il ricordo

Addio ad Alberto Alesina, economista innovatore e uomo dal cuore immenso

Una delle menti più versatili e creative che l’accademia ha avuto nel campo dell’economia Ma anche una persona che tutti ricordano per il suo cuore

di Silvia Ardagna e Eliana La Ferrara

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Una delle menti più versatili e creative che l’accademia ha avuto nel campo dell’economia Ma anche una persona che tutti ricordano per il suo cuore


4' di lettura

Per chi ha conosciuto Alberto Alesina solo attraverso i suoi contributi sulla stampa italiana è difficile capire la perdita che il mondo dell’economia ha subito oggi.

Una stella tra gli economisti

La finestra che i suoi editoriali ci danno sui suoi contributi scientifici e su di lui come persona, per quanto ampia e trasparente, non è che una fessura. Alberto è una delle menti più versatili e creative che l’accademia ha avuto nel campo dell’economia – certamente una stella tra i gli economisti italiani, come dimostrano la cattedra ad Harvard e i numerosi riconoscimenti. Ma Alberto è stato e resterà anche una persona che tutti ricordano per il suo cuore. Siamo state prima studentesse e poi coautrici di Alberto, avendo la fortuna di conoscerlo sotto entrambi gli aspetti.

Creatore della political economy

Alesina lo studioso ha aperto una nuova branca dell’economia: la political economy. Già durante i suoi studi di dottorato ebbe l’intuizione di incorporare incentivi e vincoli di natura politica nell’analisi delle politiche economiche, mostrando l’interdipendenza tra cicli economici e cicli politici.

Nella ricerca macroeconomica, egli fu tra i primi a dimostrare l’importanza dell’indipendenza delle banche centrali dai governi per tenere sotto controllo l’inflazione, a indicare i costi e i benefici di una “optimal currency area”, e a spiegare come i governi di paesi ad alto debito possano repentinamete trovarsi in un equilibrio negativo a causa delle aspettative degli investitori. Suoi recenti lavori mostrano come la composizione della politica fiscale durante episodi di aggiustamenti (tagli di spesa corrente piuttosto che di investimenti pubblici, aumenti di tasse sul reddito individuale piuttosto che sulle imprese) sia cruciale per determinare la crescita economica, gli investimenti e la competitività dei paesi.

Società multietniche e interazione con fiducia, governi e politiche

All’inizio degli anni 90, quando ancora poco si parlava di società multietniche, Alberto mostrò in una serie di studi come l’aumento della diversità etnica fosse negativamente correlato coi livelli di fiducia, il capitale sociale, la qualità dei governi e il supporto alle politiche redistributive da parte dei cittadini. Anche la struttura geo-politica, per esempio il numero e la dimensione dei paesi, dipendono a suo avviso dal trade-off tra i benefici di creare mercati più ampi e la maggiore eterogeneità sociale che nazioni più grandi hanno al proprio interno.

I suoi studi più recenti su questi temi si concentrano sul ruolo dell’informazione (o della misinformazione) nell’influenzare le opinioni dei cittadini sull’immigrazione.

Tra i massimi esponenti dell’economia della cultura

L’attenzione agli aspetti sociali e culturali ha fatto di Alberto anche uno dei massimi esponenti dell’economia della cultura, uno degli ambiti disciplinari più nuovi e stimolanti che studia il ruolo di tratti culturali nel determinare le scelte economiche degli individui. È molto noto ad esempio un suo lavoro che mostra come un più intenso utilizzo dell’aratro nelle società pre-industriali – strumento che richiede forza muscolare - abbia contribuito a far emergere culture che poco valorizzano il contributo della donna alla produzione, e ancora oggi si associ a una minore partecipazione femminile alla forza lavoro.

Fare la differenza con l’umanità

Ma Alberto ha fatto la differenza nel mondo non solo con la sua ricerca: l’ha fatta con e per la sua umanità. Il numero di studenti che ha seguito come relatore di tesi, o che hanno lavorato con lui come assistenti di ricerca, e che poi hanno continuato con carriere brillanti è incalcolabile. Tutti questi ricercatori, se interpellati sul ruolo di Alberto nella loro crescita professionale o nelle collaborazioni di ricerca, diranno le stesse due cose.

Primo, diranno che la capacità di Alberto di spaziare da un argomento all’altro e il suo intuito per le “big questions” erano impareggiabili. Alberto aveva un’indomabile passione per la ricerca, una curiosità e una brillantezza tipiche di una mente sempre in crescita, ma allo stesso tempo era un collaboratore umile, interessato ad ascoltare e ad imparare. Dopo tante analisi, diatribe, discussioni per ponderare tutte le varie opzioni, Alberto sapeva quale fosse “il taglio giusto”. E il suo intuito non falliva mai.

Un motivatore cui non sfuggivi

Secondo, chiunque abbia avuto la fortuna di avere Alberto come mentore dirà che Alberto ti faceva capire in tanti modi quanto tenesse a te. Se aveva il sospetto che fossi demotivato, bloccato o se comunque non ti facevi vivo da un po’, veniva a stanarti per darti un’iniezione di energia. Da un colloquio con Alberto uscivi con la sensazione che le tue idee valessero davvero e che lavorando sodo avresti potuto fare la differenza. Questo suo ruolo era diventato talmente ovvio ad Harvard che un anno gli studenti organizzarono una scenetta natalizia in cui si parlava del numero verde 1-800-ALESINA per chi aveva bisogno di sostegno morale durante il dottorato!

Ma Alberto sapeva anche essere severo e alzare la voce (metaforicamente): entrambe abbiamo ricevuto più di una volta delle “lavate di testa” perché procrastinavamo la consegna di un articolo scientifico alla ricerca dell’ennesimo dettaglio aggiuntivo. Senza Alberto probabilmente molti lavori non li avremmo mai chiusi.

La moglie Susan, la passione per la montagna e i “figli” intellettuali

Alberto lascia una moglie che amava moltissimo, Susan, e che ha condiviso con lui la passione per il lavoro e per la montagna, fino all’ultimo giorno. Lascia anche un numero grandissimo di “figli” intellettuali che non riescono ancora a credere a quello che è successo, ma che sanno di volere tenere viva la memoria di Alberto e la lezione più importante che ci ha insegnato: un bravo economista è quello che fa le domande giuste – e che risponde con la mente e col cuore.

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