frattura al torace

Addio Tour per Nibali, sfortuna ma non solo

di Dario Ceccarelli

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(Afp)


4' di lettura

Sfortuna, ma non solo. Anche superficialità e arroganza di una corsa-monumento sempre più difficile da gestire per le sue gigantesche dimensioni. Non poteva finire in modo peggiore. Addio Tour per Vincenzo Nibali, costretto al ritiro per la frattura della decima vertebra toracica provocata forse dalla collisione con due moto della gendarmeria francese a quattro chilometri dal traguardo dell'Alpe d'Huez, la “Montagna sacra” della Grande Boucle, la vetta che doveva dare il primo responso dopo tre giorni di montagne russe sulle Alpi. Anche se in un video, mostrato dalla Gazzetta, si vede un tifoso che si sporge un po’ troppo verso il corridore e lo urta con una borsa a tracolla.

Un responso secco come una fucilata. Nibali torna a casa dopo 12 tappe. Adieu. Vincenzo dovrà stare a riposo almeno venti giorni. Con una doppia amarezza perché non è facile mollare tutto quando sei ancora in corsa per la maglia gialla o almeno per il podio.

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Alla fine, nonostante la caduta, Nibali riesce ad arrivare al traguardo con 13 secondi di distacco da Geraint Thomas, la maglia gialla, che fa il bis dopo la vittoria della Rosière. Un altro episodio clamoroso, che quasi passa in second' ordine, in una giornata dura e piena di colpi di scena. Conquistare anche l'Alpe d'Huez è un esame di laurea per il gallese che consolida la sua posizione all'interno del Team Sky. Froome, il suo capitano, è quarto, e cede qualche altro secondo in classifica. Ora non sarà facile convincere Thomas a fare un passo indietro a favore del suo principale. «Il leader resta lui», aveva detto alla Rosière restando però sul vago quando gli era stato chiesto se era disposto a sacrificarsi per Froome. «Dipende…», aveva concluso un po' sardonico il gallese, che proprio tonto non è.

Tornando a Nibali, incredibile il suo recupero dopo la caduta. Un recupero dovuto all'orgoglio, certo, ma anche alla sportività degli altri big che, per aspettarlo, occupano per intero uno dei 21 tornati della salita. Sono Froome, Dumoulin e Thomas ormai pronti per l'assalto finale. C'è anche Roman Bardet, ma il francese scatta prima non capendo bene il gesto di far play promosso dai colleghi nei confronti di Nibali che poi ricostruisce così l'incidente.

«Eravamo a circa 4 chilometri dalla vetta. Pronti per l'attacco finale. Davanti a me c'era proprio Bardet con qualche secondo di vantaggio. La strada si stringeva e i fumogeni dei tifosi impedivano di vedere bene. Quando Froome è scattato, l'ho seguito, ma la strada si è ristretta e sono andato giù. Non so quale moto mi abbia toccato. Peccato, perchè ci credevo. Mi sentivo bene, avevo già fatto un attacco qualche chilometro prima per tastare il polso agli altri Purtroppo sono cose che possono accadere quando c'è tanto gente e la strada, prima del traguardo, si restringe per le transenne». Un video, di cui parla la Gazzetta dello Sport, farebbe però vedere un tifoso con una macchina fotografica che si sporge un po’ troppo verso il corridore e lo urta con una borsa a tracolla.

Nibali non è corridore da polemiche sconsiderate. Prima di parlare preferisce sbollire la rabbia, capire bene cosa sia successo. C'è anche un elemento di sfortuna, di “guigne” come dicono i francesi. È evidente però che questo incidente getta pesanti ombre su una corsa che, proprio per le sue dimensioni, non riesce più a tutelare adeguatamente la sicurezza dei corridori e anche di tutta la carovana.

Va ricordato infatti che il Tour muove ogni giorno quasi 6 mila persone, tra corridori, giornalisti, addetti all'organizzazione e alla carovana pubblicitaria. In questa edizione, dalla prima tappa fino a Parigi, si prevedono sulle strade almeno 12 milioni di persone. Per la sicurezza sono stati predisposti circa 30mila agenti, ma più interessati alla prevenzione di attacchi terroristici, o comunque di gesti di sconsiderati, che alla tutela dei corridori. Ci vuole invece gente esperta, rodata, che conosce i meccanismi di una macchina organizzativa così complessa. Spesso molti poliziotti non sanno neppure cosa fare o come muoversi. Allontano gli addetti, e lasciano passare i tifosi anche nei punti più pericolosi. La stessa salita dell'Alpe d'Huez, con i suoi famosi 21 tornanti, è uno stadio in ebollizione. Una bolgia che fa paura per chi deve pedalare tra due ali di folla che si stringono sempre di più. Con tifosi, spesso ubriachi, che spingono i corridori o gli buttano in faccia secchiate d'acqua per “rinfrescarli”. Si fa molto folclore sul pubblico del ciclismo, chiudendo tutti e due gli occhi quando esagera nelle sue manifestazioni d'entusiasmo. La passione sportiva è cosa ben diversa dalle mattanate di energumeni che credono di poter fare la qualunque per farsi notare.

E ora? Cosa succede nella corsa? Succede che Geraint Thomas, questo gallese di 33 anni con un ottimo passato da pistard (2 ori olimpici e 3 volte iridato nel quartetto), mette un altro robusto pilastro nella costruzione del suo personalissimo Tour. Difficile ora capire quali scenari si aprano. Potrebbe succedere quello che è accaduto nel Tour del 2012, quando proprio Froome si permise il reato di lesa maestà nei confronti di Wiggins. Oppure, visto che Thomas è molto amico del suo capitano, che tutto rientri prima di Parigi visto che mancano ancora il Massiccio Centrale e i Pirenei. Vedremo. Comunque, che sia Thomas o sia Froome, a comandare è sempre Sky.

Con il ritiro di Nibali, tra l'altro, le cose diventano più facili per gli Invincibili. Vincenzo era un osso duro, un percolo costante per la sua imprevedibilità. Ora la concorrenza si riduce. Dumoulin, pur arrivato secondo, è quasi a due minuti dalla maglia gialla. L'olandese tiene, ma non morde.

Poi si scende. Lo slovacco Roglic, sempre attivo ora occupa la quarta posizione con 2 minuti e 46”di ritardo. Bardet, il beniamino dei francesi, è staccato di oltre tre minuti. Infine va registrata l'uscita di scena di Nairo Quintana. Il colombiano proprio non va. I gradi di capitano della Movistar vanno quindi a Mikel Landa, comunque settimo. Bravo, ma non in grado di fare la differenza. Insomma, il Tour è sempre più sintonizzato su Sky.

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