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Ad archiviare Berlusconi prima dei giudici è stato Salvini

di Barbara Fiammeri

Berlusconi: "Siamo in dittatura" e Salvini lo gela

2' di lettura

La Corte di Strasburgo prende atto della rinuncia di Silvio Berlusconi e non entra nel merito sulla legittimità o meno della legge Severino, che ha vietato per 5 anni al Cavaliere di candidarsi alle elezioni. La decisione infatti sarebbe arrivata fuori tempo. E non solo perché gli effetti della Severino sono decaduti e Silvio Berlusconi è tornato quindi in possesso del suo diritto a partecipare attivamente alla contesa elettorale.

La sentenza dei giudici è fuori tempo perché ad archiviare la stagione politica del Cavaliere prima dei giudici è stato Matteo Salvini. Sembra trascorso un secolo, da quando la candidatura o meno di Berlusconi poteva determinare la vittoria o la sconfitta del suo partito, Forza Italia, e dell’intero centrodestra.

L’ex premier conserva ancora un ascendente sull’elettorato ma sempre più modesto sia nei numeri (Fi è accreditata sotto il 10%) sia soprattutto per l’assenza di prospettiva che offre. Al contrario di Salvini, che si è divorato una parte consistente dell’elettorato forzista rafforzando sempre più la sua leadership. Un risultato che certamente è legato anche alla distanza anagrafica tra i due. Ma c’è anche un altro e ben più significativo vulnus: Berlusconi è stato il primo leader del dopoguerra a far coincidere l’esistenza di un partito politico con la sua persona. Dividere Forza Italia dal suo fondatore è una mission impossibile. Anche perché il Cavaliere non ha mai avuto intenzione di abbandonare il palcoscenico.

Tant’è che delfini più o meno ufficiali ne ha spiaggiati parecchi. Ora però è costretto a farlo e il ruolo crescente di Antonio Tajani, che 5 anni fa fu votato dal Ppe per presiedere il parlamento europeo su proposta di Berlusconi, ne è la conferma. La partita apparentemente sembra persa in partenza. Ma questa è una stagione in cui partiti e leadership si affacciano e tramontano velocemente. Lo conferma l’ascesa e la caduta del Pd renziano. Adesso è l’ora di Salvini e Di Maio. A Berlusconi non resta che prenderne atto e nell’attesa spianare la strada a chi verrà dopo di lui.

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