LA MORTE DI CHRISTO

Addio al visionario senza confini - Il progetto «The Floating Piers»

Il viso affilato, la gentilezza stemperata in movimenti e un sorriso secco e leggero, Christo era così, un visionario che aveva realizzato i suoi sogni. Con la moglie Jeanne-Claude che tutto gestiva intorno a lui

di Stefano Biolchini

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(REUTERS)

Il viso affilato, la gentilezza stemperata in movimenti e un sorriso secco e leggero, Christo era così, un visionario che aveva realizzato i suoi sogni. Con la moglie Jeanne-Claude che tutto gestiva intorno a lui


2' di lettura

Era un visionario senza confini e limiti Christo. Il grande artista di origine bulgara e famoso in tutto il mondo per le sue installazioni che hanno “impacchettato” alcuni fra i più importanti monumenti, ponti e strutture architettoniche mondiali, è morto all’età di 84 anni nella sua casa di New York City.

L’artista, nato Christo Yavacheff, era fuggito dalla Bulgaria comunista nel 1957, rifugiandosi a Praga e quindi a Vienna e Ginevra. Un anno dopo sarebbe arrivato a Parigi dove avrebbe incontrato quella che sarebbe divenuta la sua compagna di vita e partner artistica, Jeanne-Claude Denat de Guillebon, con cui avrebbe realizzato e firmato alcune fra le sue più famose installazioni.

L’ultima delle quali, la “The London Mastaba”, forse la più grande scultura al mondo, alta 20 metri e realizzata con oltre 7500 barili di petrolio dipinti, era una piramide tronca, che si reggeva su una piattaforma nel laghetto londinese di Hyde Park. Il progetto, è forse uno dei pochi sogni solo in parte rimasti incompiuti per questo artista, che da tempo progettava di realizzarla per Abu Dhabi.

Perché Christo, il viso affilato e la gentilezza stemperata in movimenti e un sorriso secco e leggero era così, un visionario che aveva realizzato tutti i suoi sogni. Lo ricordo in un nostro soggiorno a Lugano, in compagnia di sua moglie Jeanne-Claude che tutto gestiva intorno a lui, gli occhi persi all’orizzonte, mi spiegava il suo ultimo progetto con parole appena accennate e una costanza certa e disarmante. “I miei teloni sono dighe leggere per arginare lo spregio fatto alla sacra madre terra”. Dei memento mori, moderne iconostasi in grado di riaccendere curiosità, attenzioni ed emozioni. Maschere disadorne dagli echi ancestrali. La sua “Land art” gettava nuova luce sui luoghi e sul passato proiettando se stesso e gli altri in una contemporaneità attenta al futuro.

Jeanne-Claude sarebbe morta alcuni anni dopo lasciandogli un grande vuoto. “Ci sono solo tre cose che non facciamo insieme: disegnare, perché i disegni sono di Christo, prendere lo stesso volo e andare dal nostro commercialista che lui non ha mai conosciuto” scherzava lei.

Un sodalizio d’arte e di vita fra i più compiuti del secolo passato. Tra le sue installazioni “The Gates” nel 2005 a New York in Central Park; i grandi spazi americani vennero occultati con il Grand Hogback, Rifle, Colorado, e le rinate in “purple packaging” Sourraunded Islands, Biscaine Bay, Grater Miami; e poi il The Pont Neuf Wrapped imbavagliato a Parigi, la sua creazione forse più nota l’impacchettamento del Reichstag a Berlino nel 1995; nel 2016 il successo italiano con la lunga passerella sul Lago di Iseo.

“Le nostre installazioni potranno vivere ed essere relaizzate anche dopo la nostra morte”, si legge in un comunicato diffuso dai loro collaboratori. Di questo Jean Claude e Christo erano certi. Speriamo che sia così. Il parigino Arc de Triomphe per il prossimo anno è il primo monumento che li aspetta.

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