Il ricordo

Addio a Mundell, il Nobel canadese architetto dell’euro

di Andrea Goldstein e Fabrizio Coricelli

(Reuters)

3' di lettura

Se, come scrisse Keynes, «gli uomini pratici, che si ritengono completamente liberi da ogni influenza intellettuale, sono generalmente schiavi di qualche economista defunto», Robert Mundell ha avuto il raro privilegio di assistere in vita alla traduzione di una sua fondamentale intuizione in una realizzazione politica – e che politica. La teoria dell’Optimum currency area (Oca, o Zona valutaria ottimale) che Mundell presentò 60 anni fa in un articolo sull’«American Economic Review» è stata la base intellettuale su cui si basò il Comitato Delors nel 1989 per redigere il rapporto che diede inizio alla costruzione dell’euro.

Premio Nobel nel 1999, non a caso l’anno di nascita della moneta unica, Mundell è stato soprattutto intellettuale curioso, attratto dalla big picture più che dai sofismi formali. Fu uno dei primi economisti a riconoscere che la crescente integrazione economica del dopoguerra richiedeva una revisione degli strumenti interpretativi tradizionali, che fino ad allora descrivevano economie chiuse. Con la sua enfasi sulla dimensione internazionale delle economie nazionali, Mundell, allievo di Charles Kindleberger al Mit, ha ispirato alcuni tra i più autorevoli economisti contemporanei: da Dornbusch, Frenkel e Mussa, suoi studenti a Chicago, a Calvo e Obstfeld, giovani colleghi alla Columbia.

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Il suo contributo più noto, in parallelo ai lavori del britannico Marcus Fleming, estende all’economia aperta il tradizionale modello Is-Lm. Tale estensione sposta il baricentro dell’analisi dai rapporti commerciali tra Paesi ai movimenti di capitale e al tasso di cambio tra le valute. Ma, come detto, l’influenza di Mundell ha travalicato i confini accademici, dove, quasi paradossalmente, l’interpretazione dominante del modello Mundell-Fleming portò a un consenso sulla superiorità di regimi di cambio flessibili. Se è vero che il modello Mundell-Fleming implica che non è possibile mantenere contemporaneamente cambio fisso, libertà dei movimenti di capitale e politica monetaria indipendente, è altrettanto vero che, con la sua teoria delle zone valutarie ottimali, Mundell propose una visione opposta, basata sulla forma più rigida di cambi fissi (la moneta unica).

Alla stessa stregua, sulla base di un’interpretazione meccanica della teoria di Mundell, è discutibile che l’eurozona sia un’Oca. Scarsa mobilità del lavoro tra Paesi, assenza di una politica fiscale comune di dimensioni credibili, mancanza di un Tesoro che emetta titoli distinti da quelli dei Paesi membri, sono elementi incompatibili con l’Oca. Mundell era consapevole della scarsa mobilità del lavoro all’interno dell’eurozona e fu testimone della crisi del debito sovrano del 2011-12. Ciononostante, l’economista canadese rimase ottimista sull’avvenire della moneta unica, per motivi che in parte sono da ricercare nella cosiddetta versione Mundell II dell’Oca. Alcuni anni dopo la pubblicazione del suo primo pioneristico saggio, Mundell sostenne che la chiave per il successo di un’Oca sta nel favorire l’integrazione finanziaria. Da ciò la convinzione espressa in varie sedi, dopo la crisi del 2008, che la misura fondamentale per porre l’euro su un percorso più stabile e solido fosse la realizzazione dell’unione bancaria europea, condizione necessaria per una pressoché perfetta integrazione finanziaria tra i Paesi dell’euro.

Il verdetto sull’euro è ancora prematuro – e Mundell, per anni di casa a Pechino, avrebbe forse parafrasato Zhou Enlai che disse che 200 anni erano troppo pochi per giudicare la Rivoluzione francese. È più utile riflettere sull’ottimismo di Mundell, che, lungi dal disconoscere i problemi dell’euro, è sempre stato consapevole che la sovranità monetaria nazionale auspicata da molti è più spesso fonte di instabilità e crisi che di protezione dell’economia nazionale da shock esterni.

L’uomo era curioso tanto quanto l’accademico. Da questa attitudine nacque la decisione di trasferirsi a Siena, precisamente a Santa Colomba, frazione del comune di Monteriggioni. Per Mundell questa casa, acquistata nel 1969 e rinnovata coi soldi del Nobel, non fu solo un rifugio da cui godere il paesaggio, l’arte e il buon vino, ma anche luogo dove invitare il fior fiore degli economisti a discutere di temi fondamentali della globalizzazione. Lontano dai riflettori, nella quiete della campagna toscana, Mundell ha così continuato a trasmettere la sua sapienza su temi ancora largamente irrisolti dell’economia internazionale, in primis il miglior regime di tasso di cambio sul quale ha a lungo consigliato le autorità cinesi.

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