ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa comunicazione della pandemia

Addio al bollettino Covid? esperti spaccati: via subito; no, resti per trasparenza

Tra le prime misure che dovrebbe prendere il nuovo ministro della Salute Orazio Schillaci sul Covid c'è quella di modificare il bollettino che ogni giorno registra l'andamento della pandemia

di Marzio Bartoloni

Covid, Kluge (Oms): "Questo non è il momento di rilassarsi"

3' di lettura

La pandemia si muove verso la cosiddetta endemia: la convivenza con il virus sempre che non compaiano nuove minacciose varianti. Un motivo in più per cambiare la comunicazione che da quasi tre anni ci accompagna: tra le prime misure che dovrebbe prendere il nuovo ministro della Salute Orazio Schillaci sul Covid c'è infatti quella di modificare il bollettino che ogni giorno registra l'andamento della pandemia e che potrebbe diventare presto settimanale. Un passo che spacca esperti e addetti ai lavori: c’è chi sostiene con convinzione che oramai è inutile e chi invece lo difende perché così si monitora meglio la pandemia garantendo trasparenza e informazione..

I favorevoli all’abolizione al bollettino quotidiano

Ad aprire il dibattitto per primo è stato Francesco Vaia, direttore dell'Istituto nazionale Lazzaro Spallanzani di Roma, con il suo appello a sospendere il bollettino giornaliero dei decessi sottolineando che in questo momento non ci sono “assolutamente elementi di allarme” per la pandemia. In totale accordo con Vaia è tra gli altri Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano: «I bollettini» giornalieri su Covid-19 «avrebbero dovuto stopparli già da tempo» ed eliminarli «sarà la prima cosa da fare per risvegliare la gente da questo incubo sociale». Sulla stessa scia Mario Clerici, docente di immunologia dell'università degli Studi di Milano e direttore scientifico della Fondazione Don Gnocchi: «Io credo che a questo punto della pandemia di Covid, che nella realtà non è più una pandemia, ma un'epidemia, il bollettino generi ansia in coloro che sono suscettibili all'ansia e non ne vedo più l'utilità».

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Trasformare il bollettino in un report settimanale

«Il bollettino Covid quotidiano va sicuramente eliminato. Se proprio si vuole mantenerlo lo si faccia una volta a settimana. Ora che arriva l'influenza che facciamo un bollettino con tutti i casi ogni giorno? Dobbiamo cambiare», tra gli esperti favorevoli a una trasformazione del bollettino c’è innanzitutto Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova. Su posizione simili l'epidemiologo Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all'Università del Salento: «Sono d’accordo che divulgare il bollettino quotidiano Covid dei decessi ha poco senso. La sorveglianza del virus deve comunque proseguire in modo accurato. Una buona alternativa potrebbe essere la sola pubblicazione di un bollettino settimanale di tutti i dati». Anche l’immunologo Mauro Minelli, responsabile per il Sud Italia della Fondazione per la medicina personalizzata è convinto che «si potrebbe anche rinunciare al bollettino quotidiano e pensare a qualcosa di più significativo e più profondo sul piano del monitoraggio e della sorveglianza epidemiologica».

Mantenerlo giornaliero per ragioni di trasparenza

«Sono assolutamente contrario all'eventuale cancellazione del bollettino quotidiano sui dati Covid. È giusto che ogni giorno sia data informazione di ciò che si registra, decessi compresi. Non vedo in modo positivo un atteggiamento protettivo dell'opinione pubblica che, in questo modo, si presuppone composta da persone irresponsabili a cui celare le cose»: questa la posizione netta di Massimo Galli, già direttore del reparto di Malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano. Per Walter Ricciardi, docente di Igiene all'Università Cattolica «è una questione di comunicazione. La sorveglianza sanitaria e l'acquisizione dei dati sono fondamentali, così come la trasparenza dei dati che devono essere disponibili e accessibili per tutti. Ma il come comunicarli e spiegarli è una scelta del Governo e delle istituzioni. L'importante è che tutti gli attori coinvolti possano accedere alle informazioni». Infine per Giuseppe Remuzzi, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs «il bollettino oggi va reso più semplice, a mio avviso vanno messe le voci essenziali, cioè il numero di persone che hanno bisogno di ospedale e di terapia intensiva, e il numero persone che muoiono» per Covid. «Però bisogna trovare il modo di distinguere questo numero di persone che muoiono perché hanno contratto il Covid, e quindi hanno una polmonite interstiziale anche se ormai è abbastanza rara, o hanno delle conseguenze da Covid, da quelle che hanno un tampone positivo».

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