nuove elezioni nel 2019

Addio di Pirozzi alla «sua» Amatrice, il sindaco resta in consiglio regionale

di A. Gagliardi e A. Marini


Pirozzi, per una Regione Lazio attenta alle periferie

3' di lettura

Sergio Pirozzi chiude con un anno di anticipo la sua carriera da sindaco di Amatrice (Rieti). Le date, per l’ormai ex sindaco della lista dello “Scarpone” (creata in occasione delle scorse regionali), hanno un significato. E non a caso, la sua uscita di scena coincide con il giorno in cui, nel maggio 2009, scelse di candidarsi alla guida della sua città con la lista “Viva Amatrice viva”, diventando sindaco con il 52,3%. Per essere poi rieletto nel 2014 con la stessa lista e consensi personali in crescita (56%). Nel 2004 era stato eletto consigliere provinciale con Alleanza nazionale.

La rivendicazione del lavoro fatto
L’addio è coinciso con la prima partita inaugurale del nuovo campo da calcio 'Paride Tilesi', rinato sotto i Monti della Laga ventuno mesi dopo la notte dell'agosto 2016 in cui il borgo reatino fu devastato dal sisma. Del resto il calcio per Pirozzi, per ventiquattro anni, ha rappresentato un mestiere, quello dell'allenatore. «Rivendico tutto il lavoro fatto in questi mesi - ha detto Pirozzi parlando ai microfoni di un’emittente radiofonica reatina - a settembre sarà pronta la scuola definitiva, realizzata con i fondi della Ferrari. Nel luglio scorso il segno della ripartenza fu l'apertura del Polo del Gusto. Senza questo - ha concluso Pirozzi - Amatrice sarebbe stata solo casette provvisorie».

Il passaggio di consegne al vicesindaco
Il sindaco ha scelto di restituire la fascia tricolore per fare il consigliere regionale, carica incompatibile con quella di sindaco. Per lui, in vista, c'è la presidenza della commissione che alla Pisana dovrà occuparsi della ricostruzione. Un incarico da consigliere che, per la cronaca, gli dovrebbe garantire tra indennità base e diaria uno stipendio di circa 8mila euro al mese. A fronte di un’indennità di carica di 12mila euro all’anno come sindaco di Amatrice (dato 2015, ultimo disponibile sul sito del Comune). «Non è un abbandono» ha ribadito in una lettera aperta, «ma un ulteriore atto di amore verso la mia terra» dove «resterò per sempre, con la mente e con il cuore». Sarà, vicesindaco Filippo Palombini a prendere il testimone, fino alle elezioni del 2019.

Gli scontri con le istituzioni
Dal 24 agosto di due anni fa, quando una tremenda scossa di terremoto ha praticamente raso al suolo la sua Amatrice, Pirozzi non ha mai smesso di battersi per la rinascita della sua città. In molti casi alzando la voce, come quando si ribellò alla decisione del governo Renzi di tenere a Rieti i funerali delle vittime del sisma e chiese (e ottenne) di celebrare le esequie ad Amatrice. Solo pochi giorni fa ha accusato il nuovo Commissario alla Ricostruzione, Paola De Micheli (Pd), di «essersi vista davvero poco», rimpiangendo l’ex commissario Vasco Errani, «l'unico comunista con cui sono andato d'accordo». E ha attaccato: «La stragrande maggioranza di quello che finora è stato fatto ad Amatrice lo si deve al mondo della solidarietà». Da segnalare però anche l’indagine della procura di Rieti nella quale Pirozzi è indagato per omicidio colposo per il cedimento di uno degli edifici nella cittadina reatina.

La rottura con il centrodestra
Da idolo dei suoi compaesani, visto quasi come un novello Masaniello, “Sergio il Sanguigno” - come è stato soprannominato - è diventato una celebrità, tanto da diventare il più probabile candidato del centrodestra per le regionali del Lazio del 2018. Sostenuto all’inizio da Matteo Salvini e Fratelli d’Italia (sedeva nell’assemblea nazionale del partito di Giorgia Meloni) non è riuscito a far convergere sul suo nome anche Forza Italia. E dopo essere stato scaricato dagli altri partiti di centrodestra – non è stata apprezzata la sua autocandidatura non concordata – che hanno trovato la “quadra” sul nome di Stefano Parisi, non ha voluto a nessun costo fare un passo indietro, malgrado le offerte di un seggio in Parlamento.

Il feudo in provincia di Rieti
Alle regionali in provincia di Rieti (sostenuto da una lista civica) ha ottenuto il 15,2%. Mentre nella sua città ha raccolto il 53% dei consensi. E con il 4,9% totalizzato nell’intera regione ha di fatto contribuito alla sconfitta di Parisi, che con il 31,2% ha ceduto per poche migliaia di voti la vittoria al riconfermato Nicola Zingaretti .

I rapporti difficili con Zingaretti
Con Zingaretti in consiglio regionale non è mai andato d’accordo. Per la mancanza di una maggioranza in consiglio regionale (25 seggi su 51) Zingaretti ha deciso di provare a governare trovando una convergenza su singoli punti programmatici. Con i Cinque stelle, ma anche con le altre opposizioni. Ma a fronte delle aperture del M5s, da Pirozzi sono arrivate solo chiusure, chiedendo, come ha fatto anche Fdi, di sfiduciare il governatore accusato di scarsa attenzione per la sanità nelle aree marginali, per le aree defiscalizzate e la messa in sicurezza dei territori.

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