a parigi

Addio a Kenzo, il giapponese che ha mescolato l’impensabile (con stile)

Amava i fiori, i motivi animalier e i colori saturi che ha mixato in un liberatorio put-together.Più di vent’anni fa il marchio era stato rilevato dal gruppo Lvmh, ma lo stilista continuava a vivere nella capitale francese dove è morto a 81 anni

di Angelo Flaccavento

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(Afp)

Amava i fiori, i motivi animalier e i colori saturi che ha mixato in un liberatorio put-together.Più di vent’anni fa il marchio era stato rilevato dal gruppo Lvmh, ma lo stilista continuava a vivere nella capitale francese dove è morto a 81 anni


2' di lettura

La notizia della scomparsa di Kenzo Takada - Kenzo per generazioni di uomini e donne che hanno portato i suoi abiti coloratissimi, spontanei, capaci di regalare gioia solo a guardarli - arriva quasi a conclusione della fashion week parigina, in una atmosfera bigia e sbigottita, con i grandi gruppi e le maison generaliste che fanno finta di niente e l'emergenza sanitaria che avanza.

Dalla moda Kenzo era uscito ormai da più di due decenni: nel 1999, sei anni dopo aver venduto il marchio a Lvmh (il cui presidente e ceo Bernard Arnault ha sottolineato «il tono di poetica leggerezza e dolce libertà che Kenzo ha infuso nella moda dagli anni 70») quindi prima di tutta la parabola manageriale (e mercantilista) che ha per sempre cambiato il sistema della moda, anteponendo il marketing e il profitto all'invenzione. Abbandonata la scena, Kenzo si è dedicato alle proprie case e alla casa come ambito creativo, ma non ha mai lanciato strali risentiti contro un mondo, quello della moda, nel quale forse non si riconosceva più.

Lo stilista giapponese Kenzo in una foto di Oliviero Toscani per Elle, 1981

La sua scomparsa è legata alle complicazioni del Covid 19. Con lui se ne va un altro dei grandi: un autore dalla lingua immediata ed energetica, ecumenico nel senso più autentico del termine. Impossibile resistere al suo uso del colore e delle stampe. Kenzo era l'equivalente di un pittore fauve, in versione stilista di moda.

Nato in Giappone nel 1939, è stato il primo creatore nipponico a installarsi a Parigi, diverso dal futurista Issey Miyake, giunto poco dopo di lui, diversissimo dai postatomici Rei Kawakubo e Yohji Yamamoto, che nel 1981 innescarono un'onda d'urto nera, concettuale e pauperista il cui effetto perdura tutt'oggi. Kenzo amava i fiori, i motivi animalier, i colori saturi, che mescolava ad libitum in un liberatorio put-together.

Il suo primo negozio si chiamava, non a caso, Jungle Jap, ed era un incrocio tra figli dei fiori e febbre del sabato sera. Se c'è stato un araldo del multiculturalismo nella moda, quello è stato Kenzo, ed è proprio la sua abilità nel mescolare l'impensabile, abbattendo barriere con suprema libertà e sprezzo dei limiti, a renderlo rilevante, oggi più di allora.

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