L’attrice è mancata a 89 anni

Addio a Jeanne Moreau, volto sensuale della Nouvelle Vague

di Andrea Chimento

Addio a Jeanne Moreau, aveva 89 anni l'icona del cinema francese

3' di lettura

Si è spenta all’età di 89 anni Jeanne Moreau, straordinaria attrice francese che ha fatto la storia del cinema transalpino.
Nata a Parigi il 23 gennaio del 1928, figlia di un ristoratore francese e di una ballerina inglese, inizia molto presto a frequentare corsi di teatro ed entra giovanissima al Conservatorio di Parigi. Il primo ruolo sul grande schermo arriva nel 1949 (anno in cui si sposa con il regista Jean-Louis Richard, ma i due divorzieranno già nel 1951) con il misconosciuto «Dernier amour», ma sarà il 1954 la stagione dei suoi primi lavori di rilievo per il cinema: è nel bellissimo «Grisbì» di Jean Becker e protagonista de «La regina Margot» di Jean Dreville.
Quattro anni dopo due pellicole di Louis Malle la renderanno una delle interpreti più importanti del rinnovamento che il cinema francese stava subendo alla fine degli anni Cinquanta: «Les amants» e, soprattutto, «Ascensore per il patibolo» sono i titoli della consacrazione di un’attrice dal volto elegante e dalle movenze raffinate, capace di interpretare con grande profondità anche i ruoli più complessi.

Il volto sensuale della Nouvelle Vague
Divenne presto una delle attrici predilette dagli autori della Nouvelle Vague: François Truffaut, dopo averle regalato un cameo ne «I 400 colpi» (1959), la sceglie per due cult assoluti come «Jules et Jim» (1962) e «La sposa in nero» (1966). Avrà anche un piccolo ruolo ne «La donna è donna» di Godard (1961) e tornerà a lavorare con Malle in «Fuoco fatuo» (1963) e «Viva Maria» (1965).

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Già in questi anni, però, viene molto apprezzata anche fuori dai confini francesi e verrà diretta da autori del calibro di Michelangelo Antonioni ne «La notte» (1961), Joseph Losey in «Eva» (1962) e Luis Buñuel ne «Il diario di una cameriera» (1964). Una menzione a parte per Orson Welles, grande autore con cui condivide una bella amicizia e con il quale lavora in titoli del calibro di «Il processo» (1962), «Falstaff» (1965) e «Storia immortale» (1968).

Gli amori con Richardson e Friedkin
Tra le sue relazioni sentimentali più celebri ci sono quelle con il regista Tony Richardson (con il quale gira due lungometraggi sul finire degli anni Sessanta) e il matrimonio con William Friedkin, regista de «L’esorcista», con cui rimane sposata dal 1977 al 1981. Negli anni Settanta inizia ad allentare il ritmo di lavoro e tenta anche la strada della regia senza grande fortuna («Storia di un’amicizia tra donne» del 1976 e «L’adolescente» del 1979), ma si ricorda in questo decennio il suo ruolo ne «Gli ultimi fuochi» (1976) di Elia Kazan, mentre Losey la vuole ancora accanto a sé per «Mr. Klein» (1976) e «La truite» (1982).

Viene in seguito chiamata da due dei principali autori del Nuovo Cinema Tedesco, Rainer Werner Fassbinder («Querelle de brest» del 1982) e Wim Wenders («Fino alla fine del mondo» del 1991, ma anche «Al di là delle nuvole», co-firmato da Wenders e Antonioni), e da autori del calibro di Luc Besson («Nikita» del 1991) o Theodoros Angelopoulos («Il passo sospeso della cicogna» sempre del 1991). Nel nuovo millennio, nonostante gli anni passino, regala una magnifica e commovente interpretazione nell’altrettanto magnifico «Il tempo che resta» di François Ozon (2005), oltre a «Visage» (2009) del maestro taiwanese Tsai Ming-liang. L’ultima pellicola in cui la ricordiamo, però, è «Gebo e l’ombra» (2012), in cui recita accanto a un altro mostro sacro come Claudia Cardinale, diretta dal grande regista portoghese Manoel de Oliveira che, all’epoca, aveva 104 anni.

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