Cinema

Addio a William Hurt, grande premio Oscar per «Il bacio della donna ragno»

Si è spento all'età di 71 anni il divo degli anni Ottanta, protagonista di film come «Stati di allucinazione» e «Brivido caldo»

di Stefano Biolchini e Andrea Chimento

(AFP)

4' di lettura

Espressione compassata e tratti gentili, recitazione sommessa di lampi e di sorrisi contenuti, sguardi fissi d’enigma: è scomparso William Hurt, uno dei volti e più grandi divi degli anni Ottanta. L'annuncio della scomparsa è stato dato da suo figlio in una nota in cui ha scritto che è morto pacificamente in famiglia, per cause naturali, proprio una settimana prima del suo 72esimo compleanno. In passato all'attore era stato diagnosticato un cancro alla prostata.

William Hurt, addio ad un grande attore elegante e discreto

William Hurt, addio ad un grande attore elegante e discreto

Photogallery21 foto

Visualizza

«Stati di allucinazione» di Ken Russell

Dopo aver studiato recitazione ed essere apparso in alcune serie tv di fine anni Settanta, l'esordio sul grande schermo dimostra come fosse un vero e proprio predestinato: il suo primo ruolo per il cinema è subito da protagonista, in un vero e proprio cult come «Stati di allucinazione» di Ken Russell. Uscito nel 1980, il film è un esordio davvero memorabile, in cui Hurt interpreta un ricercatore interessato agli effetti della deprivazione sensoriale, ottenuta tramite l'immersione in una vasca.Solo l'anno successivo Hurt viene chiamato da altri due importantissimi registi americani, che sanciscono il suo status di interprete tra i più richiesti del momento: Peter Yates per il film «Uno scomodo testimone», in cui recita accanto a Sigourney Weaver, e Lawrence Kasdan per «Brivido caldo», un neo-noir in cui è semplicemente memorabile, così come è indimenticabile anche la sua partner Kathleen Turner.

Loading...

«Il grande freddo»

In questi anni lavora inoltre per la televisione, con film come «All the Way Home» di Delbert Mann e «A Midsummer Night's Dream» di Emile Ardolino, ma sarà poi ancora Lawrence Kasdan a offrirgli un'altra parte fondamentale per la sua carriera: nel 1983 è infatti tra gli interpreti del cult corale «Il grande freddo», insieme a nomi come Glenn Close, Tom Berenger, Jeff Goldblum e Kevin Kline.Dello stesso anno è anche «Gorky Park», thriller poliziesco diretto da Michael Apted.

L'Oscar come miglior attore protagonista

Una grande svolta nella sua carriera arriva nel 1985 quando recita ne «Il bacio della donna ragno» di Hector Babenco: per la sua toccante interpretazione di Luis Molina, omosessuale che condivideva la cella con un prigioniero politico, viene premiato al Festival di Cannes e ottiene l'Oscar come miglior attore protagonista, oltre a numerosi altri riconoscimenti (tra cui un David di Donatello).Da quel momento diventa anche uno dei beniamini dell'Academy, tanto da avere altre due nomination di fila nei due anni successivi: la prima per il drammatico «Figli di un Dio minore» (1986) di Randa Haines, la seconda per il più leggero «Dentro la notizia» (1987) di James L. Brooks.

In conclusione di un decennio in cui davvero non ha praticamente sbagliato alcun ruolo si segnalano due film del 1988: il poco riuscito «Il grande odio» di Gregory Nava e, ben più rilevante, il notevole «Turista per caso», diretto ancora una volta da Lawrence Kasdan, con cui tornerà poi a recitare due anni dopo con «Ti amerò… fino ad ammazzarti».

Gli anni Novanta

Gli anni Novanta si aprono sulla falsariga del decennio precedente: viene chiamato da registi importantissimi come Woody Allen, che lo vuole accanto a Mia Farrow in «Alice» (1990), o Wim Wenders per «Fino alla fine del mondo» (1991), dove regala uno dei ruoli più difficili della sua carriera.Il suo animo timido e gentile lo porta spesso a essere richiamato dagli stessi registi: oltre al già citato Kasdan, si può segnalare anche Randa Haines per «Un medico, un uomo».

A dimostrazione della sua versatilità, in questi anni attraversa generi sempre diversi, passando dall'impegnato «La peste» (1992) di Luis Puenzo (tratto da Camus) al giallo «Confidenze ad uno sconosciuto» (1995), fino al cinema in costume con «Jane Eyre» (1995) di Roberto Zeffirelli, alla commedia sentimentale con «Un divano a New York» (1996) di Chantal Akerman accanto a Juliette Binoche, al thriller di «Prove d'accusa» (1997) o alla fantascienza di «Lost In Space» (1998).All'interno del decennio vanno poi menzionati a parte anche due altri cult: «Smoke» (1995) di Wayne Wang e scritto da Paul Auster, in cui recita con un altro grande nome come Harvey Keitel, e «Dark City» (1998) di Alex Proyas.

Gli ultimi grandi ruoli e l'ultima nomination agli Oscar

A cavallo tra i due secoli, ci sono anche diverse prove in film fortemente dimenticabili, ma Steven Spielberg lo sceglie per «A.I. – Intelligenza artificiale» (2001) in un ruolo secondario ma ugualmente capace di mostrare ancora una volta il suo talento.Ancora più significativa, però, è la sua ottima prova in un bellissimo lungometraggio come «The Village» (2004) di M. Night Shyamalan, un horror ricco di spunti di grande profondità sull'America del post-11 settembre.L'anno successivo, torna definitivamente sulla cresta dell'onda con il memorabile «A History of Violence» di David Cronenberg, che lo porta a ottenere la sua quarta e ultima nomination agli Oscar.In seguito, lo ricordiamo come padre del protagonista di «Into the Wild» (2007) di Sean Penn o in piccoli ruoli in film ad alto budget come «Robin Hood» (2010) di Ridley Scott o diversi lungometraggi Marvel nei panni di Thaddeus Ross, da «L'incredibile Hulk» del 2008 a «Black Widow» del 2021.


Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti