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Addio al linguista Luca Serianni

Nato a Roma il 30 ottobre 1947, si era formato alla scuola di Arrigo Castellani

di S.Bio.

Ansa

3' di lettura

Nei giorni scorsi la notizia del suo investimento e del suo coma irreversibile: il linguista e filologo Luca Serianni è morto. Professore emerito di storia della lingua italiana dell’Università “La Sapienza” di Roma, dove ha insegnato dal 1980 al 2017, era accademico di grande autorevolezza e fama internazionale nel campo degli studi sul linguaggio poetico e la grammatica storica ed aveva 74 anni.

L’investimento

Nella prima mattina del 18 luglio Serianni è stato travolto da un’auto mentre attraversava le strisce pedonali ad Ostia, sul litorale romano, dove aveva deciso da tempo di abitare. L’annuncio della scomparsa, avvenuta questa mattina alle 9.30, quando i medici hanno constato l’esito piatto dell’elettroencefalogramma, dichiarando la morte cerebrale, è stato dato dalla famiglia che ringrazia “tutti coloro che in questi giorni hanno manifestato il loro affetto”.

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Nato a Roma il 30 ottobre 1947, Luca Serianni si è formato alla scuola di Arrigo Castellani, maestro del “purismo” della lingua italiana, sotto la cui guida si era laureato in Lettere nel 1970 all’Università “La Sapienza” di Roma. Assistente ordinario nel 1973, è stato professore incaricato di Storia della lingua italiana presso le Università di Siena (sede di Arezzo, 1974-75), L’Aquila (1975-76), Messina (dal 1976-77 al 1979-80).

Nel 1980 divenne professore ordinario di Storia della lingua italiana nell’Università di Roma “La Sapienza”, dove ha concluso cinque anni fa la sua prestigiosa carriera accademica, circondato dalla stima e dall’affetto di intere generazioni di studenti e di colleghi. Il suo primo laureato è stato nel 1982 Giuseppe Patota, oggi professore ordinario di Storia della lingua italiana presso l’Università degli Studi di Siena e accademico della Crusca. Serianni era dottore honoris causa dell’Università di Valladolid e di quella di Atene. Nel 2004 ha ricevuto all’Accademia dei Lincei il Premio del Ministro dei Beni culturali del Premio per la Filologia e la Linguistica.

Nel 2006 Serianni venne nominato dall’allora ministro dei Beni culturali presidente di una “Commissione tecnica con il compito di procedere ad un complessivo esame del linguaggio e della terminologia in materia di beni e attività culturali e di elaborare le relative proposte”.

Socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, dell’Accademia della Crusca e dell’Arcadia, della Casa di Dante di Roma, vicepresidente della Società Dante Alighieri, direttore delle riviste “Studi linguistici italiani” e “Studi di lessicografia italiana”, Serianni ha dedicato la sua vita al “culto” della “parola”, scritta e parlata, affermandosi come uno dei più influenti linguisti italiani, autore di numerosi testi sulla grammatica che hanno fatto la storia recente della linguistica. Ha curato, a partire dal 2004, gli aggiornamenti del vocabolario della lingua italiana Devoto-Oli e dall’edizione del 2017 ne è divenuto anche coautore.

Studioso dai vasti interessi di storia linguistica italiana antica e moderna, Serianni ha scritto una fortunata “Grammatica italiana” (Utet), più volte ristampata (anche come Garzantina con il titolo “Italiano” nel 1997) e ha curato, con Pietro Trifone, una “Storia della lingua italiana” in tre volumi (Einaudi, 1993-94). Molto attivo sulla scena culturale, Serianni ha collaborato a lungo con il “Domenicale” del Sole 24 Ore.

Tra i suoi numerosi libri più recenti figurano: “Prima lezione di grammatica” (Laterza 2010), “La lingua poetica italiana. Grammatica e testi” (Carocci, 2009), “L’ora d’italiano” (Laterza, 2010), “Italiano in prosa” (Cesati, 2011), “Leggere, scrivere, argomentare. Prove ragionate di scrittura” (Laterza, 2013). Il suo volume è “Parola di Dante” (Il Mulino, 2021), in cui ha sintetizzato i suoi molti studi lessicografici e filologici sul Sommo Poeta.

La sua ricerca

La sua attività di ricerca ha spaziato in quasi tutti i settori della storia linguistica italiana: dalla grammatica storica alla lingua letteraria, dal Medioevo all'età contemporanea, dalla fonologia al lessico. Particolare attenzione ha costantemente prestato all'accertamento filologico, considerato preliminare e indispensabile per l’analisi linguistica del testo. Ha esordito occupandosi di dialetti toscani medievali (aretino e pratese), con edizione e commento linguistico di testi; ancora alla Toscana è dedicata l'edizione commentata di un trattato del tardo Cinquecento (il Turamino del senese Scipione Bargagli, 1976). Negli anni Ottanta i suoi interessi si sono concentrati nel XIX secolo; ha studiato, tra l'altro, in saggi di varia estensione, la codificazione normativa dei puristi, il linguaggio della medicina, la riforma linguistica manzoniana, il rapporto lingua-dialetto a Roma, con particolare riguardo a Giuseppe Gioacchino Belli, l’espressionismo di Vittorio Imbriani. L'attenzione alla lingua letteraria lo ha portato, dagli anni Novanta, a studiare autori e momenti linguisticamente significativi specie dei secoli XVI-XVIII (rappresentazione dell'oralità nella lingua poetica, Della Casa, Davanzati, Varano, lingua poetica neoclassica, Metastasio, lingua dei libretti ecc.) e del XX secolo (l'ultimo D’Annunzio, Pasolini, Bellonci, Tomasi di Lampedusa, Panzini lessicografo, giornali contemporanei, didattica dell’italiano); particolare attenzione ha dedicato a Carducci poeta e prosatore.

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