LOTTA ALL’EVASIONE

Addio al segreto bancario banche svizzere al bivio

di Stefano Elli

(Agf)

3' di lettura

C’era una volta il private banker svizzero. Accoglieva il cliente in salottini lindi e sgombri di carte. Gli consegnava un biglietto da visita privo del logo della Banca (a scanso di perquisizioni al confine). Apriva conti cifrati. Non è più così da tempo. Figuriamoci dal primo ottobre scorso, giorno in cui lo scambio automatico di informazioni tra Italia, Svizzera e altri 98 Paesi (il Crs, Common reporting standard) è diventato operativo. Significa che, dalle 295 banche autorizzate dalla Finma (e dalle 295 Raffeisen) le informazioni inerenti ai clienti italiani (e non) inizieranno a viaggiare. Prima dirette a Berna, all’Ufficio Federale della Contribuzione, poi all’Agenzia delle Entrate, settore internazionale.

Quali contraccolpi stanno subendo le banche elvetiche? Secondo Franco Citterio, direttore dell’Associazione bancaria ticinese, pochi o nessuno: «Il sistema da tempo era pronto a far fronte a questi obblighi (coinvolgono 100 Paesi) – spiega Citterio – Da tempo l’approccio delle nostre banche alla clientela straniera è mutato e la variabile fiscale è diventata una delle più importanti. Alcune banche hanno optato per una selezione di Paesi con cui lavorare, escludendone altri proprio in base alla compatibilità delle normative in vigore». In ogni caso per Citterio l’afflusso di capitali non sarebbe cambiato. «La vera correlazione è quella con gli andamenti delle Borse. Oggi gli asset in Svizzera sono a quota 6000 miliardi di franchi, più o meno gli stessi di dieci anni fa».

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La visione minimalista di Citterio però sembra contraddetta da alcuni dati sul numero degli addetti bancari in Ticino. Quelli ufficiali, forniti dalla stessa Associazione, indicano un calo sia pur contenuto: nel 2006 erano 7.539, passati a 7.069 nel 2013 e a 6.782 nel 2016. Ma circolano anche altre stime che parlano di un calo più drastico. Nel 2018 nel Cantone gli addetti sarebbero circa 5.600. Di certo l’esodo di capitali italiani registrato in Ticino nelle tre edizioni dello scudo fiscale e nelle due Voluntary disclosure non ha aiutato. In totale i capitali riemersi ammontano a 237 miliardi di cui la metà stavano in Svizzera. Impensabile che un’emorragia di questo livello non abbia indebolito un paziente già provato dalle indagini dell’Fbi sul colosso Ubs, dalla vicenda di Hervé Falciani - Hsbc oltre che da altre falle . La dieta in atto negli istituti ticinesi la si vede anche dall’aumento di piccole società di gestione del risparmio e di family office. Spiega Marco Boldrin, ad di Copernicus Asset Management, di Lugano: «I bancari che escono dal sistema stanno aprendo attività individuali a bassi costi di struttura e alta marginalità, puntando agli imprenditori italiani che hanno delocalizzato in Ticino la loro attività». E se le banche di medio cabotaggio faticano a tenere la carena sulla linea di galleggiamento le grosse giostrano sui mercati «magari – continua Boldrin - spostando risorse laddove il mercato è più dinamico».

Sul fronte investigativo sanzionatorio lo scambio di informazioni sarà utile. Con alcuni distinguo. Paolo Bernasconi, ex Procuratore pubblico a Lugano e avvocato conferma: «La massa di informazioni in arrivo dal Fisco svizzero sarà benefica per le casse statali italiane: evasori scoperti, maggiori entrate, ma anche rivelazioni, ancora più preziose, sui nuovi metodi di occultamento del denaro frutto di delitto. Ma - aggiunge Bernasconi - l’albero della Cuccagna è scivoloso: per saperne di più, ossia abbastanza per avere le prove di eventuali reati, saranno necessarie le domande di assistenza al Fisco svizzero. Il che potrebbe trasformarsi in una vera e propria corsa a ostacoli fra i mille cavilli della giurisprudenza federale sviluppatasi in questi ultimi due anni». Un altro tema riguarda la massa dei dati che dovranno essere trasmessi. «Il Fisco federale – continua Bernasconi - è impantanato per smaltire la montagna di domande estere (per oltre 67.000 contribuenti nel 2016 e per oltre 14.000 nel 2017). Finora, dall’Italia, pochissime. Quante ne verranno? Quelle sui neo residenti fuggiti dall’Italia? Quelle penali su banche e professionisti “facilitatori”, sul modello Usa? Quelle per riciclaggio fiscale? Finora nessuna».

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