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Addio a Mauro Forghieri, il grande ingegnere che diede a Ferrari 7 titoli Mondiali

(ANSA)

5' di lettura

E’ morto all’età di 87 anni Mauro Forghieri, ingegnere modenese della Ferrari tra il 1959 e il 1984. Progettò vetture che sono state protagoniste in tutti i settori della competizione, dai Campionati Europei della Montagna, alle grandi gare di durata, alla Formula 2, e alle gare Gran Turismo da competizione oltre alla F1.

Sotto la sua direzione tecnica il team di Maranello conquistò sette titoli mondiali costruttori, quattro piloti e 54 successi. La prima vittoria in gara fu in Germania nel 1963 con la Ferrari 156 F1-63 di John Surtees.

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Benedetto Vigna, amministratore delegato di Ferrari, ha aperto la conference call sui conti del terzo trimestre 2022 rivolgendo un ricordo all’ingegnere Mauro Forghieri, scomparso oggi.

«Voglio ricordare con gratitudine Mauro Forghieri», ha detto Vigna, sottolineando il suo ruolo «molto importante» per la Casa di Maranello e «la sua passione e la sua determinazione che hanno seguito la crescita della nostra società». Oggi, ha concluso, «i nostri pensieri e le nostre preghiere vanno alla sua famiglia».

Mauro Forghieri (1935-2022) è stato a lungo un collaboratore del fondatore Enzo Ferrari e responsabile delle corse per la Casa di Maranello che sotto la sua guida ha vinto 7 mondiali costruttori in Formula 1, 4 piloti e 54 Gran Premi.

Con l’addio di Mauro Forghieri, la Ferrari, e il mondo dell’automobilismo, piange uno dei progettisti più prolifici, versatili e vincenti della storia del Cavallino.

Perché “Furia”, come veniva soprannominato l’ingegnere nato a Modena nel 1935 e morto all'età di 87 anni, ha progettato vetture che sono state protagoniste non solo in F1 ma anche in tutti i settori delle competizioni, dalla F2 alle gare di Gran Turismo passando anche per i campionati Europei della Montagna.

Sul finire del 1961, con Maranello in piena fase di ricostruzione dopo il passaggio di Dallara alla Maserati, il “Drake” Enzo Ferrari promosse Forghieri al ruolo di Responsabile del Reparto Tecnico, dedicandosi allo sviluppo delle monoposto di F1 e delle Sport Prototipo. Da lì, il grande salto per un sodalizio che è durato per 22 anni, dal 1962 al 1984, portando gloria e onori alla scuderia di Maranello.

I numeri sintetizzano la sua carriera da vincente: sette titoli mondiali costruttori, quattro piloti e 54 successi. La prima vittoria la conseguì nel 1963 con la Ferrari 156 F1-63 guidata da John Surtees, il primo mondiale l’anno dopo sempre con il pilota britannico alla guida della Ferrari 158. Nel 1968, durante il Gran Premio del Belgio, l’ingegner Forghieri introdusse i primi alettoni in una monoposto di Formula 1, destinati in un breve arco di tempo a rivoluzionare radicalmente la fisionomia di tutte le vetture da corsa.Gli anni Settanta furono quelli della consacrazione.

Progettò le fortunate vetture della serie 312 (le iridate 312 T, T2 e T4) con cambio trasversale, azionate da un propulsore a 12 cilindri “piatto”. Fu una “rivoluzione”. Tra il 1975 e il 1979 quell’invenzione portò alla vittoria di 4 campionati del mondo costruttori di Formula 1 e 3 titoli piloti (con Niki Lauda e Jody Scheckter).

Agli inizi degli anni 80 Forghieri introdusse poi in Ferrari i motori turbocompressi, progettando la serie 126 (126 CK, 126 C2, 126 C3 e 126 C4), con la quale la scuderia si aggiudicò il mondiale costruttori nelle stagioni 1982 e 1983.

