lutto

Addio a Giuseppe Frigo, in prima fila nelle battaglie per il garantismo

Delle Camere penali è stato un leader storico, nel 2008 venne eletto giudice della Corte costituzionale, su indicazione nel 2008 del Popolo delle libertà, ma con un consenso trasversale

di Giovanni Negri

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Delle Camere penali è stato un leader storico, nel 2008 venne eletto giudice della Corte costituzionale, su indicazione nel 2008 del Popolo delle libertà, ma con un consenso trasversale


2' di lettura

Dove sia adesso non lo sappiamo. E nessuno può saperlo. Dove gli sarebbe piaciuto essere però siamo convinti di poterlo azzardare: a Roma, in piazza Cavour, davanti alla Corte di cassazione, dove, per tutta la settimana le Camere penali hanno effettuato la loro maratona oratoria per contrastare l’entrata in vigore, tra pochi giorni, della riforma della prescrizione targata 5 Stelle.

Perché Giuseppe Frigo, morto nella sua Brescia, a 84 anni, delle Camere penali è stato un leader storico, in prima fila nelle tante battaglie ingaggiate nel segno del garantismo. Con quei suoi baffoni che gli conferivano l’aria di gentiluomo d’altri tempi, resta nella memoria di tanti quel «lunga vita all’Unione delle camere penali» con il quale concludeva i suoi interventi congressuali.

Frigo, naturalmente, è stato molto altro: alla professione forense che lo ha visto in prima linea in alcune delle vicende giudiziarie più note di questi anni, il caso Soffiantini per esempio ma fu anche il legale della Procura di Milano davanti alla Corte costituzionale in due conflitti di attribuzione negli anni di Mani pulite quando venne negata l’autorizzazione a procedere nei confronti di Bettino Craxi e Severino Citaristi, accompagnava la statura di studioso di vaglia del processo penale, con numerosi incarichi nelle commissioni ministeriali che misero a punto il nuovo Codice di procedura secondo il modello accusatorio.

In linea di continuità con questi impegni da “legislatore” fu poi uno dei padri dell’inserimento in Costituzione del principio del giusto processo, della parità tra accusa e difesa. Principio cui tenne fede, nella sua difficile e mai compiuta attuazione, quando nel 2008 venne eletto giudice della Corte costituzionale, su indicazione nel 2008 del Popolo delle libertà, ma con un consenso trasversale. Nel 2016, malato, si era dimesso.

A noi piace ricordarlo però anche come collaboratore attento e sempre disponibile del Sole 24 Ore e di Guida al Diritto. Tanti sono i suoi interventi che ne testimoniano la passione anche militante nell’attività pubblicistica e di analisi delle norme. Parte di una minoranza, forse, non pensò però mai da minoranza.

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