Cinema

Addio a Peter Bogdanovich, regista della “New Hollywood”

Il cineasta ottantaduenne aveva al suo attivo film come “L’Ultimo Spettacolo” e “Paper Moon - Luna di Carta”

di Stefano Biolchini e Andrea Chimento

(FilmMagic)

3' di lettura

Se ne è andato a 82 anni uno dei grandi cineasti e critici della New Hollywood: Peter Bogdanovich, regista di film come «L'ultimo spettacolo», «Ma papà ti manda sola?» e «Paper Moon - Luna di Carta», è deceduto nella sua casa di Los Angeles. Nato a Kingston (New York) il 30 luglio 1939, da padre serbo e da madre austriaca di famiglia ebrea, Bogdanovich ha cominciato a studiare recitazione sotto la guida di Stella Adler dell'Actor Studio, per ottenere di lì a poco un incarico come programmatore dei film in proiezione al MoMa di New York.

Da esperto della storia della Settima arte ha collaborato come critico con riviste prestigiose e ha firmato importanti monografie su registi del calibro di Orson Welles, Alfred Hitchcock e Howard Hawks.

Loading...

Nouvelle Vague francese

Amante della Nouvelle Vague francese, entra in contatto con il maestro del B-Movie Roger Corman che lo spinge ad avviarsi alla carriera di regista, diventando uno dei massimi autori della New Hollywood, insieme a nomi come William Friedkin, Brian De Palma, George Lucas, Martin Scorsese, Michael Cimino e Francis Ford Coppola. Grande estimatore della tradizione hollywoodiana degli anni Trenta e Quaranta, i film di Bogdanovich sono caratterizzati da uno stile sobrio e il ricorso alla citazione si rivela originale mezzo espressivo per una riflessione sul recente passato degli Stati Uniti che privilegia la dimensione dell'immaginario cinematografico.

Nel 1968 esordisce dietro la macchina da presa con «Bersagli», un'opera prima realizzata con un basso budget ma con una grande consapevolezza registica: thriller capace di tenere alta la tensione dal primo all'ultimo minuto, «Bersagli» dimostra come la passione per il cinema in veste di storico e critico abbia portato il giovane regista a sviluppare una grande attenzione anche sul versante pratico-artistico.

Gli anni Settanta

Tre anni dopo, oltre ad aver diretto il documentario «Directed By John Ford», firma quello che rimarrà per sempre il suo capolavoro: «L'ultimo spettacolo».Metafora su un cinema in via d'estinzione, il film denota quelli che sono i principali tratti stilistici del cinema di Bogdanovich, incentrato su una grande nostalgia del passato, su un gusto estetico raffinato e su una grande costruzione dei personaggi, principali o secondari che siano.L'amore per il cinema classico hollywoodiano, unito a quel sapore malinconico che hanno molti suoi lungometraggi, trova ancora più spazio nei successivi «Ma papà ti manda sola?» (1972), con Barbra Streisand e Ryan O'Neal, e l'indimenticabile «Paper Moon – Luna di carta» (1973). Quest'ultimo, ambientato negli anni della Grande Depressione, è esplicitamente ispirato al cinema di Frank Capra, un altro dei più importanti maestri del cinema americano del periodo, autore di film come «Accadde una notte» e «L'eterna illusione».Le pellicole più significative di Bogdanovich sono probabilmente concentrate in questi primi anni di carriera, ma il regista proseguì a realizzare diversi lungometraggi negli anni Settanta, a partire da «Daisy Miller» (1974) e «Finalmente arrivò l'amore» (1975), entrambi con protagonista la sua compagna dell'epoca Cybill Shepherd, che segnarono un momento di crisi nella sua poetica che proseguì fino al 1979, anno della riuscita commedia «Saint Jack» (con cui ha vinto il premio Pasinetti alla Mostra di Venezia), a cui seguì l'altrettanto incisiva «E tutti risero…» del 1981.

Dietro la maschera e gli ultimi film

Dopo una breve pausa lontano dal mondo dello spettacolo, nel 1985 torna con uno dei suoi lavori più ricordati: «Dietro la maschera», con Eric Stoltz e Cher.Nel 1990 riprende le atmosfere de «L'ultimo spettacolo» con «Texasville», ma tutta la freschezza del suo cinema della prima metà degli anni Settanta sembra ormai sempre più lontana. Negli anni Novanta – oltre a firmare altri lungometraggi cinematografici come «Rumori fuori scena» e «Quella cosa chiamata amore» – dirige inoltre diversi prodotti televisivi.Da sempre anche attore in numerose pellicole, Bogdanovich nel Nuovo Millennio diventa un importante volto de «I Soprano», vestendo i panni del dottor Kupferberg, serie di cui ha diretto anche un episodio, intitolato «Sentimental Education».Tra i suoi ultimi lavori da regista, si possono certo ricordare la brillante commedia «Tutto può accadere a Broadway» del 2014, con un cast stellare in cui era presente anche la già citata Cybill Shepherd, e «The Great Buster» del 2018, un toccante documentario sulla vita e le opere di una delle massime icone del cinema muto, Buster Keaton, a simboleggiare ancora una volta lo straordinario amore che Bogdanovich ha sempre avuto per la storia del grande schermo.


Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti