale della Polizia Criminale.

Il rischio legato all'acquisto di crediti deteriorati delle imprese
Il primo report aveva già offerto uno spaccato generale, nazionale ed internazionale, sui fenomeni criminali nel periodo di lockdown. Ora il secondo report evidenzia che la porta d'ingresso più pericolosa nell’economia da parte della criminalità organizzata è costituita dai mercati finanziari, con il grave rischio legato all'acquisto di crediti deteriorati delle imprese che gravano sugli asset bancari. Pericolo che, se era già presente prima della pandemia, aumenta in modo esponenziale nell'era del Covid-19 laddove è evidente la grave crisi economica e finanziaria che attraversa l'economia nazionale.

La diffusione dell’usura
In questa fase, è diffuso anche il fenomeno dell’usura con un forte impatto sociale, interessando spesso gli strati più deboli della società. «Un fenomeno che - si legge nel rapporto - incide notevolmente sulla percezione della sicurezza in quanto le manifestazioni criminali ad essa collegate sono connotate talvolta da forte aggressività. Genera, inoltre, effetti dannosi sull’economia, mortificando l’iniziativa economica privata (in particolare delle imprese più piccole), creando un rapporto di dipendenza verso il mondo criminale ed offrendo alla malavita spazi di illecito arricchimento, di reinvestimento, di riciclaggio ed infiltrazione nel tessuto economico».

Il problema del sovraindebitamento
Tra le condizioni che favoriscono l'inserimento nel circuito dell'usura – si legge ancora nel report - può annoverarsi talvolta il «sovraindebitamento», che può scaturire sia dall'incapacità nella gestione dei propri affari o dalla sopravvalutazione della propria capacità reddituale, sia da fattori imprevedibili, come nel caso della attuale fase pandemica, che comportano la contrazione delle entrate o l'aumento delle spese. L’usura è, infatti, una manifestazione criminale complessa che può assumere forme diverse: è praticata da professionisti, imprenditori, commercianti, come attività speculativa collaterale rispetto ad altre forme di investimento lecito; può costituire, inoltre, uno degli strumenti di penetrazione nelle strutture vitali della società civile da parte della criminalità organizzata di tipo mafioso che vi fa ricorso per perseguire scopi di più alto profitto.


Piccoli commercianti nel mirino
In particolare, come evidenzia il report, la modalità maggiormente pervasiva di infiltrazione nel tessuto economico si realizza attraverso «l’elargizione di prestiti di denaro a titolari di attività commerciali di piccole-medie dimensioni in difficoltà (sulle quali si struttura l'economia di molti centri urbani) da parte dei sodalizi delinquenziali che mirano a subentrare nella proprietà o nella gestione delle imprese più deboli, trasformandole in uno strumento per riciclare e reimpiegare capitali illeciti». Nell'attuale fase emergenziale, le organizzazioni criminali, e la ‘ndrangheta in particolare, «mostrano flessibilità nel diversificare i settori d'interesse per massimizzare i profitti, come già emerso nella fase di lockdown».

I rischio di infitrazione e riciclaggio
Nel report è contemplata l’ipotesi che diversi settori dell'economia, anche alla luce delle ingenti risorse pubbliche che saranno immesse in circolazione, possano offrire rilevanti opportunità per la criminalità organizzata con probabili tentativi di infiltrazioni, riciclaggio e reimpiego dei proventi illeciti. Così come «sono ipotizzabili dinamiche criminali per approfittare dei provvedimenti governativi che prevedono, tra l'altro, l'erogazione di sussidi pubblici a favore di famiglie e imprese e della sfavorevole e indebolita condizione economica in cui versa la maggior parte degli esercenti/imprenditori italiani».

Il problema della crisi di liquidità
La crisi di liquidità delle imprese e le difficoltà economiche, nell'attuale momento di riapertura, «costituiscono delle condizioni che potrebbero favorire attività strutturate delle organizzazioni criminali attraverso l'utilizzo di raffinati e complessi strumenti finanziari che consentono (anche attraverso l'acquisto dalle banche di crediti deteriorati e il coinvolgimento di fondi di investimento compiacenti) di entrare in possesso di asset imprenditoriali di particolare interesse nel settore turistico, della ristorazione e del commercio».

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