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Addio ad Angelo Abbondio, padre del risparmio gestito e filantropo

Fondatore e gestore del Fondo professionale, era uno specialista dell’analisi fondamentale. Con un occhio per il sociale

di Stefano Elli

Angelo Abbondio

3' di lettura

È morto Angelo Abbondio, storico agente di cambio, pioniere dell’industria del risparmio gestito italiano e filantropo. Aveva 81 anni. Abbondio è stato fondatore e gestore del Fondo professionale, il fondo comune lanciato nel 1984 insieme con un gruppo di dieci agenti di cambio tra i quali spiccavano nomi storici della finanza italiana e milanese come Ettore Fumagalli, Attilio Ventura e Renzo Zaffaroni. «Quando avevamo studiato l’iniziativa – raccontò poi il presidente del comitato degli agenti di cambio Ettore Fumagalli nel libro Affari in Piazza di Fabio Tamburini (Longanesi) – il nostro break even point era intorno ai 18 miliardi di raccolta e ci sarebbe bastato arrivare a 30 miliardi. L’obiettivo era avere un committente nostro, nel quale potevamo far investire i clienti. Bene, nel giro di un anno raccogliemmo 1000 miliardi».

Tre anni dopo, la maggioranza assoluta del capitale (il 77,4%) della Sprind, la società che controllava il fondo, presieduta dallo stesso Abbondio, fu comprata dalla Cofide del gruppo De Benedetti per una cifra che allora si ipotizzò aggirarsi tra i 50 e i 60 miliardi di lire. Abbondio però con il 12,6% restò nel capitale e mantenne la presidenza mentre per gli agenti di cambio fondatori della Sprind e del Fondo Professionale venne creato ad hoc un comitato di esperti per gli investimenti. E la cosa non meravigliò visti i risultati ottenuti dal fondo, le cui quote a un anno dalla sua fondazione erano raddoppiate, mentre a due anni avevano raggiunto il +33%. Nel 1993 fondò un’altra sim divenuta storica: la Symphonia Sim. Ceduta dieci anni dopo alla famiglia Segre e alla sua Banca Intermobiliare.

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Abbondio era uno specialista dell’analisi fondamentale e tra la fine degli anni Novanta e i primissimi anni 2000 si tenne ben distante dall’euforia irrazionale che circondò i titoli che allora si affacciavano su Internet. Abbondio fu molto criticato per questa ragione. E in una delle rare interviste rilasciate alla stampa (a Marco Liera su Plus24, nel giugno 2003) ebbe a dolersene: «Io sono stato travolto dalla bolla speculativa di inizio 2000. Consideravo le quotazioni esagerate, e mi muovevo di conseguenza. Sta di fatto che, all’apice della bolla, il mio fondo azionario Italia ha guadagnato il 5% con il mercato che ha fatto +15%. Ci sono stati clienti che ci hanno lasciato, accusandomi di non capire più niente dei mercati. Sicché mi sono concentrato nella gestione dei fondi bilanciati, con i quali ho conseguito dei buoni risultati. L’azionario Italia l’abbiamo avvicinato ai benchmark». «Ma scusi – replicava l’intervistatore – alla luce del crollo successivo dei mercati, quei clienti hanno riconosciuto che lei aveva ragione a essere prudente? «Sì – rispose Abbondio – ma nel nostro mestiere non conta nulla avere ragione. Ciò che conta è dare al cliente quello che vuole».

Abbondio era anche un filantropo sincero. Nel 1987 a un’asta di Finarte, la casa d’aste del finanziere Francesco Micheli, acquistò il famoso dipinto di Giuseppe Pellizza da Volpedo Fiumana e poco dopo lo donò alla Pinacoteca di Brera. Nello stesso anno costituì la Fondazione Umano Progresso che alla fine del ’99 realizzò in Brasile, a Salvador de Bahia, del Centro educativo Giovanni Paolo II che per i bambini brasiliani è soprattutto la favela Novos Alagados. Abbondio ha collaborato anche con la Compagnia delle Opere, di cui è stato vicepresidente, e ha ricoperto incarichi in Fondazione Cariplo.

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