Dopo una breve malattia

Morto Gianfranco D’Angelo, comico, cabarettista e attore

È morto nella notte fra il 14 e il 15 agosto al Policlinico Gemelli di Roma dopo una breve malattia. Avrebbe compiuto 85 anni il 19 agosto

E' morto Gianfranco D'Angelo

3' di lettura

«L’attore Gianfranco D’Angelo è morto nella notte fra il 14 e il 15 agosto al Policlinico Gemelli di Roma dopo una breve malattia. Avrebbe compiuto 85 anni il 19 agosto». Lo fa sapere il suo ufficio stampa in una nota.

Attore, comico, cabarettista, doppiatore, imitatore e cantante, era nato a Roma nel 1936. Dopo aver svolto diversi lavori, debutta in Rai all’inizio degli anni Settanta, dove è apparso in vari programmi a fianco dei personaggi di punta dell’epoca, da Raffaella Carrà a Sandra Milo. Ha fatto parte del gruppo del Bagaglino con Pippo Franco e ha recitato in molti film, a teatro e in televisione, dove ha partecipato a programmi quali Drive in e, più recentemente, Striscia la notizia. Nel 2019 era apparso nel film W gli sposi diretto da Valerio Zanoli. Lascia due figlie, Daniela e Simona, entrambe attrici.

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Morto Gianfranco D'Angelo, mattatore del Drive in

Morto Gianfranco D'Angelo, mattatore del Drive in

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Ricci: «Era il “grande vecchio” del Drive in»

«Un artista grandissimo e versatilissimo. Un monologhista in grado però di imitare chiunque e, nelle parodie dei film, di interpretare i personaggi più disparati. Vitalissimo in scena, sornione e compagnone nella vita». Parla Antonio Ricci di Gianfranco D’Angelo che, assieme a Ezio Greggio, fu uno dei primi conduttori del suo Tg satirico Striscia la notizia. «A Drive in - ricorda - lo chiamavamo “il vecchio” perché aveva 40 anni. Per cinque anni a cena insieme e a dormine nello stesso residence. Saggio e con i piedi per terra, in un successo incredibile che poteva travolgere tutto e tutti. Una complicità che è durata nel tempo con i protagonisti di quella fortunata trasmissione. A fine ottobre, mentre ero ammalato di Covid, mi ha scritto: “Anto’, ma perché hai preso il Covid adesso che a gennaio esce quello nuovo?”. A fine settembre dovevo incontrarlo perché voleva parlarmi di Tre amici al bar, spettacolo teatrale con Sergio Vastano (altro compare del Drive in) che sperava di portare in tv. Adesso non ci resta che piangere. E dare un abbraccio affettuoso alle sue figlie».

Greggio: «Artista e persona importante nella mia vita»

Puntuale arriva il ricordo di Greggio che al Drive in e poi a Striscia fu sua spalla: «Se ne va non solo una persona a me particolarmente cara ma che è stata importante nella mia vita. Sei stato grande al cinema, in tv e in teatro regalando sempre risate ed allegria. Ti voglio bene Frankie collega, amico e fratello. Has Has Fidanken».

L’infanzia difficile e la scoperta del teatro

In un’intervista rilasciata alcuni anni fa al settimanale TV Sorrisi e Canzoni aveva raccontato i suoi inizi spiegando di venire «da una famiglia poverissima, ho perso i genitori a tre anni e sono cresciuto con gli zii. Ho fatto tanti mestieri, ma ho amato il teatro fin da bambino. Ho anche lavorato dietro le quinte: macchinista, attrezzista». D’Angelo è stato anche impiegato alla Sip, la compagnia telefonica, «alla sera recitavo in cabaret con i testi che mi ero fatto scrivere da Maurizio Costanzo, che all’epoca era un semplice giornalista». Poi fu chiamato al Puff, storico cabaret romano, per sostituire Enrico Montesano che era andato a fare un varietà in tv.

Dalla commedia sexy al Drive in

«Mi licenziai e da quel momento non mi sono più fermato: il teatro, la radio, il Bagaglino, i film e poi la tv». Al cinema intercetta la stagione della commedia sexy, come La liceale nella classe dei ripetenti (1978), in cui interpreta il personaggio del professor Pinzarrone, simpatie fasciste e baffetti hitleriani. Gli anni Ottanta sono la sua età dell’oro, con il Drive in di cui è indiscusso mattatore, nonché interprete di una indimenticabile galleria di personaggi: dall’addestratore dell’immobile cocker Has Fidanken all’emozionabilissimo Tenerone. E poi le imitazioni caricaturali: dal De Mita intellettuale della Magna Graecia a De Michelis («Si vive una volta sola, ma si governa tutta la vita»), fino ad arrivare alle interviste del giornalista «Gervasetto» a «Marina Dante Delle Povere», parodia rispettivamente di Roberto Gervaso e Marina Lante Della Rovere.

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