dopo le sanzioni antitrust

Acquisto veicoli a rate, automobilisti verso la class action

di Federica Pezzatti


(Agf)

4' di lettura

Avete acquistato un’auto “nuova o usata” mediante un finanziamento proposto dal concessionario tra il 2003 e il giugno 2017? Se la risposta è affermativa potreste provare a chiedere un risarcimento: sul mercato infatti esisteva un cartello che condizionava i costi dei finanziamenti.
Questo secondo quanto comunicato il 9 gennaio 2019 dall’autorità Antitrust che «in considerazione della gravità e della durata dell’infrazione (oltre 14 anni)» ha imposto sanzioni pecuniarie per un totale complessivo di circa 678 milioni di euro a numerosi gruppi automobilistici e a società finanziarie (captive bank) a loro collegate.

A fare scattare l’istruttoria è stata una “domanda di clemenza” da parte delle società Daimler AG e Mercedes Benz Financial Services Italia che ha fatto ricorso al «programma di pentitismo» europeo (leniency) evitando una sanzione di oltre 60 milioni e fornendo 145 pagine di documenti. Il cartello, secondo quanto accertato dall’Antitrust, ha realizzato uno «scambio di informazioni sensibili relative a quantità e prezzi, anche attuali e futuri».
Un’intesa complessa e continuata che ha determinato una riduzione della concorrenza tra operatori con effetti diretti per i consumatori che acquistavano un’automobile a rate, impedendo loro di godere dei tariffe più vantaggiose garantite in caso di una corretta concorrenza.

LE SANZIONI
LE SANZIONI
LE SANZIONI

Come chiedere risarcimento
Ora che pare essere stato accertato un vero e propri cartello ci sono i presupposti per procedere per chi si è finanziato presso i concessionari. Per agire basta il contratto di acquisto dell’auto e i documenti relativi al finanziamento da esibire alle associazioni di consumatori che stanno raccogliendo adesioni per intentare cause collettive. Il Codacons (indirizzo mail:info@codacons.it) ha annuciato una class action e ha presentato, il giorno stesso del comunicato Antitrust, una denuncia penale a 104 Procure della Repubblica di tutta Italia (per il reato di truffa aggravata).

Scure Antitrust su produttori e finanziarie auto

Tra i primi a muoversi c’è anche Altroconsumo, che ha già organizzato diverse class action, peraltro tutte ammesse dai giudici, nel settore auto: oltre a quelle sui consumi di Golf e Panda l’associazione ha ottenuto l’ammissibilità anche per il Dieselgate, dove i periti incaricati dal Giudice stanno ancora terminando l’attività di protocollo delle oltre 76mila adesioni pervenute.
«I soggetti interessati alla nuova class action che stiamo organizzando sono i consumatori, come definiti dal codice del Consumo, ossia clienti privati che hanno acquistato l’auto per utilizzo non professionale tra il 2013 e il giugno 2017 – spiega Danilo Mimmi, coordinatore consulenza giuridica di Altroconsumo –. Gli altri, ossia società o ditte e artigiani, non possono ricorrere a questo istituto pur essendo vittime del cartello e dovranno percorrere altre strade: non escludiamo che nei prossimi giorni si possano trovare soluzioni alternative».

Rimborsi, ecco le divergenze
Il quantum risarcibile è scientificamente impossibile determinarlo, anche perché, a differenza dell’intervento fatto nel luglio 2000 sul cartello rilevato nel settore Rc Auto, quando furono coinvolte 39 compagnie (con una multa da 700 miliardi di lire), in questo caso l’Antitrust non ha stimato il danno a carico dai consumatori.
Tuttavia, secondo Altroconsumo, l’esistenza di un cartello porta alla nullità delle clausole relative agli interessi che i consumatori hanno pagato su questa tipologia di finanziamenti. Dunque i legali dell’associazione puntano a richiedere la restituzione di tutti gli interessi illegittimamente concertati, tramite un cartello molto strutturato. Ci sarebbero infatti già dei precedenti nel mondo dei finanziamenti e delle assicurazioni. Sulla stessa linea d’onda si sta muovendo anche il Movimento Difesa del Cittadino che ha dato il via ad un'azione collettiva che punta ad ottenere la restituzione di tutti gli interessi illegittimamente concertati e percepiti dai finanziatori.
Diversa la visione di Confconsumatori, l’altra associazione ad annunciare un’azione collettiva, facendo però riferimento a una prassi europea che quantifica i danni in caso di violazioni simili intono al 20%. «In ipotesi di cartello accertato dall’Antitrust, la nuova normativa introdotta con il decreto legislativo n. 3 del 2017 garantisce una maggiore tutela per le vittime degli illeciti anticoncorrenziali – premette Antonio Pinto, avvocato di Confconsumatori –. Viene riconosciuto, a ciascun soggetto leso, il diritto di agire, anche in via collettiva ovvero attraverso la class action, per ottenere il risarcimento di tutti i danni subiti. Per cui i soggetti coinvolti possono richiedere il risarcimento, che secondo l’articolo 1 del D.Lgs. 3/2017 è pari al sovrapprezzo sugli oneri e costi finanziari versati da ciascuno a causa del cartello, oltre agli interessi su tale somma». Pinto ai fini della corretta individuazione del pregiudizio subito prende a riferimento la Comunicazione della Commissione Europea 2013/C 167/07 (pubblicata sulla Guge del 13 giugno 2013). Tale documento definisce una “Guida pratica” al risarcimento danni in tema di intese e cartelli. «Si tratta di guideline operative, non vincolanti legislativamente ma fondate su studi e analisi scientifiche quantificano il danno per i consumatori, conseguenti a intese e cartelli, pari al 20% del costo del servizio oggetto di intesa abusiva», spiega Pinto. Pertanto per Confconsumatori, è legittimo richiedere – nel caso concreto - un danno pari al 20% degli interessi e dei costi finanziari pagati alla società di finanziamento.

I prestiti vanno pagati
A scanso di equivoci è bene precisare che chi ha ancora in corso un prestito con le finanziarie in questione deve continuare a onorare i suoi impegni: i contratti sono restano validi e l’adesione alla class action (possibile ovviamente anche per chi ha già rimborsato tutto il prestito) prevedono tempi decisamente lunghi. Altroconsumo, unica a essere parte del giudizio, sta procedendo nell’accesso agli atti anche per cercare di capire meglio le varie responsabilità e le varie modalità. L’obiettivo fornire solidità giuridica all’azione collettiva in modo da ottenere un risarcimento certo e definito. Siamo dunque ancora in una fase di analisi e di studio.
E l’iter amministrativo del provvedimento è del resto complesso alla luce dei numerosi ricorsi annunciati (a cominciare da Assofin e Fca).

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