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Addio a Jerry Lewis, genio della comicità «Picchiatello» che si fece regista

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(Olycom)


3' di lettura

È morto a 91 anni l’attore e regista americano Jerry Lewis. Il «Picchiatello», così era soprannominato l’artista per via di uno dei personaggi più noti che aveva interpretato, diceva che «bisogna essere matti per fare il comico» e lui aveva iniziato a 5 anni quando si era accorto che la gente rideva alle sue battute. Ma Jerry Lewis, uno dei comici più rivoluzionari del dopoguerra, era nonostante tutto diventato un monumento e i suoi 90 anni, giusto il 16 marzo del 2016, erano stati celebrati con una retrospettiva al MoMa di New York e una reunion con Martin Scorsese al Museum the Moving Image. Ora, dopo una morte varie volte annunciata come una fake news, Hollywood Reporter e Variety confermano che Jerry Lewis, con all’attivo una quarantina di film come attore, una decina da regista, tanta tv, è scomparso davvero a Las Vegas a 91 anni per cause naturali.

Jerry Lewis: Picchiatello se ne è andato

Jerry Lewis: Picchiatello se ne è andato

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Lewis nacque il 16 marzo del 1926 a Newark, periferia della Grande Mela da genitori attori di Vaudeville, russi di origine ebraica, radici che gli fecero abbandonare presto la scuola, quando fu espulso dal collegio dove era iscritto per aver picchiato un insegnante che parlava male degli ebrei. Erano gli anni che precedevano la Seconda Guerra Mondiale, che evitò grazie ad un’otite che gli aveva perforato il timpano. Fu uno dei tanti lavoretti occasionali di quegli anni a lanciarlo nel mondo dello spettacolo.

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La «maschera» che divenne attore
Iniziò come maschera in un cinema-teatro di Brooklyn e i suoi brevi sketch fra il primo e secondo tempo furono subito notati. La sua prima tourné risale al 1944 e due anni dopo nasce il sodalizio con Dino Crocetti, il cantante e attore italo-americano che prenderà il nome artistico di Dean Martin.

Il successo del duo fu immediato, da una parte il fascino di Martin, dall’altra la comicità sgraziata di Lewis. Insieme girarono 16 film fra i quali Attente ai marinai! (1952), Morti di paura (1953), Il nipote picchiatello (1955), forse titolo di maggior successo cui Lewis ha legato il proprio nome, Artisti e modelle (1955) e Hollywood o morte! (1956). Fu proprio nel 1956 che il sodalizio si ruppe e dopo un periodo meno brillante, per il comico iniziò la carriera di «total filmaker»: risale al 1960 il suo primo film da attore e regista, Un ragazzo tuttofare. Poi vennero L’idolo delle donne e Il mattatore di Hollywood (entrambi del 1961), Jerry 8 (1964) e il suo acclamato capolavoro, Le folli notti del dottor Jerryll (1963).

L’«invenzione» del video assist
Inventò anche una tecnica di lavoro sul set. Dal momento che quasi tutti i suoi sketch erano improvvisati, Lewis-regista aveva bisogno di controllare immediatamente il lavoro fatto. Fu lui dunque a portare sul set la tecnica del video assist, che utilizzava monitor per vedere il girato in tempo reale. La tecnica è ancora oggi abitualmente usata sul set. Osannato sui Cahiers du Cinema dalla critica francese, Lewis nel 1970 diresse Scusi, dov’è il fronte?, che ottenne un clamoroso successo in Francia ma fu snobbato in patria, determinandone la parabola discendente.

Un comico politicamente scorretto
Nonostante i problemi fisici, l’artista ha vissuto gli ultimi anni da arzillo vecchietto. Aveva subito l’impianto di quattro bypass coronarici e era stato operato di cancro alla prostata. Soffriva anche di diabete e fibrosi polmonare ma a Las Vegas, dove viveva con la seconda moglie, ha tenuto fino all’ultimo spettacoli dal vivo e seminari sul buonumore.
Vincitore di Golden Globe, Bafta e del Leone d’oro alla carriera a Venezia, nel 1999, Lewis nel 2009 ha ottenuto dall’Academy il Jean Hersholt Humanitarian Award ma mai nessun Oscar per i suoi film. Numerose sono state anche le polemiche che lo hanno riguardato. Criticato dalle associazioni dei disabili per qualle gag che ricordavano troppo le movenze delle persone affette da distrofia muscolare, fece anche scalpore in televisione per i suoi epiteti contro i gay. Una volta si scagliò anche contro la donne comiche: per lui - così disse provocatoriamente - le esponenti del gentil sesso erano soprattutto «macchine sforna bambini». Subì anche una denuncia per porto abusivo d’armi, nel 2008 all’aeroporto di Las Vegas, quando fu trovato in possesso di una pistola che sostenne essere un regalo di un fan.

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