1931-2019

Addio a Giampiero Pesenti, industriale e testimone di un’irripetibile stagione italiana

Con Giampiero Pesenti, scomparso all’età di 88 anni, muore uno degli ultimi protagonisti di una stagione, il Novecento italiano, tutta giocata sull’economia pubblica, la centralità di Mediobanca e le famiglie imprenditoriali, che sono ormai definitivamente tramontate

di Paolo Bricco


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2' di lettura

Con Giampiero Pesenti, scomparso all’età di 88 anni, muore uno degli ultimi protagonisti di una stagione, il Novecento italiano, tutta giocata sull’economia pubblica, la centralità di Mediobanca e le famiglie imprenditoriali, che sono ormai definitivamente tramontate.
Pesenti, nella famiglia di imprenditori bergamaschi, ha avuto un ruolo istituzionale e di sviluppo. Il padre Carlo è un imprenditore capace di mantenere autonomia – e in diverse occasioni di lanciare la sfida, con alterne fortune – ai centri del potere italiano – la Fiat, la Mediobanca e l’Iri – guidati da Vittorio Valletta e da Gianni Agnelli, da Enrico Cuccia e dall’establishment dell’industria pubblica. Il terreno conquistato dal padre va dal cemento all’editoria (il giornale popolare “La Notte”), dalla meccanica (la Franco Tosi) alle assicurazioni (la Ras), dall’auto (la Lancia) alla siderurgia (con una partecipazione nella Falck) e alle banche (l’Istituto Bancario Italiano e la Banca Provinciale Lombarda) .

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Il figlio Giampiero sceglie invece un profilo più prudente e misurato. Non a caso, sarà dagli anni Ottanta in avanti uno degli uomini italiani più influenti, in quella dimensione di miscela fra industria e banche, rappresentanza e politica di un Paese in cui il potere non si conquista mai, ma si condivide sempre. Il padre Carlo muore il 20 settembre 1984. Il 29 settembre di quell’anno, Giampiero diventa consigliere delegato di Italcementi. E, pochi giorni dopo, assume la guida di Italmobiliare. È a questo punto che Giampiero inizia a riposizionare le partecipazioni del gruppo, che si erano appesantite finanziariamente per la defocalizzazione dal cemento. Fra l’altro, nel 1984 vende il 38% della Ras alla Allianz e cede “La Notte” a Edilio Rusconi.

Addio al «re del cemento» Pesenti

Addio al «re del cemento» Pesenti

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Come imprenditore, Giampiero verrà ricordato per l’operazione – suggerita fra 1991 e 1992 da Mediobanca – su Ciments Français. Con l’acquisizione della società francese, il fatturato di Italcementi passa da 1.500 miliardi a oltre 5mila miliardi di lire. Prende forma – con il 17% del mercato continentale - il primo gruppo europeo. Il mercato italiano, prima del tutto prevalente, scende al 27,5 per cento dei ricavi totali. Le cementerie diventano 51. Le centrali di calcestruzzo sono 500. Si contano – in 23 Paesi - oltre 20mila dipendenti. Una attività, quella storica nel cemento, da cui la famiglia Pesenti uscirà progressivamente dal 2015, con la cessione ai tedeschi di HeidelbergCement.

Italmobiliare ha, negli anni Ottanta, il 2% della Mediobanca di Cuccia che gli chiede, in quel 1988 in cui si opera la privatizzazione dell’istituto, di assumere la presidenza di Gemina, il cuore del sistema finanziario e industriale del Nord. Alla presidenza di Gemina – durata fino al 1996 - e alla presidenza di Rcs Mediagroup si uniscono i consigli di amministrazione di Mediobanca, di Snia e Pirelli, Bastogi e Hdp, Falck e Ras, Fiat e Montedison, Credito Italiano e Mittel.

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