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Ad Avigliano torna il China China Laguardia

di Nino Amadore

2' di lettura

Piaceva a Emanuele Gianturco, famoso giurista e politico di Avigliano (Potenza), ministro della Giustizia nell’Ottocento, ma piace ancora oggi la “China China Laguardia”, l’elisir dalle proprietà rinvigorenti e ricostituenti, che si è aggiudicato il prestigioso premio «Dino Villani 2022» dell’Accademia italiana di cucina. Un ricettario dalle pagine ingiallite, la vecchia etichetta del tonico, aperitivo, digestivo e l’intuizione di Chiara Laguardia, 28 anni, giovane farmacista-imprenditrice di dar vita a una startup che coniugasse la tradizione degli antichi speziali e le attuali esigenze di benessere utilizzando prodotti naturali.

Quarta generazione di farmacisti, (come il padre, il nonno, la nonna e il bisnonno), nella farmacia fondata nel 1889 ad Avigliano da Pietro Antonio Laguardia. Il padre, commerciante di erbe, spezie e pietre preziose dell’Impero celeste, gli allestì la farmacia nella piazza centrale di Avigliano. È ancora lì e nel piccolo laboratorio la giovane farmacista ridà vita alle antiche ricette del bisnonno custodite da nonna Rachele Chiara, prima donna farmacista in paese.

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È nata così “Kiara” startup innovativa, supportata da Serea srl, Società Benefit di Potenza, unico incubatore lucano certificato che la accompagna nel progetto di realizzare integratori per il benessere della persona con erbe e prodotti locali, tonici, amari ed elisir con proprietà curative. Oltre 180 mila euro di investimento, finanziato per circa 80mila con due bandi della Regione Basilicata per sostenere la filiera produttiva turistica, culturale e creativa favorendo l’industria dei prodotti tradizionali tipici. «C’è un ritorno agli amari e un forte interesse verso la fitoterapia – sottolinea Chiara Laguardia –. Abbiamo testato in laboratorio e messo in produzione, anche grazie all’interesse di turisti e emigranti di ritorno, circa 2mila bottiglie di China China, riprendendo etichette e marchio originale. L’obiettivo è arrivare a 20mila incrementando il fatturato con la messa a regime a fine anno dei nuovi macchinari nel sito produttivo in via di realizzazione ad Avigliano e chiudere in Basilicata l’intera filiera con la produzione sperimentale sul monte Carmine della china, arbusto che cresce a notevoli altitudini».

Tutto secondo la ricetta segreta che il bisnonno non volle mai cedere neppure davanti alle lusinghe provenienti da oltre Oceano e all’ordine di 500 bottiglie dell’Excelsior di Venezia per non aver soddisfatto la richiesta del ministro Gianturco. «Una produzione industriale – diceva – farebbe perdere ai tonici le caratteristiche più genuine, garantite dall’accurata scelta di materie prime e dalla tecnica di lavorazione». Ancora oggi i prodotti della startup si possono acquistare solo ad Avigliano, centro turistico legato al culto della Madonna (o via spedizione, in crescita in Italia e all’estero). La farmacista sta sperimentando altre ricette del bisnonno: l’Angelica, la tipica erba officinale con un tocco di zafferano, e il liquore al cacao. Sapori antichi reinterpretati con gusti contemporanei e macchinari moderni

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