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Addio Lucia Bosé: la Miss contesa dai grandi maestri rapita dal coronavirus

La scoprì Visconti, la vollero De Santis, Antonioni, Emmer, i Taviani e Fellini. Reginetta dei rotocalchi, fu fidanzata di Chiari e sposa di Dominguín

di Cristina Battocletti

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Una foto dell’attrice Lucia Bosè nel film “Le ragazze di piazza di Spagna” del 1951 (Italy Photo Press)

La scoprì Visconti, la vollero De Santis, Antonioni, Emmer, i Taviani e Fellini. Reginetta dei rotocalchi, fu fidanzata di Chiari e sposa di Dominguín


2' di lettura

Chissà se se n’è andata con i capelli blu elettrici, che le piaceva portare negli ultimi tempi, Lucia Bosé, attrice dal viso delicato, il corpo atletico e le forme piene, madre di tre figli, Miguel, Lucia e Paola, donna coraggiosa e libera.

Era nata a Milano nel 1931 e se ne è andata il 23 marzo, a 89 anni per una polmonite che il coronavirus ha reso letale, a Segovia nella Spagna che era diventata la sua seconda patria dopo aver sposato il torero Luis Miguel Dominguín.

Era entrata nel mondo del cinema quasi senza volerlo, adocchiata da Luchino Visconti dietro il banco della pasticceria Galli, famosa per i marron glace, dietro al Duomo, in un momento in cui in Italia era tutto possibile. La bellezza timida e per questo ancor più sensuale di Lucia Bosé fu incoronata nel 1947 a Stresa: diventò Miss Italia sbaragliando concorrenti come Gina Lollobrigida e Silvana Mangano, che poi si ritrovò come colleghe sul grande schermo.

Superò il provino per Riso amaro (1949) di Giuseppe De Santis, ma la famiglia di umili origini e piuttosto conservatrice la costrinse a rinunciare al film. De Santis la chiamò l’anno dopo in Non c’è pace tra gli ulivi, nel ruolo di pastorella al fianco di Raf Vallone.

La ragazza di Piazza di Spagna

La ragazza di Piazza di Spagna

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Fu il preludio di una carriera sotto la direzione di grandi registi, da Michelangelo Antonioni a Federico Fellini, da Luciano Emmer ai fratelli Taviani. Da quel 1950 sembra che il grande schermo non possa fare a meno di lei: inizia a lavorare con Antonioni come protagonista in Cronaca di un amore con Remo Girotti e poi tre anni dopo, sempre con il regista ferrarese ne La signora senza camelie (1952). Con Emmer girò Parigi è sempre Parigi (1951) e Le ragazze di piazza di Spagna (1952).

Gli sbandati (1955) di Francesco Maselli in cui è l’operaia Lucia, che si innamora del figlio di una contessa durante i bombardamenti, è tra i 100 film italiani da salvare.

In quel periodo Bosé è anche reginetta dei rotocalchi, prima per il lungo fidanzamento con Walter Chiari e poi per la passionale storia d’amore, coronata con il matrimonio, con il torero Luis Miguel Dominguín, per cui si trasferì per sempre in Spagna. L’amore e la maternità la fecero ritirare brevemente dalle scene a cui ritornerà dopo la rottura. Il legame sentimentale con Dominguín fu infelice, pieno di tradimenti e infedeltà da parte del marito.

Ritorna al cinema con grandi registi, ma con parti secondarie: Sotto il segno dello scorpione dei fratelli Taviani; Metello (1970) di Mauro Bolognini per cui recitò anche in Per le antiche scale (1975); Satyricon (1969) di Federico Fellini. Tra le ultime interpretazioni, Cronaca di una morte annunciata (1987) di Francesco Rosi, L’avaro (1990) di Tonino Cervi, Volevo i pantaloni (1990) di Maurizio Ponzi, Harem Suare, di Ferzan Özpetek (1999), I Viceré (2007)  di Roberto Faenza, nel quale Lucia Bosé interpretò il ruolo di una nobildonna siciliana nel periodo risorgimentale

Amava così tanto gli angeli da riuscire a fondare nella città di Turégano un Museo a loro dedicato con più di ottanta opere di artisti internazionali che li raffigurano.

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