aveva 77 anni

Morto Dr. John, l’uomo che re-inventò la musica di New Orleans

di Francesco Prisco


Dr. John canta con The Band per Martin Scorsese

3' di lettura

Incrociare magia bianca e magia nera è arte voodoo, roba da sciamani, quelli che nel Sud degli Stati Uniti in molti continuano a chiamare «medicine men». Se è vero che la musica è magia, chi si è sicuramente meritato l’appellativo di «doc» è Dr. John, vero e proprio maestro del genere, autore e interprete che in 50 anni di attività ha saputo mescolare nella propria produzione blues, rock e boogie woogie. Se n’è andato nella giornata di giovedì stroncato da un infarto, secondo quanto ha reso noto la sua famiglia. Aveva 77 anni e non era più apparso in pubblico dalla fine del 2017, quando cancellò diversi concerti.

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Una leggenda della Louisiana
«La famiglia ringrazia quanti hanno condiviso il suo unico viaggio musicale e, in questo momento, chiede privacy», recita la dichiarazione che annuncia il decesso. Nella sua lunga carriera Dr. John ha vinto cinque Grammy Awards. Nel 2011 fu introdotto nella Rock and Roll Hall of Fame. Per capire lo spessore del personaggio, basti citare il fatto che il primo a esprimere un messaggio di cordoglio è stato nientemeno che Ringo Starr: «Dio benedica Dr. John. Pace e amore a tutta la sua famiglia. Adoro the Doctor», ha twittato il batterista dei Beatles. Doc era effettivamente «una vera leggenda della Louisiana», come ha sottolineato il governatore dello stato John Bel Edwards.

Il suono del voodoo
Malcolm John Rebennack, questo il suo vero nome, in Italia è noto soprattutto ai musicofili più colti ed esigenti: nativo di New Orleans come la musica che suonava - un blues intriso di inconfondibili atmosfere Southern-, dal 1968 ha calcato le ribalte di mezzo mondo con rara stoffa da pianista/band leader. Sentirlo dal vivo non aveva prezzo: in brani come Iko Iko ci passa dentro tutta la storia (della muscia) americana. Il suo spettrale debutto Gris-Gris (1968) combinava ritmiche r’n’b’ con il rock psichedelico e un po’ inquietava gli ascoltatori per i numerosi rimandi alla mistica voodoo.

Il «figlioccio» di Cosimo Matassa
Più avanti entra nella Top 10 americana con il funky di Right Place, Wrong Time (1973) e collabora con mezzo mondo. Era molto semplicemente un bianco che aveva trovato casa tra i neri di New Orleans. Si può dire che ebbe due padri: quello naturale, gestore di un negozio di dischi che nel tempo libero riparava i sistemi di amplificazione dei bar di New Orleans, e quello naturale, Cosimo Matassa, l’italo-americano che mise in piedi lo studio di registrazione più importante della capitale della Louisiana. Negli anni Cinquanta, infatti, un Malcolm John ancora adolescente si faceva le ossa come pianista e chitarrista della backing band di quegli studios che per lui erano «una seconda casa».

Le collaborazioni con The Band e Rolling Stones
Si diede alla musica a tempo pieno dopo aver lasciato il liceo, stessi anni in cui faceva le prime esperienze con le droghe, «passione» che gli porterà diversi problemi con la legge. Pianista formidabile pur avendo perso l’anulare della mano sinistra in una sparatoria che lo coinvolse a Jacksonville, Mississippi, nel 1961, è stato uno dei sessionman più apprezzati della sua generazione. Ha suonato con i Grateful Dead, regalato Such a Night a The Last Waltz, il rockumentary che Martin Scorsese dedicò a The Band, offerto tutto il suo estro ai Rolling Stones di Exile on Main Street alle prese con l’incisione di Let it Loose. Un vero «medicine man». Pronto a infilare un pezzo della sua magia nella vita di chiunque evocasse il suo spirito.

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