lutto a parigi

Addio a Leila Menchari, la «maga» delle vetrine di Hermès

Nata nel 1927 a Tunisi, fino al 2013 ha curato il negozio storico di Faubourg St Honoré e ha avuto decine di allievi e ammiratori

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Nata nel 1927 a Tunisi, fino al 2013 ha curato il negozio storico di Faubourg St Honoré e ha avuto decine di allievi e ammiratori


2' di lettura

Addio a Leila Menchari, direttore artistico delle vetrine della storica boutique Hermès di Parigi, quella al 24 Faubourg St Honoré. Nata a Tunisi nel 1927, entrò in Hermès nel 1961, nell'equipe di decorazione di Annie Beaumel, altro nome storico dell’estetica della maison. Nel 2017 Hermès
le dedicò la mostra al Grand Palais di Parigi “Hermès à tire-d'aile, les Mondes de Leïla Menchari”
, da cui fu tratto l’omonimo catalogo (in francese e inglese), in realtà un vero e proprio libro d’arte, oltre che biografia di una donna eccezionale che ha attraversato due secoli di storia dell’Europa, attraversando i confini tra lusso e arte.

Lo spirito di ogni collezione
A ogni nuova stagione e collezione, Leila Menchari ne interpretava lo spirito con la sua fantasia barocca: tra una vetrina e l’altra, viaggiava in tutto il mondo, alla ricerca di artisti e artigiani, che potessero creare oggetti, belli e originali, adatti a esprimere l'idea che aveva in testa.
Tra gli oggetti da lei commissionati fino al 2013, quando era rimasta responsabile delle vetrine della boutique, una scultura di Bruno Luyckx, che sembra un'onda, voluta per una collezione ispirata al mare (nella foto, una vetrina per la P-E 1995, con una scultura di Christian Renonciat).

Massimo understatement
Nelle vetrine ideata da Leila non c’erano abiti o accessori della collezione che, una volta entrati in boutique, si potessero comprare. Unica (rara) eccezione, una borsa Kelly in materiali strani e rigorosamente non commercializzata (ed è ancora così).

L’addio di Hermès
Nel comunicato sul suo decesso, Hermès la definisce «una donna libera, generosa, risolutamente moderna». Figlia di una delle pioniere del femminismo tunisino, ritornava regolarmente a casa sua, ad Hammamet, dove è morta, nella villa di Violet e Jean Henson, due intellettuali anticonformisti, che Leila conobbe, quando era ancora una bambina. Alla loro morte, i due le regalarono la villa, con un giardino che guarda al mare, una delle tante passioni della Menchari.

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