Il regista americano MORTO a 74 anni

Addio a Tobe Hooper, maestro horror di «Non aprite quella porta» e «Poltergeist»

di Fr.Pr.

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Tobe Hooper (Afp)


2' di lettura

Se ne va all’età di 74 anni Tobe Hooper, regista di classici dell’horror come «Non aprite quella porta» (1974) e «Poltergeist» (1982). La notizia della morte, avvenuta a Sherman Oaks in California, è stata data dal medico legale della contea di Los Angeles. Insieme con Gerorge Romero, John Carpenter e Wes Craven era uno dei quattro «cavalieri dell’apocalisse» horror degli anni Settanta.
Texano di Austin, da insegnante in un college sperimentò il cinema lavorando come cameraman volontario per alcuni documentari indipendenti.
Nel 1969 l’esordio da regista con lo sfortunato «Eggshells», sul cui set strinse

Tobe Hooper, incubi a forma di cinema

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l’amicizia con Kim Henkel che lo indusse a riunire un piccolo gruppo di studenti e appassionati per il cast del suo primo, vero successo, «Non aprite quella porta» («The Texas Chainsaw Massacre»), costato appena 140mila dollari e capace di raccogliere qualcosa come 30 milioni soltanto negli Stati Uniti.

Leatherface e quel classico costato 140mila dollari
Era un classico B-Movie di taglio horror, ispirato alle gesta criminali del serial killer Ed Gein che aveva l’abitudine di indossare maschere fatte con la pelle delle sue vittime e avrebbe poi ispirato il pluripremiato «Silenzio degli innocenti». Rivoluzionaria la formula del falso documentario, destinata a essere parecchio frequentata dal genere di lì in avanti. Come molti frequentatori del genere, Hooper ammise più volte che il suo cinema era strettamente politico e che, il successivo «Poltergeist», prodotto dall’amico e ammiratore Steven Spielberg, mirava a portare nel cuore della famiglia americana la paura dell’ignoto e l’altra faccia di un mondo solo in apparenza perfetto. Attraverso uno strumento demoniaco: la televisione.

La fama dell’autore restò comunque per sempre legata a «Non aprite quella porta» e al mostro Leatherface: nella storia del cinema si contano ben nove episodi della saga tra seguiti, prequel e remake, l’ultimo dei quali in 3D. Da segnalate il team up (un tantino kitsch) con il mostro di «Nightmare» Freddy Kruger apparso in «Freddy’s Nightmares» (1988), serie realizzata per la televisione.

Dopo «Poltergeist» pochi guizzi
Spesso scaricato dai produttori per il carattere intrattabile, Hooper ha firmato altri celebri titoli del genere, da «Invaders from Mars» (1986) a «The Mangler» (1995), ma dopo «Poltergeist» non seppe mai più ripetersi e passò fin troppo presto nel novero dei maestri che si consultano con venerazione ma a cui non si affidano nuovi progetti e budget importanti. L’ultimo lavoro («Djinn») è del 2013. Il suo maggiore successo televisivo fu la trasposizione sul piccolo schermo del romanzo di Stephen King «Salem’s lot», mentre per la musica diresse il video della canzone «Dancing with myself» di Billy Idol. Altro artista poco allineato, altro suo grande fan.

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