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Addio a Paul Volcker: guidò la Fed negli anni ’80 domando l’inflazione

Simbolo di indipendenza, rigore e austerità, ha riscritto le regole del sistema finanziario americano, imponendo nuovi limiti alle attività delle grandi banche, su richiesta del presidente Obama dopo la crisi dei mutui subprime

di Riccardo Barlaam


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Paul Volcker (Afp)

2' di lettura

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
NEW YORK - Paul Adolph Volcker è morto domenica 8 dicembre a New York. Aveva 92 anni. Economista, simbolo di indipendenza delle istituzioni, austero, taciturno, famoso per la sua frugalità, per sessant'anni ha indirizzato la politica economica americana. Ma passerà alla storia per l’ultimo incarico affidatogli da Barack Obama nel 2008 quando a 81 anni divenne presidente del comitato consultivo per la ripresa economica nel 2008, dopo l’ubriacatura della crisi subprime, chiamato a riscrivere le regole del sistema finanziario americano che imposero nuovi limiti alle attività delle grandi banche, da cui è scaturita la normativa– la “Volcker rule” – che da allora ha preso il suo nome e che l’attuale amministrazione sta cercando di abbattere.

La carriera di Volcker è cominciata da funzionario del Dipartimento al Tesoro negli anni Sessanta ai tempi di John F. Kennedy e poi seguita con i presidenti Lyndon Johnson e Richard M. Nixon. Anni durante i quali il giovane economista dai calzini corti e il fumo del sigaro comprato dal droghiere sotto l’angolo ha lottato per cercare di preservare il sistema monetario stabilito dopo la Seconda guerra con gli accordi di Bretton Woods.

Nel corso degli anni la sua reputazione di arbitro super partes è cresciuta tanto che i suoi servigi sono stati richiesti dai presidenti dei due partiti. È stato governatore della Federal Reserve e ha guidato la politica monetaria americana sotto i presidenti Jimmy Carter, democratico, e Ronald Reagan, repubblicano, dall’agosto del 1979 all’agosto 1987. Un periodo difficile, di crisi economica con il rialzo dei prezzi petroliferi, nel quale con le sue scelte impopolari è riuscito a combattere l’elevata inflazione americana, a limitare l’allentamento della regolamentazione finanziaria e lanciare continui allarmi contro la rapida crescita del debito federale che minacciava l’economia della nazione.

La sua guerra all’alta inflazione dopo che Carter lo scelse come presidente della Fed nel 1979 non fu indolore. I consumatori smisero di acquistare case e automobili, milioni di lavoratori persero il lavoro. I costruttori immobiliari infuriati per le case invendute in quelli anni spedivano pezzi di legno o di marmo al quartier generale della Fed a Washington per protesta.

Le sue impopolari politiche di austerità contribuirono a far perdere le elezioni a Carter. Il conservatore Reagan lo confermò alla guida della banca centrale. E Volcker, infine, riuscì a domare l’inflazione. La sua vittoria ha inaugurato una lunga era di indipendenza della banca centrale americana, nella quale i leader di entrambi i partiti politici hanno lasciato tracciare il corso della politica monetaria senza interferenze. Tanto che Ben Bernanke, suo successore nella carica di presidente della Fed dal 2006 al 2014, dopo l’era di Alan Greenspan, con orgoglio conservava nella sua libreria uno dei pezzi di legno che Volcker aveva ricevuto per protesta durante la sua campagna anti-inflazione.

Bernanke dopo la notizia della sua dipartita, ha detto che Paul Volcker è divenuto il simbolo dell’ «indipendenza perché personificava l’idea di dover fare qualcosa di impopolare politicamente ma economicamente necessario».

Riproduzione riservata ©
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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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