1943-2019

Addio a Giorgio Squinzi, l’ex presidente di Confindustria che ha fatto grande la Mapei

Giorgio Squinzi, ex presidente di Confindustria dal 2012 al 2016 e a capo della Mapei, è morto all’età di 76 anni dopo una lunga malattia

di Paolo Bricco


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Giorgio Squinzi (Ansa)

3' di lettura

Giorgio Squinzi – protagonista del mondo della fabbrica, uomo della rappresentanza e italiano grande appassionato di sport – si è spento all'età di 76 anni. Con lui, se ne va prima di tutto un esponente di quel Nord produttivo che ha cambiato il volto dell'Italia industriale degli ultimi quarant'anni.

Il Nord delle medie imprese ultrainternazionalizzate, di cui la Mapei – fondata nel nucleo originario dal padre Rodolfo e sviluppata con innovazioni radicali da lui insieme alla compagna di una vita, la moglie Adriana – è uno degli esempi principali.

Mapei impresa modello per la chimica
Giorgio Squinzi, in coerenza con il cursus honorum culturale prima che professionale dei ceti produttivi del Nord, ha conseguito una laurea – in chimica industriale, alla Statale di Milano – essenziale per lo sviluppo della nuova frontiera dell'azienda di famiglia. È, infatti, dal 1970 che lui le conferisce la sua impronta personale, gettando le basi perché la Mapei – anno dopo anno, crescita per linea interna e acquisizioni mirate, utili sistematicamente portati a riserva, in una pratica riconosciuta da tutti come estremamente virtuosa – divenga una impresa modello per la chimica, nella intersezione strategica con le infrastrutture e con le costruzioni. Unendo, così, alcuni dei comparti che, fin dagli anni Cinquanta, hanno caratterizzato la via italiana allo sviluppo. All'interno del canone del Quarto Capitalismo teorizzato dall'ufficio studi di Mediobanca, la Mapei di Giorgio Squinzi ha un posto di assoluto rilievo, con un fatturato nel 2018 pari a 2,5 miliardi di euro e con 10.500 dipendenti.

Addio a Giorgio Squinzi, ex presidente di Confindustria e di Mapei

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La presidenza di Confindustria
Squinzi non è stato soltanto un uomo di fabbrica. Squinzi è stato anche un uomo al servizio della dimensione pubblica della rappresentanza. Il 22 marzo 2012 viene designato presidente di Confindustria, carica che gli viene assegnata il 23 maggio di quell'anno e che termina il 25 maggio 2016. Il suo mandato è stato caratterizzato dal tentativo di ridare una centralità – prima di tutto culturale – alla manifattura, in opposizione alla finanza. Una scelta di fondo motivata non soltanto dalla sua estrazione di imprenditore, appunto, di stabilimento e di laboratori, ma anche dal particolare contesto italiano ed internazionale: è proprio nel 2012 che, in particolare in Europa, si propaga con maggiore profondità il contagio ai sistemi industriali della crisi finanziaria innescatasi con il fallimento di Lehman Brothers. Squinzi, che è stato anche presidente del Sole 24 Ore dal 29 aprile al 1° ottobre 2016, nel mondo associativo ha rivestito pure l'incarico di presidente di Federchimica e di vicepresidente di Assolombarda.

La passione per il ciclismo
Giorgio Squinzi, di cui tutti ricordano la vitalità oltre che la dedizione professionale, è stato un grande appassionato di sport. In questo, davvero, ha mostrato tutta la sua dimensione umana, non appiattita soltanto sull'amore per il lavoro, il lavoro, il lavoro. Prima di tutto, c'è stata la passione per il ciclismo. Anche in questo caso, nata in famiglia, dato che il padre Rodolfo era stato professionista in questo sport per alcuni anni. Una passione non soltanto praticata come amatore, ma anche perseguita sotto il profilo organizzativo e professionale, dato che per dieci anni Squinzi ha sponsorizzato la squadra professionistica Mapei-Quick Step.

L’avventura con il Sassuolo calcio
L'altro grande amore – anche in questo, molto italiano – è stato il calcio. Prima di tutto come tifoso del Milan. E, poi, come proprietario del Sassuolo. La squadra del distretto delle piastrelle, una delle anime del capitalismo produttivo italiano. La squadra che, fin dal suo arrivo in Serie A, è stata un esempio di buona gestione imprenditoriale, con uno stadio ben funzionante, bilanci a posto, un rapporto sano con la tifoseria, qualcosa di pulito e ben illuminato in un calcio che, troppo spesso, ha rappresentato e rappresenta la proiezione delle ombre della economia e della società italiana. Con Giorgio Squinzi, dunque, se ne va un imprenditore, un uomo della scena pubblica, un italiano.

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