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Addio a Manlio Armellini, anima del Salone del Mobile di Milano

Sotto la sua guida, dal 1965 al 2009, la manifestazione milanese è cresciuta fino a diventare punto di riferimento per il mondo del design e del progetto

2' di lettura

Il padre Tito è entrato nella storia per essere stato – assieme a una dozzina di imprenditori brianzoli – il fondatore nel 1961 del Salone del Mobile di Milano. Lui, Manlio Armellini, entrerà nella storia per aver impresso sotto la sua guida – a partire dal 1965 come segretario generale e poi amministratore delegato di Cosmit – quel passo moderno e internazionale che ancora oggi è il tratto essenziale della manifestazione.

Nato a Porto San Giorgio (Ascoli Piceno) nel 1937, Manlio Armellini è mancato lunedì 16 novembre. Cavaliere di Gran Croce all'Ordine e al Merito della Repubblica Italiana, ha iniziato la sua carriera in Federlegno (oggi FederlegnoArredo, l’associazione di industriale che rappresenta le aziende del settore) proprio negli anni in cui prese vita il Salone del Mobile, che lui stesso contribuì a far decollare a partire dal 1965.

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Sotto la sua guida la manifestazione passa da 97mila a 207.577 metri quadrati di area espositiva, con oltre 300mila operatori professionali, di cui 178mila da 154 Paesi esteri, trasformandosi in un’arma formidabile di visibilità e internazionalizzazione pe rle aziende italiane dell’arredamento, ma anche in un punto di riferimento a livello globale per il mondo del design e del progetto, che oggi attira 400mila visitatori da 186 Paesi.

Una lunga strada, che ha inizio nei padiglioni dell’allora Fiera campionaria Milano (oggi Fieramilanocity) con 328 aziende, tutte italiane, su un’area espositiva di11.860 metri quadrati. I visitatori furono 12.100, di cui 800 dall’estero. Era la risposta degli imprenditori italiani alla fiera di Colonia, all’epoca punto di riferimento per un’industria dell’arredo in grande fermento. Erano gli anni del dopoguerra, della ricostruzione, e la gente aveva bisogno di mobili per le proprie case.

L’Italia aveva una lunga tradizione nel settore, ma rimasta fino ad allora a livello di piccole imprese, talora persino di botteghe artigiane. Fu l’incontro di quel saper fare tradizionale con il fermento di una Milano in rapido sviluppo, dove la cultura del progetto e l’architettura vedevano affacciarsi una nuova generazione di grandi talenti, a dare vita al Salone, che a sua volta ha contribuito, in 60 anni di storia, a fare del design italiano una delle eccellenze del made in Italy nel mondo.

«Con Manlio perdiamo un amico che con la sua tenacia e competenza ha permesso al Salone del Mobile di raggiungere i successi che tutto il mondo ci riconosce – ha commentato il presidente del Salone del Mobile, Claudio Luti –. Ha seguito e gestito accanto agli imprenditori l'evoluzione di una manifestazione che è diventata il più importante evento internazionale non solo per il design, ha attivato progetti culturali che hanno contaminato la città di Milano, ha voluto e creduto nel progetto SaloneSatellite, ha colto i tanti cambiamenti nel tempo rispondendo sempre con soluzioni e innovazioni salvaguardando e rafforzando il marchio Salone che è stata anche la sua casa e la sua vita affiancato dalla moglie Armida. Continuare in questa direzione sarà la nostra migliore dedica a un uomo straordinario che mancherà a tutti noi».

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