«Le leggende durano per sempre. È stato un onore fare la storia insieme. La Ferrari e il mondo del motorsport non ti dimenticheranno mai», è il tributo che gli ha dato la Scuderia Ferrari sul proprio profilo Twitter.

Di motori nel corso della sua carriera da progettista Forghieri ne inventò tanti, dall’8 cilindri a 90°, al 12 cilindri da 60 a 180 gradi, fino al 6 e 12 cilindri sovralimentati. Nel 1984 l’unione con la squadra corse della Rossa si concluse, rassegnò le dimissioni dedicandosi alla progettazione di alcuni prototipi, poi nel 1987 si unì, come responsabile tecnico e membro del consiglio di amministrazione, al team della Lamborghini Engineering.

E nel 1993 divenne direttore tecnico della rinata Bugatti. Ispirò per 30 anni generazioni di giovani e rese un mito la Ferrari.

Il mondo dello sport non lo dimenticherà mai. «Perdiamo un simbolo di capacità e reputazione apprezzato universalmente, un professionista che ha segnato un’epopea fantastica dei motori - è il messaggio di cordoglio del presidente del Coni, Giovanni Malagò - L’Italia e la Ferrari gli devono molto, come tutto il mondo dello sport».

Le reazioni dei vertici del Cavallino

La notizia della scomparsa di Forghieri è stata commentata anche dai vertici del Cavallino.

Questo il ricordo di Piero Ferrari, figlio del “Drake” e vicepresidente di Ferrari: «Quando sono entrato in azienda, nel 1965, condividevo l'ufficio con il Cavalier Giberti, il primo dipendente della Ferrari, e Mauro Forghieri, che era stato assunto qualche anno prima, era nell'ufficio accanto. Ci separavano dieci anni di età e un vetro. Di fatto ci vedevamo tutto il giorno tutti i giorni. Forghieri metteva energia e passione in ogni sua attività. Aveva un carattere sanguigno e ricordo che in più di una di quelle interminabili riunioni di Gestione Sportiva, che iniziavano alla sera e finivano di notte, mi sono trovato a fare da mediatore tra lui e mio padre. Ma so anche che mio padre apprezzava in lui l'instancabile voglia di fare, sapeva che dietro un suo eventuale errore c'era sempre e solo il tentativo di fare di più e meglio, di guardare avanti. È un pezzo della nostra storia che se ne va, un uomo che ha dato molto alla Ferrari e al mondo delle corse in assoluto».

«Oggi è un giorno molto triste per tutti noi della Scuderia Ferrari - ha detto Mattia Binotto, Team Principal & Managing Director Scuderia Ferrari -. Piangiamo la scomparsa di Mauro Forghieri, una delle figure più straordinarie nella nostra storia. Nominato a capo del team a 27 anni, con le sue intuizioni geniali è stato uno degli ultimi ingegneri totali del mondo dell'automobilismo. Mi è capitato di incontrarlo in varie occasioni e ogni volta è stata un'emozione speciale: il suo carisma è rimasto intatto nel tempo. Le sue idee rivoluzionarie, insieme al carattere acceso e alla capacità di essere un grande motivatore, gli hanno permesso di scrivere alcune delle pagine più significative della storia della Ferrari e alimentare come pochi altri il mito del Cavallino Rampante. Mancherà a tutti noi».

A ricordare Forghieri anche Antonello Coletta, Head of Ferrari Attività Sportive GT: «Mauro Forghieri ha ricoperto un ruolo chiave nell'alimentare la storia di Ferrari. Se Enzo Ferrari si definiva un agitatore di uomini, credo si possa dire che Forghieri fosse un agitatore di idee. Un innovatore geniale, capace di elaborare soluzioni tecniche precluse alla maggior parte dei tecnici della sua epoca. Un progettista che sapeva andare oltre il suo ruolo, diventando un punto di riferimento e una fonte di ispirazione per tutte le persone che collaboravano con lui. La sua ecletticità dal punto di vista progettuale, la grande curiosità e voglia di spingersi oltre, gli hanno consegnato un posto nella storia, non solo di Ferrari, ma anche dell'automobilismo sportivo».

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