Morto a 101 anni

Addio a Marino Golinelli, industriale farmaceutico e filantropo

Negli ultimi anni si era dedicato a iniziative filantropiche, come la costruzione dell’Opificio Golinelli, una cittadella della scienza dedicata soprattutto ai più giovani

di Paolo Bricco

Marino Golinelli (Ansa)

2' di lettura

È possibile essere figlio di contadini, uscire dalla povertà grazie allo studio matto e felicissimo, iscriversi a farmacia all’università, fondare da zero una impresa, farne una multinazionale, diventare uno degli uomini più ricchi e riservati d’Italia, coltivare l’amore per l’arte e il collezionismo, avere sempre l’aria disincantata e l’ammirazione non invidiosa degli amici (e dei concorrenti) e, poi, alla fine di tutto questo, morire a 101 anni?
Sì. È possibile. Con Marino Golinelli ci lascia un pezzo d’Italia.

Un pezzo storico e un pezzo geografico. Perché Golinelli era - è - l’Italia che corre placida e serena – operosa e non tragica, capace di godersi la vita ma senza eccessi da commedia all’italiana – fra San Felice sul Panaro, dove era nato l'11 ottobre 1920, e Bologna: l’Emilia-Romagna che, nel corso del Novecento, è riuscita a evolvere da una società contadina – con pochi strappi e lacerazioni – in una società industriale.

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Di questa società industriale, Golinelli è stato uno dei protagonisti fondando l’Alfa Farmaceutici, poi diventata Alfa Wassermann (con l’acquisizione di Schiapparelli e appunto Wassermann) e quindi Alfasigma (con l’operazione su Sigma-Tau del 2015). L’Italia, dunque, del secolo scorso, che ha sfruttato appieno la globalizzazione degli anni Novanta e della prima decade degli anni Duemila. Un’Italia in cui è stato possibile passare dalla preparazione degli sciroppi degli anni Cinquanta alle cure antitumorali e ai farmaci contro la trombosi. Una diversificazione di prodotti e un sovrapporsi di specializzazioni attuati sia attraverso la crescita interna sia con le politiche di acquisizione.

Golinelli lascia la moglie Paola e il figlio Stefano, che ha la leadership di un gruppo che ha un fatturato intorno al miliardo di euro. La sua è una eredità non soltanto industriale e tecnologica, ma anche civile e comunitaria. In una industria italiana che sta sempre più usando e abusando del feticcio della responsabilità sociale d’impresa, Golinelli ha costruito un percorso di arricchimento significativo e non retorico della propria città, della propria regione, del proprio Paese: prima le Letture Schiapparelli con i Premi Nobel, poi il Life Learning Center (costruito con l’intento educativo di diffondere fra i più giovani il sapere scientifico), quindi l’Opificio Golinelli e insieme ad esso il G-Factor, spazi di grande bellezza e rilevante incontro fra la diffusione della cultura, la cura dei più giovani e l’attivazione di nuove energie imprenditoriali con startup e spinoff.


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