1961 - 2021

Addio ad Alber Elbaz, lo stilista che amava le donne con intelligenza e ironia

Scomparso improvvisamente a Parigi, sembra a causa del Covid, una delle menti più brillanti della moda contemporanea. A gennaio era tornato con il suo innovativo progetto AZ Factory, insieme a Richemont

di Angelo Flaccavento

(Reuters)

2' di lettura

Continua la falcidie di un annus horribilis che non accenna a finire. È di oggi la notizia della subitanea e inattesa dipartita di Alber Elbaz - si dice causa Covid, ma non ci sono conferme ufficiali: uno dei personaggi piú amati dal fashion system, non ultimo per la persona pubblica modellata sulla figura gigiona e morbida del pinguino, tra Batman e Charlie Chaplin - le recenti fortune del desueto papillon si devono a lui, che ne fece insieme ai grossi occhiali la sigla di un look da tenero simpaticone.

Era un uomo pieno di humor e di carisma, intelligente e acuto, ricco di determinazione e visione, ma soprattutto un professionista di prim'ordine. La notazione suona bacchettona, oggi che chiunque pensa di poter fare vestiti, e si limita invece a rifare o decorare malamente il vintage. Elbaz al contrario aveva una consapevolezza del corpo assoluta, e la capacità di glorificarlo qualunque taglia prendesse: un talento, invero, raro. Lo si dovrebbe ricordare come l'uomo che amava le donne. Non di tutti i designer di moda, impositori di visioni costrittive e impossibili in barba ai facili mantra inclusivi, lo si può dire.

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Elbaz, nato in Marocco, formatosi a Tel Aviv, passato da New York con Geoffrey Beene approdato a Parigi da Guy Laroche e Saint-Laurent con una pausa a Milano da Krizia prima di Lanvin, dove è rimasto dal 2001 al 2015 rinverdendo una maison storica ma piena di polvere, non voleva metterle a forza dentro abiti scomodi, duri; non voleva assoggettarle ad un modello di bellezza secco e assurdo. Al contrario le accettava così come sono. Amava infatti definirsi un dottore, e la sua ricetta era il feel good dressing. Di recente, aveva trasformato il tutto in un progetto intelligente ed efficace sostenuto dal gruppo Richemont, AZ Factory. Con lui se ne va un umorista dalla mano felice, un colorista sicuro, un uomo capace di creare bellezza ma scevro da quel fare scioccamente politico che è la maniera farlocca dell'oggi.

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