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Addio a Vivienne Westwood, la gran dama della moda britannica

La stilista, fra le più influenti del Novecento, è morta oggi nella sua casa settecentesca di Clapham, a sud di Londra, «in pace e circondata dalla sua famiglia».

di Chiara Beghelli

Vivienne Westwood

2' di lettura

«Vivienne, we love you»: con queste parole si chiude la nota con cui Andreas Kronthaler, suo compagno di vita e di creatività, ha annunciato la morte di Vivienne Westwood, stilista che ha scritto la storia della moda britannica. Westwood aveva 81 anni, ed è morta nella sua casa settecentesca di Clapham, a sud di Londra, «in pace e circondata dalla sua famiglia».

«Vivienne - si legge nella commossa nota - ha continuato a fare le cose che amava, fino all’ultimo, disegnare, lavorare sulla sua arte, scrivere il suo libro e cambiare il mondo per il meglio. Ha avuto una vita incredibile. La sua innovazione e il suo impatto sugli ultimi 60 anni è stato immenso e continuerà nel futuro». La nota ricorda anche la passione con cui soprattutto negli ultimi anni Vivienne Westwood aveva condotto la sua battaglia per la sostenibilità: «Vivienne è stata sempre dalla parte della giustizia e ha lavorato per salvare il mondo. Poco prima di spirare ha detto «Julian Assange è un eroe ed è stato trattato in maniera atroce dal governo britannico» e «Il capitalismo è un crimine. È alla radice di guerre, cambiamento climatico e corruzione».

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Addio a Vivienne Westwood, simbolo della moda britannica

Addio a Vivienne Westwood, simbolo della moda britannica

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Alla fine di quest’anno Vivienne Westwood aveva fondato, insieme ai figli e alla nipote, la The Vivienne Foundation, una ong pensata per proteggere e far proseguire la sua eredità, politica e nella moda, che sarà ufficialmente lanciata nel corso del 2023.

La stilista era nata, come Vivienne Swire, l’8 aprile del 1941 a Twintwistle, nel Derbyshire, da una famiglia di operai, con cui si era trasferita nel 1958 a nord di Londra. Dopo aver seguito dei corsi di arte orafa, aveva lanciato la sua prima collezione di gioielli e aveva sposato Derek Westwood. Ma fu l’incontro con il produttore e cantante Malcolm McLaren (fondatore dei Sex Pistols) a segnare la sua vita, che altrimenti sarebbe stata quella di un’insegnante di scuola primaria, per cui aveva conseguito il diploma: con lui nel 1973 aprì il negozio Let it Rock, indirizzo simbolo del movimento punk a Londra, da dove sarebbe iniziata la sua rivoluzione culturale attraverso la moda, poi tradotta nel suo marchio eponimo, apprezzato e diventato ben presto un marchio globale grazie al suo “New Romanticism”.

Nel 1989 Wwd la inserì nella lista dei sei più importanti stilisti del Novecento, unica donna insieme a Giorgio Armani, Karl Lagerfeld e Yves Saint Laurent. Ma la sua creatività è andata, appunto, ben oltre la moda: il suo impegno politico negli anni ha preso forma di sostegno a cause ambientaliste, animaliste, di supporto alla lotta contro l’Aids e a ong come Peta e Oxfam. Per protestare contro le politiche energetiche di David Cameron, allora premier, portò un carro armato bianco davanti alla sua casa. Nel 1992 la regina Elisabetta II la nominò Ufficiale dell’Ordine dell’impero britannico, titolo che nel 2007 salì di grado a Dama dell’impero.


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